Roberto Cerè: “Il mio impegno al servizio dei bambini sieropositivi africani”

Giugno 8, 2019 di Francoise Rolles

Dal 16 al 20 ottobre, i principali riflettori saranno puntati su Leadership Academy, un evento di 5 giorni intensivi che si terrà a Montecarlo con ospiti di eccellenza assoluta, i cui ricavati saranno destinati alla realizzazione di un orfanotrofio per bambini sieropositivi nella città di Pangani, in Tanzania. Talky ha incontrato l’artefice di questa attesissima iniziativa, Roberto Cerè, che è uno dei mental-coach più importanti e apprezzati a livello mondiale.

Dottor Cerè, qual è la sfida professionale più complessa con cui si è trovato a fare i conti in questi anni?
Solitamente la tipologia di clienti che si rivolgono a me sono professionisti di alto profilo che hanno responsabilità critiche nella catena del comando. Le loro esigenze sono rivolte a governare il livello di stress e la capacità di prendere decisioni in condizioni esasperate. Questa è la base di partenza, già complessa di per sé. La mia attività parte quindi da un’ingaggio, un accordo dove il cliente (solitamente un top del suo settore) vuole diventare ancora più capace e veloce in quello che già sa fare molto bene. Mi è capitato di lavorare per periodi prolungati (anni) per la Scuderia Ferrari, per i reparti di intervento speciale, per i reparti di terapia intensiva. Tutte situazioni e ambienti dove i protagonisti non hanno molto tempo per analizzare gli scenari nei quali devono prendere decisioni che possono impattare un campionato o la vita di una persona. Allenare questi individui è di per sé già una sfida straordinaria. Devo dire che sono un privilegiato: lavorare al fianco dei numeri uno ti porta a pensare e ragionare da numero uno.

Qual è il primo passo che compie quando deve elaborare una strategia per un suo cliente?
Inizialmente prendo in considerazione quelli che sono gli attori coinvolti. Per assicurarmi di tenere presente ognuna delle persone che verranno impattate dalla strategia è necessario scrivere una lista. Per ognuna delle tipologie di persone nella lista individuo quelle che sono le paure, le ambizioni e le obiezioni che potrebbero avere. A questo punto conosciamo a chi ci rivolgiamo, quali sono le loro aspettative, preoccupazioni e delusioni e disegniamo la nostra strategia in modo da soddisfare pienamente gli interessi di ognuno degli attori coinvolti, inclusi gli interessi del protagonista dell’azione. Questo approccio, che può sembrare semplice, richiede invece molta sensibilità e preparazione, e in vent’anni di professione ha sempre portato al traguardo tutti i miei clienti, con grandi successi.

Quali sono i freni, sociali, ambientali, interiori, che più di frequente, rallentano il nostro desiderio di cambiamento?
Le persone sono rallentate da tre fattori principali:

  1. la paura di fallire (quindi la paura del giudizio);
  2. le cattive abitudini o le cattive frequentazioni;
  3. aspettare l’ispirazione. La paura di fallire può prende alla gola ogni persona che cerchi di fare qualcosa di nuovo, di grandioso. È normale avere paura di sbagliare, di cadere e di non sapere se ci si rialzerà più. È invece ingiusto rimanere paralizzati da questa paura. Se parli con imprenditori di successo scoprirai che hanno dovuto superare dure prove. Momenti della loro vita dove tutto sembrava remare contro. Dove tutto sembrava perso. Ma loro che cosa hanno fatto? Hanno trovato una via d’uscita, e chi non l’ha trovata se l’è creata.
    Poi ci sono le cattive abitudini o le cattive frequentazioni: le cattive abitudini portano a vivere nell’ipnosi di ripetere gli stessi comportamenti, giorno dopo giorno, aspettandosi però risultati diversi. Fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi è la definizione di pazzia.
    Mentre le cattive frequentazioni riguardano tutte quelle amicizie o relazioni che non sono di stimolo ma da freno. Noi siamo influenzati da chi frequentiamo e da ciò che leggiamo. Fra cinque anni ognuno di noi sarà il prodotto di ciò che avrà letto e delle persone che avrà frequentato.
    Infine c’è l’ultimo aspetto che ci impedisce di cambiare e di avanzare speditamente: aspettare l’ispirazione. Molte persone non agiscono fino a quando non hanno l’ispirazione, ma molto spesso è troppo tardi. Le persone di maggior successo sono mosse dalle azioni e non dalla loro ispirazione. L’ispirazione non serve per iniziare un cambiamento ma per portarlo a termine.

Quali sono i fattori che ci fanno capire di aver operato davvero un cambiamento reale e duraturo?
Ci accorgiamo dell’avvenuto cambiamento quando sono gli altri ad accorgersene per noi. Quando gli altri ci chiedono come abbiamo fatto a diventare ciò che siamo diventati. Ci sono quattro fasi nel ciclo di un cambiamento sostenibile:

  1. La fase di incapacità inconscia: non sappiamo di non sapere. Ad esempio: un aborigeno che vive nella foresta non sa di non sapere guidare l’auto, per il fatto che non ha mai visto un’automobile. Per cui è incapace di guidare e non si rende nemmeno conto di esserlo.
  2. La fase di incapacità conscia: l’aborigeno va in città, si accorge dell’esistenza delle automobili e si domanda come mai lui non sia in grado di guidarle.
  3. La fase di capacità conscia: l’aborigeno va a scuola guida e inizia a far le prime manovre, ma per farle deve essere completamente concentrato in quello che fa.
  4. La fase di capacità inconscia: questa è l’ultima fase dove l’aborigeno guida l’auto mentre parla al cellulare, mangia una pizza e pensa ai fatti suoi. E gli altri aborigeni, stupiti, gli chiedono: “ma come fai a farlo?”

Esiste una “ricetta” per il successo? Quali sono gli ingredienti indispensabili per raggiungerlo?
Ognuno può raggiungere ciò che vuole nella vita, se esistono tre fattori:

  1. deve volerlo intensamente;
  2. deve conoscere le giuste strategie;
  3. deve applicarle.
    Questo vuol dire che per avere successo, innanzi tutto, bisogna volerlo. Può sembrare scontato ma spesso le persone auto-sabotano la propria vita senza nemmeno rendersene conto. Per cui, la voglia di vincere deve superare la paura di perdere. E questo ci serve per scendere dal letto.
    A questo punto dobbiamo sapere quale strada prendere e come percorrerla, ci servono le giuste strategie. Durante la fase di definizione della strategia può essere utile chiedersi tre cose: quali competenze, quali persone e quali strumenti ho bisogno per raggiungere i miei obiettivi? Capacità, relazioni e strumenti – sono l’inventario giusto da fare prima di partire con una nuova impresa, personale o professionale.
    In ultima fase dobbiamo applicare le strategie individuate. Può sembrare banale ma molte persone, pur sapendo che cosa vogliono, come ottenerlo, non agiscono! Non fanno ciò che dovrebbero e potrebbero fare. Perché? Per paura di nuove responsabilità, per paura del cambiamento, per paura di soffrire.
    Questo dimostra nuovamente che ognuno di noi è responsabile della vita che vive e che vivrà. Dopotutto il destino non è regolato dalle stelle, ma da come pensiamo, parliamo e agiamo.

Qual è stata la richiesta più curiosa e bizzarra che le è stata presentata da un cliente?
Ne ricordo una in particolare: un architetto molto quotato (un archistar) mi chiese di iniziare un ciclo di sessioni di coaching con la sua signora in modo che lui fosse certo di avere del tempo “libero”. Non ho mai indagato su come e con chi utilizzasse quel tempo libero…

Aiutare il prossimo è una costante missione della sua vita. Una missione che esplica anche attraverso la beneficenza. A proposito di beneficenza, c’è un appuntamento importante a cui lei si dedicherà a ottobre a Montecarlo. Ci spiega bene di che cosa si tratta?
Un evento strepitoso di cinque giornate intense dove prenderò per mano i partecipanti e li guiderò a guardare il proprio business da una nuova prospettiva. In modo da diventare ancora più capaci, credibili, autorevoli e profittevoli. A insegnare con me ci saranno dei big dell’industria e della leadership: l’ad di Mattel, l’ad di Mediolanum Assicurazioni, il direttore di Prenatal, il campione del mondo di F1 con la Scuderia Ferrari, un Generale 4 stelle. Un team straordinario tutto dedicato a chi verrà a Montecarlo dal 16 al 20 ottobre. L’aspetto veramente emozionante è che questa edizione è tutta destinata alla beneficenza per la costruzione dell’orfanotrofio MICAP Village a Pangani, in Tanzania. Che ospiterà 200 bambini sieropositivi. Un progetto che ho fortemente voluto e che l’anno scorso ha visto il suo avvio con l’acquisto del terreno e la costituzione della Fondazione MICAP for Children ONLUS. Per cui, che dire se non: iscrivetevi alla Leadership Academy perché quest’anno potete accedere a questo evento mondiale con una piccola donazione, nulla più!
Questo è il sito dove scoprire più info e per iscriversi: https://www.leadershipacademymicap.com/
Grazie per avermelo chiesto e aver dedicato dello spazio in questa intervista, a questo appuntamento etico.

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