domenica , 18 Agosto 2019
Pet Sematary: Recensione, remake o reboot

Pet Sematary: Recensione, remake o reboot

Pet Sematary, ci poniamo la domanda fin dal nostro titolo se stiamo parlando di un remake o di un reboot. Il motivo è presto detto, il film del 1989 diretto da Mary Lambert e noto da noi come il Cimitero vivente, veniva tratto dalle pagine di Pet Sematary scritto sei anni prima dal re della paura Stephen King. Questa nuova versione, differente al film precedente, per un particolare che non vogliamo anticiparvi, differisce anche dal romanzo stesso. La domanda è lecita perché il nuovo film diretto da Kevin Kölsch e Dennis Widmyer, sceglie una via interessante, forse per riuscire ad incuriosire anche gli spettatori del precedente film.

Pet Sematary

La versione della Lambert tuttavia aveva un grande pregio, specie nel suo lungo prologo iniziale, quello di creare una delle scene più terribili a cui un genitore con figli non ama affatto vedere al cinema. In questa nuova versione intuiamo quasi subito la medesima scena, dove un colpevole Tir causerà l’innesco dell’horror. Infatti i registi pongono da subito la vicinanza del luogo ad una pericolosa strada frequentata da camionisti, che sicuramente non vanno in trattoria come i nostrani di un noto programma tv.

Nella pellicola troviamo il protagonista Jason Clarke nei panni del Louis Creed, e lo troviamo ancora una volta (come nel film precedente) con la sua famigliola trasferitasi dalla città ad una casa in campagna; dove non solo, affiancato da moglie e i due figli, fa conoscenza con l’anziano Jud (John Lithgow) dal quale viene a sapere che nelle vicinanze si trova un sinistro cimitero per animali.  E come nella versione precedente, il tutto viene costruito su una lunga e lenta attesa fino all’esplosione dell’horror.

Pet Sematary

Un remake ineluttabile

Sarebbe ingeneroso fare una serie di differenze tra questo e l’altro film, cosa in realtà abbiamo già fatto ineluttabilmente (usiamo un termine usato da Thanos per darci un tono) anche perché il distacco temporale è sufficiente per avere un remake nella Hollywood senza idee (che poi esistano tonnellate di romanzi horror da trasporre spiegatelo voi ai produttori).

Alcune sinistre novità comunque in Pet Sematary funzionano bene, dalla fugace e misteriosa presenza di bambini mascherati come animali, alla presenza, assolutamente necessaria e vera star della pellicola ovvero il gatto che per primo tornerà in vita. Qui si fanno riferimenti più diretti ai Wendigo e alle leggende indiane che accompagnano il cimitero e in qualche modo viene data una spiegazione più ampia e spaventosa del luogo, grazie ad un serie di incubi di cui sono vittima i due genitori. Tuttavia la tensione che si cerca non funziona molto e solo quando avremo il coup de theatre, ovvero la morte di un componente della famiglia che nascerà l’horror totale e molto sanguinolento.

Pet Sematary

Nonostante i nostri registi cerchino in qualche modo di distaccarsi dal prototipo del 1989, il risultato non riesce appieno, anzi forse la visione è valida per chi non ha mai visto la versione precedente, e questo porta sempre a riflettere su come ormai il cinema horror cerchi disperatamente di ritrovare una vena ormai persa. Per Pet Sematary , come tanti horror recenti, la vena sembra persa, forse perché superata da filmati di morte in diretta, ben più sconvolgenti di quello di un simpatico gatto zombie che torna miagolando. In fin dei conti tutti quelli che hanno avuto cura di un simpatico felino nella loro vita, sarebbero ben felici di vederlo tornare in vita, anche come zombie.

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