Papa Francesco – Un uomo di parola: incontro con Wim Wenders “il Papa mi ha regalato il finale perfetto”

Ottobre 4, 2018 di Roberto Leofrigio

Papa Francesco – Un uomo di parola  è il film- documentario che sarà in sala dal 4 al 7 ottobre . Un ritratto del Pontefice attraverso le sue parole, le sue scelta emblematica del nome.

Papa Francesco – Un uomo di parola. Contattato da monsignor Dario Edoardo Viganò, l’ex prefetto delle comunicazione al Vaticano, con una lettera nel lontano 2013, dove si gli si chiedeva se fosse interessato a realizzare un film documentario sul pontefice che era stato da poco eletto, il regista Wim Wenders ha presentato alla stampa (dopo la premiere di Cannes)  l’ennesima opera che va ad aggiungersi ai suoi ritratti di personaggi, come già fatto per il fotografo Salgado ne Il sale della Terra e per la coreografa Pina Bausch in Pina, ma come lui stesso ha sottolineato un’opera decisamente differente.
Abbiamo incontrato il regista assieme alla stampa romana e attraverso le sue parole si riesce a trarre una idea ancora più precisa e oserei dire confortante sulla figura di Papa Francesco, al redattore che firma questo  pezzo l’onere della domanda più pretenziosa mai fatta ad un regista sul futuro del mondo, una domanda a cui uno dei più bravi e geniali registi del nostro tempo non si è sottratto rispondendo indirettamente perfino per il Santo Padre.
Come è iniziato tutto?
Wim Wenders: “Non conoscevo il suo nome, ma monsignor Viganò mi sono reso conto che aveva studiato e aveva scritto dei libri sul cinema e sapeva bene quello che faceva. Mi ha scritto, abbiamo discusso sul progetto, ma, sinceramente, l’idea di fare un film sul Papa era ancora molto vaga. Non avevamo idee precise, mi ha chiesto di  scriverlo, dirigerlo e produrlo; gli ho risposto di  sì, ma doveva essere una produzione indipendente, non vaticana. Dario Viganò non aveva in mente un film del genere, ma un film come tutti gli altri che avevo realizzato prima“.

E’ vero che lei voleva farsi prete, e inoltre cosa pensa del fatto che il film esca proprio in momento molto delicato per il pontificato a causa degli scandali sulla pedofilia ?
Wim Wenders: “Sono stato cresciuto come cattolico , a sedici anni, ho pensato davvero di entrare in seminario. Da giovane immagini diverse professioni, medico come mio padre, insegnante oppure prete, poi sono arrivati i film e il rock ‘n’ roll,  il 1968. A ventitré anni ho abbandonato la Chiesa e ci sono tornato solo dopo altri venti anni, diventando protestante, anzi, cristiano ecumenico per la precisione.” E aggiunge :“Volevo fosse chiaro che avessero assunto un protestante o, meglio, un cristiano ecumenico che è quello che io mi considero. Ho molti amici nella chiesa cattolica, specialmente francescani e gesuiti. Ho amici ebrei, protestanti, buddisti, musulmani. Hanno assunto un regista che è stato cresciuto cattolico, qualcosa di cui non puoi liberarti -dice sorridendo-. Hanno assunto un uomo  colpito dalla persona del  vescovo di Roma sin dalla scelta del suo nome: Francesco. Ero come voi davanti alla tv ed è stata la prima cosa che mi ha colpito, prima ancora di vederlo: chiamarsi così nel XXI secolo era un atto di coraggio, era pronto ad attaccare alcune delle problematiche del nostro tempo: l’ambiente, l’apertura nei confronti delle altre religioni e la povertà. Riguardo il tema della pedofilia, Lui ha chiesto tolleranza zero, e questo gli sta portando grandi problemi dentro la chiesa. Penso che abbia ereditato un problema mostruoso, chi è contro di lui è un conservatore della Chiesa perché lui va troppo oltre la sua idea di trasparenza e tolleranza zero ed è troppo aperto alle altre religioni. Penso sia il Papa perfetto per il 21° secolo, ma non tutti ne sono al corrente o riescono a comprenderlo”.
Quando ha incontrato di persona per la prima volta il Pontefice ?
Wim Wenders :” Mai avrei pensato di incontrarlo di persona. Quando vidi la elezione in tv rimasi molto colpito dalla scelta di quel nome Francesco. Poi nel 2016 ho potuto incontrarlo di persona e mi ha mi ha colpito ancora di più. Se guardi qualcuno negli occhi, non c’è un’altra impressione che dovresti avere, ed è per questo che ho girato il film in modo da permettere a tutti di guardarlo negli occhi. Lui parla a tutti, faccia a faccia. Sapevo che questo Papa sarebbe andato incontro a molte resistenze, ma Io non sono stato assunto dal Vaticano per realizzare questo film, ho parlato di esso soltanto a due persone del Vaticano: Viganò e Stefano D’Agostini del CTV. Il film è rimasto sempre una produzione indipendente.”
Daniele Lucchetti già aveva dedicato un film al Papa, l’aveva visto ?
Wim Wenders : “Sinceramente no, il film l’ho dovuto definire io. Ho chiesto se dovevo fare un film per i cattolici e mi hanno semplicemente detto di fare un film per tutti. Realizzando il documentario mi sono reso conto che Papa Francesco ha l’incredibile capacità di connettersi con le altre persone, penso che Dario Viganò mi abbia chiesto di fare questo perchè attraverso un lungometraggio con lui protagonista questa idea viene resa al meglio. Molto spesso ha chiesto al Vaticano di definire meglio la loro idea, ma loro non so mani intervenuti. Alla fine per me è stato un piacere realizzare il film come volevo con calma senza alcuna censura o richiesta particolare”
Quali sono state le maggior difficoltà nella  realizzazione dell’opera ?
Wim Wenders: ” Confesso di aver passato molti notti insonni a causa di questo film. Mi sono reso conto che era una responsabilità enorme, decisamente una cosa molto diversa rispetto allo girare un film su un vecchio musicista dell’Avana o su una coreografa tedesca. Lo scopo era quello di rendere giustizia alla figura di Papa Francesco, alla sua personalità al suo carattere. Ci sono molte scene che restituiscono in modo semplice l’uomo, come quando racconta delle sue confessioni da giovane prete a Buenos Aires. Ma in particolare nel lungo lavoro di ricerca nell’archivio del CTV, dove ho lavorato in totale libertà, ho trovato questa scena dove il Pontefice chiedeva ad dei giovani genitori se giocavano con il loro figli se perdevano tempo con loro. Ecco quando l’ha detto, ho pensato, questo è la definizione di civilizzazione in pillole: abbiamo perso tante cose, i genitori non perdono tempo con i figli. La tenerezza è una forza, in un periodo in cui tutti i politici parlano di forza, ma non di tenerezza. Quest’uomo è l’unica voce che ha una moralità in questo pianeta, ho capito che dovevo rendere giustizia a un uomo coraggioso che ha voluto chiamarsi Francesco”.

Nella foto Wim Wenders e Ignazio Oliva. Credits by G. Parmi

Lei ha inserito nel film delle scene legate proprio a San Francesco D’Assisi , a quale pellicole del passato si è ispirato e perché ha voluto legare la figura del Santo al Papa.
Wim Wenders:“ Spesso mi hanno chiesto della spiritualità di Papa Francesco, mi hanno fatto notare che parla più spesso di politica, ambiente ed economia. Non parla di Dio così spesso, credo che questo sia profondamente spirituale, non ho mai conosciuto una persona che non avesse paura. La sua assenza di paura è traducibile con la sua spiritualità. La scelta di Francesco D’Assisi che volevo mostrare di essere contemporaneo e sottolineare ancora una volta la scelta di chiamarsi Francesco in questo secolo. Ho compreso che dovevo inserire la figura di San Francesco nel film, ho visto tutti i film dedicati al santo, ma non potevo usare le immagini  di quello di Rossellini e nemmeno quelle con Mickey Rourke, così ho deciso di farlo con un vecchia macchina presa degli anni ’20. Non avevamo molti soldi e, quindi, con due frati, il bravo Ignazio Oliva nei panni dal Santo e questa cinepresa che fa sembrare tutto vecchio, ho realizzato queste scene. Volevo mostrarlo per quella generazione che non è stata cresciuta cattolica, realizzandolo  in modo molto economico”.

Wim Wenders, lei è un testimone del 20°e del 21° attraverso i suoi film, ed ha attraversato tutti i problemi della Terra. Ora che siamo in un momento molto particolare della storia dell’umanità, dove forse dietro l’angolo ci aspetta un futuro catastrofico come quello che abbiamo visto in tanti film hollywoodiani, pensa che il messaggio di Francesco possa davvero cambiare il mondo, crede che forse possiamo farcela, e mi scusi per questo domanda forse troppo pretenziosa
Wim Wenders: ” No lei ha perfettamente ragione, grazie per la domanda. E’ vero siamo ad un punto di non ritorno per il pianeta per tutta l’umanità. E’ un momento decisivo, non si può sbagliare. Io credo che la forza di Francesco sia nel suo ottimismo, anche io sono un’ottimista, guardandolo ho visto un uomo pieno di energia positiva. Io spero che possa arrivare a tutti, ci sono molto capitani che hanno abbandonato la nave, ma Francesco non l’ha fatto: parla di responsabilità non so per la chiesa ma per tutti gli uomini di buona volontà.”

Nel film ci sono alcuni aspetti di questo Papa, che poi sono la sua forza come il suo umorismo come è riuscito a coniugare il tutto, e poi siete rimasti amici, ha il suo numero di cellulare, ha visto il film ?
Wim Wenders: “Confesso di averlo conosciuto solo cinque minuti prima della nostra intervista, mi ha detto che sapeva ci fossi, ma mi anche detto che non aveva visto mai un mio film – sorride -. Questo mi ha totalmente sollevato, potevo iniziare da zero. Ora dopo otto ore di interviste, anche se non ho il suo numero di telefono, credo di conoscerlo bene. Non credo abbia visto il film , io stesso non vedrei mai un film su di me. Riguardo al suo umorismo confesso che al termine delle tre interviste mi ero reso conto che non avevo un finale per il documentario. Ho richiesto una quarta intervista e gli esposto il mio problema su come dare il finale, lui mi ha detto ‘Ci penso io ‘. E così durante l’ultima intervista ad un certo punto ha cambiato completamente argomento parlando di arte e artisti , della preghiera del senso dell’umorismo ed ha salutato in camera con la mano. Io mi sono messo ridere, era il finale perfetto.”

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