Paolo Sorrentino, compleanno: da “La Grande Bellezza” a “Il divo”, 47 anni da Oscar per il regista napoletano

Maggio 31, 2017 di albertodelforno

Paolo Sorrentino compie oggi 47 anni. Per celebrare nel migliore dei modi il suo compleanno, eccovi una top 5 dei migliori film del regista premio oscar con La grande bellezza.
Paolo Sorrentino o si ama o si odia, fiumi di inchiostro e centinaia di tastiere sono state letteralmente distrutte in conversazioni e post inerenti i suoi film; il suo film premiato con l’oscar La grande bellezza, assieme ad Interstellar, uno dei film più “paparazzati” sulla rete. Un regista poliedrico, visionario ed onirico che fa del cinema arte e dell’arte cinema. Per queste sue peculiarità, a volte estranianti il regista è stato spesso incompreso e le masse non sempre hanno apprezzato i suoi film. Odiato e criticato per le sue passioni: la politica, il Napoli e Maradona, il regista si è “estraniato” dalle logiche del cinema italiano diventando vera e propria icona internazionale.
paolo sorrentino
C’è chi lo ama e chi lo odia, non spetta a noi giudicarlo, ma augurargli buon compleanno con la top 5 dei suoi migliori film, rigorosamente in ordine cronologico onde evitare confusione:

L’uomo in più

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Presentato al Festival di Venezia del 2001, il film è l’esordio alla regia del regista napoletano e vede anche l’affacciarsi al cinema di Toni Servillo suo attore feticcio e protagonista di quattro dei suoi sei lungometraggi. Il film porta alla ribalta nazionale Sorrentino che verrà nominato a tre David di Donatello. e a quattro nastri d’argento vincendo quello come miglior regista esordiente.
1980: Antonio Pisapia è un calciatore all’apice della propria carriera mentre Antonio “Tony” Pisapia è un cantante di musica leggera; entrambi sembrano avere il mondo ai loro piedi. Tony cantante è cinico, spavaldo, egocentrico; Antonio calciatore è timido, chiuso, fondamentalmente ingenuo e triste. Il senso di inadeguatezza nell’affrontare la scomparsa del sogno accompagna i due protagonisti, e il fallimento incide la volontà e l’orgoglio. “Mi sono svegliato tardi”, dice Tony Pisapia per giustificare alla figlia la sua assenza dal funerale del padre. Il cantante, che solo pochi anni prima riempiva i teatri, incorso in una brutta vicenda giudiziaria canta ora in una delle scene più cupe, in una piazza gelida e semi vuota. Il calciatore perde l’uso del ginocchio, la squadra, la donna, rimanendo solo con le proprie ossessioni. Quando ha la possibilità di provare a vivere ancora innamorandosi di un’altra donna, rinuncia, decidendo invece di segnare il suo più bell’autogol. Il destino dei due protagonisti si sfiora fino ad incrociarsi, per un attimo, riportando alla memoria un terribile passato. Antonio soccomberà mentre Tony sopravviverà per l’altro. L’unico barlume di speranza risiede nell’ironica scena finale che appare come un riscatto per Tony ma nell’aria, come un monito, aleggia sempre una delle sue ultime battute: che la vita, in fondo, è “‘na strunzata”.

Le conseguenze dell’amore

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Presentato al Festival di Cannes nel 2004 ed in lizza per la Palma d’oro di quella edizione, Le conseguenze dell’amore fu il film della consacrazione del regista napoletano che ricevette numerosi premi nazionali ed internazionali:

  • 5 David di Donatello,  (miglior film, regista, sceneggiatura, attore protagonista e direttore della fotografia,
  • 4 Nastri d’Argento (migliore attore protagonista, attore non protagonista, soggetto e direttore della fotografia),
  • 2 globi d’oro (miglior sceneggiatura, attrice rivelazione)

Titta Di Girolamo (Toni Servillo) è un uomo di 50 anni, che da 8 anni vive una vita grigia e monotona all’interno dell’albergo in cui alloggia a Lugano, in Svizzera. Apparentemente non fa nulla, in realtà “lava” i soldi della mafia. Una donna anonima, che indossa sempre occhiali da sole, due volte a settimana, arriva con una valigia piena di denaro che Titta, grazie alla sua fedina penale pulita, provvede a depositare a suo nome in una banca. Soffre d’insonnia, è separato dalla moglie da 10 anni, ha 3 figli a cui spesso telefona, ma che non gli vogliono parlare. Trascorre le giornate tra la hall e il bar dell’albergo; a volte si concede una passeggiata in città e una visita in un centro commerciale.
Gli unici rarefatti contatti umani che ha sono quelli con il direttore dell’albergo, ogni primo del mese, e con una coppia anziana, ricchi ormai decaduti, con i quali gioca a carte. Molto colto, ma poco propenso al dialogo, non saluta quasi mai la cameriera e spiazza in modo brillante nei colloqui le persone troppo curiose. Da 24 anni, ogni mercoledì mattina alle 10:00, s’inietta una dose di eroina. Una volta all’anno si sottopone ad una procedura di “lavaggio” totale del sangue. Questa sua vita, fatta di azioni rigidamente preordinate, comincia a scomporsi quando inizia a parlare con la giovane barista dell’albergo, Sofia (Olivia Magnani), che da tempo tentava di avere un dialogo con lui. Titta, in un appunto sul suo taccuino, ricorda a se stesso di “non sottovalutare le conseguenze dell’amore”; conseguenze che lo porteranno a ribellarsi al proprio destino di marionetta nelle mani di Cosa Nostra.

Il divo

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Il Divo, fu il primo e importante successo internazionale per Sorrentino. Presentato in concorso al 61° Festival di Cannes, il film si aggiudicò il Gran premio della giuria e ebbe una enorme risonanza internazionale tanto da esser venduto in quasi tutti i paesi europei e anche negli USA venendo candidato persino agli oscar nella categoria “Miglior Trucco”.
Il divo – La spettacolare vita di Giulio Andreotti, questo è il titolo completo che appare all’inizio dle film, deriva da uno dei tanti soprannomi dati al senatore Giulio Andreotti, in questo caso in riferimento al titolo autoimpostosi dall’imperatore romanoGaio Giulio Cesare.

Guerre puniche a parte, mi hanno accusato di tutto quello che è successo in Italia.

Il film aprì un dibattito così forte in Italia tanto che il Senatore Andreotti era sul punto di sporgere querela al regista, ma poi ci fu un nulla di fatto… chissà come mai ?
Il senatore, visto il film in anteprima in una proiezione privata disse: “è molto cattivo, è una mascalzonata, direi. Cerca di rivoltare la realtà facendomi parlare con persone che non ho mai conosciuto”. Alle sue dichiarazioni così il regista Paolo Sorrentino rispose a riguardo: “Andreotti ha reagito in modo stizzito e questo è un buon risultato perché di solito lui è impassibile di fronte a ogni avvenimento. La reazione mi conforta e mi conferma la forza del cinema rispetto ad altri strumenti critici della realtà»
A Roma, all’alba, quando tutti dormono, c’è un uomo che non dorme. Quell’uomo si chiama Giulio Andreotti. Non dorme perché deve lavorare, scrivere libri, fare vita mondana e, in ultima analisi, pregare. Pacato, sornione, imperscrutabile, Andreotti è il potere in Italia da quattro decenni. Agli inizi degli anni novanta, senza arroganza e senza umiltà, immobile e sussurrante, ambiguo e rassicurante, avanza inarrestabile verso il settimo mandato come Presidente del Consiglio. Alla soglia dei settant’anni, Andreotti è un gerontocrate che, equipaggiato come Dio, non teme nessuno e non sa cosa sia il timore reverenziale. Abituato com’è a vedere questo timore dipinto sul viso di tutti i suoi interlocutori. La sua contentezza è asciutta ed impalpabile. La sua contentezza è il potere. Col quale vive in simbiosi.

La grande bellezza

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La grande bellezza è la consacrazione a livello mondiale di Paolo Sorrentino dopo il mezzo flop ddi This must be the place, film costato 20 milioni di dollari che, con gli incassi, riuscì a malapena a recuperare i costi di realizzo. L’opera summa del regista, presentata anch’essa in concorso alla 66° edizione del Festival di Cannes, fu subito uno dei temi prediletto a critici e cinefili di tutto il mondo e divenne in poco tempo il cavallo di battaglia dell’italia per la corsa all’ambita statuetta. Il film infatti ricevette moltissimi premi nazionali ed internazionali culminati il 3 Marzo con il premio oscar come miglior film straniero.
 

  • 2014 – Premio Oscar
    • Miglior film straniero
  • 2014 – Golden Globe
    • Miglior film straniero
  • 2013 – European Film Award
    • Miglior film a Paolo Sorrentino, Nicola Giuliano e Francesca Cima
    • Miglior regia a Paolo Sorrentino
    • Miglior attore a Toni Servillo
    • Migliore montaggio a Cristiano Travaglioli
  • 2014 – David di Donatello
    • Miglior regia a Paolo Sorrentino
    • Miglior produttore a Nicola Giuliano e Francesca Cima
    • Migliore attore protagonista a Toni Servillo
    • Migliore fotografia a Luca Bigazzi
    • Migliore scenografia a Stefania Cella
    • Migliori costumi a Daniela Ciancio
    • Miglior trucco a Maurizio Silvi
    • Migliori acconciature a Aldo Signoretti
    • Migliori effetti speciali a Rodolfo Migliari e Luca Della Grotta
  • 2013 – Nastro d’argento
    • Nastro d’argento speciale a Toni Servillo
    • Migliore attore non protagonista a Carlo Verdone
    • Migliore attrice non protagonista a Sabrina Ferilli
    • Migliore fotografia a Luca Bigazzi
    • Migliore sonoro in presa diretta a Emanuele Cecere
  • 2014 – Ciak d’oro
    • Miglior film a Paolo Sorrentino, Nicola Giuliano e Francesca Cima
    • Miglior attore protagonista a Toni Servillo
    • Miglior attore non protagonista a Carlo Verdone
    • Migliore attrice non protagonista a Sabrina Ferilli
    • Miglior produttore a Nicola Giuliano e Francesca Cima
    • Migliore fotografia a Luca Bigazzi
    • Migliore scenografia a Stefania Cella
    • Migliori costumi a Daniela Ciancio
  • 2014 – British Academy Film Award
    • Miglior film straniero (Italia)
  • 2014 – Premio César
    • Nomination Miglior film straniero (Italia)
  • 2014 – Premio Goya
    • Nomination Miglior film europeo (Italia)
  • 2013 – Festival di Cannes
    • Nomination Palma d’oro a Paolo Sorrentino

grande bellezza
Jep Gambardella è un navigato giornalista di costume e critico teatrale, dal fascino innegabile, impegnato a districarsi tra gli eventi mondani di una Roma così immersa nella bellezza del passato, che tanto più risalta rispetto allo squallore del presente. Cimentatosi in gioventù anche nella scrittura creativa, è autore di una sola opera, L’apparato umano. Nonostante gli apprezzamenti e i premi ricevuti,Gambardella non ha più scritto altri libri, non solo per sua pigrizia, ma soprattutto per un blocco creativo da cui non riesce a uscire. Col tempo, lo scopo della sua esistenza è diventato quello di trasformarsi in “un mondano”, ma non un mondano qualunque, bensì “il re dei mondani”, come lui stesso confessa: «Quando sono arrivato a Roma, a 26 anni, sono precipitato abbastanza presto, quasi senza rendermene conto, in quello che potrebbe essere definito “il vortice della mondanità”. Ma io non volevo essere semplicemente un mondano. Volevo diventare il re dei mondani. E ci sono riuscito. Io non volevo solo partecipare alle feste. Volevo avere il potere di farle fallire».
Roma si offre indifferente e seducente agli occhi meravigliati dei turisti, è estate e la città splende di una bellezza inafferrabile e definitiva. Jep Gambardella ha sessantacinque anni e la sua persona sprigiona un fascino che il tempo non ha potuto scalfire. È un giornalista affermato che si muove tra cultura alta e mondanità in una Roma che non smette di essere un santuario di meraviglia e grandezza.

 

Youth – La giovinezza

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Ultima fatica di Paolo Sorrentino, Youth – la giovinezza è forse il film meno compreso del regista e ancora tutto da scoprire. Con il tempo forse verrà rivalutato ma le interpretazioni dei due protagonisti Harvey Keitel e di Michael Caine sono davvero di grande caratura. Secondo film girato completamente in lingua inglese dal regista napoletano, l’opera è ambientata in Svizzera a davos nel celeberrimo hotel Schatzalp. Anch’essa presentata in concorso al 68° Festival di Cannes, per la pellicola il regista ricevette la candidatura per la Palma d’oro, senza però vincerla. In compenso il film ricevette numerosi premi internazionali tra cui ben 3 European Film Awards

  • 2015 – European Film Awards
    • Miglior film a Paolo Sorrentino
    • Miglior regista a Paolo Sorrentino
    • Miglior attore a Michael Caine
  • 2016 – David di Donatello
    • Miglior colonna sonora a David Lang
    • Migliore canzone originale (Simple Song nº3) a David Lang, interpretata da Sumi Jo
  • 2015 – Nastri d’argento
    • Regista del miglior film a Paolo Sorrentino
    • Migliore fotografia a Luca Bigazzi
    • Migliore montaggio a Cristiano Travaglioli

Fred Ballinger (Michael Caine) e Mick (Harvey Keitel), due vecchi amici, sono in vacanza in un elegante albergo ai piedi delle Alpi in compagnia di Leda, figlia di Fred. Mick, un regista, sta ancora lavorando. Fred, un compositore e direttore d’orchestra, è ora in pensione. Guardano con curiosità e tenerezza alla vita dei loro figli, ancora confusi. Mentre Mick s’impegna per finire la sceneggiatura di quello che immagina sarà il suo ultimo film importante, Fred non ha alcuna intenzione di riprendere la sua carriera musicale. Ma qualcuno vuole a tutti i costi convincerlo a dirigere un concerto a Buckingham Palace, in occasione del compleanno del principe Filippo.
 

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