mercoledì , 19 Giugno 2019
Cinema Days a 3 euro, no grazie

Cinema Days a 3 euro, no grazie

Cinema Days, dal 1° al 4 aprile si va al cinema a tre euro. Un incentivo per il pubblico, uno sprone per riscoprire la centralità della sala nell’era di Netflix, un modo per dare una possibilità in più a quei film con minore impatto mediatico di essere scelti da un pubblico generalista. Belle parole, che vanno a braccetto con “questo sarà l’anno del cinema d’estate, finalmente una stagione cinematografica di 12 mesi”. La risposta a tutto questo dovrebbe essere solo una: cinema a tre euro? No, grazie.

Può sembrare impopolare, ma queste giornate promozionali, che si sono ripetute più volte nelle ultime tre stagioni cinematografiche, in forme diverse, non fanno bene al movimento cinematografico italiano. Cinema Days a tre euro vuol dire sicuramente maggiore affluenza di pubblico in giorni da sempre di stanca, come quelli dal lunedì al giovedì. E il pubblico ha sete e fame, di popcorn e bevande gassate, molto meno di cinema.

Lo scorso weekend è stato uno dei più tragici in termini d’incassi di un 2019 già da canna del gas. La prospettiva di poter vedere un film a quasi un terzo del prezzo pieno ha ovviamente ingolosito il pubblico bene informato, che invogliato anche dallo splendido fine settimana di caldo e sole, non ci ha pensato due volte a rinviare le sue visioni durante i Cinema Days. L’unico film che ovviamente non ha subito grossi contraccolpi è stato Dumbo, dato che è difficile uscire la sera con i bambini durante la settimana. Gli altri, a partire da Bentornato, Presidente, hanno avuto performance molto al di sotto delle aspettative. Soldi che non verranno recuperati da quattro giorni di promozione, soprattutto considerando che l’ultimo dei Cinema Days è giovedì, con l’arrivo in sala di Shazam! Il che vuol dire anche per le nuove uscite una partenza piena, ma con pochi soldi, e un quasi certo weekend da suicidio.

Il primo giorno di Cinema Days ha confermato tutto, oltretutto alla luce di una partenza 2019 disastrosa per il box office italiano, la peggiore delle ultime tre stagioni. Nel 2016, guarda caso, c’era Checco Zalone con Quo Vado?, e Perfetti sconosciuti, quindi un anno miracoloso.

L’Italia è il paese europeo con il costo medio del biglietto più basso, ma è vero che è quello con meno facilitazioni per lo spettatore. In Francia e in Regno Unito, per esempio, non servono i Cinema Days, perché le grandi catene di multiplex e multisala propongono delle soluzioni flat mensili per poter andare quanto si vuole e quando si vuole. Cineworld e Odeon in Inghilterra offrono questo servizio per 20 sterline al mese. Ne ho personalmente usufruito per un anno, guardavo anche tre film al giorno al cinema. Il guadagno per la sala arriva dagli introiti del bar, mentre al distributore i soldi che devono arrivare giungono intatti. Per essere tecnici, il biglietto viene di fatto conteggiato a prezzo pieno, ma la differenza tra la percentuale del distributore e il costo intero viene ammortata dall’esercente, attraverso l’abbonamento e le spese accessorie dello spettatore.

In realtà, anche in Italia è possibile avere un Santo Graal cinematografico del genere. Il circuito The Space propone The Space Pass, per 15,90 al mese ingresso illimitato. L’offerta è soprattutto cinema mainstream, con pochi titoli d’autore o di nicchia, quindi dedicata al target specifico dei multiplex. Ma in ogni caso, ben venga, dato che nell’abbonamento mensile sono compresi anche titoli in 3D e uscite evento.

UCI e Circuito Cinema puntano invece sui pacchetti scontati, da acquistare e caricare sulle loro carte fedeltà, CineFans per il primo, Young e Movie Club per il secondo.

Sarebbe bello avere un abbonamento con cui potere andare in qualunque cinema senza limiti, l’All You Can Eat della sala cinematografica. Sì, sarebbe, ma non è sostenibile. Ci ha provato negli Stati Uniti MoviePass, che dopo un anno ha constatato sulla sua pelle quello che tutti avevano predetto: sono ricoperti di debiti e hanno dovuto rimodulare di molto l’offerta e il modello di business.

In ogni caso, i Cinema Days sono in questo momento quello di cui l’industria cinematografica italiana non aveva proprio bisogno. Ma più in generale, l’idea che un prodotto culturale di fatto svenduto è sempre deleteria, soprattutto in un paese in cui l’idea stessa di cultura viene guardata con sospetto dalla nuova classe dirigente e dai suoi seguaci (leggi elettori).

Un film in primo sfruttamento di sala non può valere tre euro, e renderlo ufficiale, sia pure per quattro giorni, oltre a essere una pericolosa ammissione di crisi, è uno svilimento del lavoro di centinaia di persone per ogni singola opera.

I Cinema Days non sono promozione. Sono elemosina. Per chi il cinema lo fa. Ed è inaccettabile.

About Alessandro De Simone

Ex Direttore Editoriale di Talky! Movie. “Scrivo. Per me, per i giornali per cui lavoro. E anche per quelli con cui non lavoro, che pubblicano decine di miei pezzi ogni giorno quando invio loro i comunicati dei miei clienti per cui servo umilmente come ufficio stampa. Oggi mi trovate sfogliando Gioia, Io Donna, L’Espresso, La Gazzetta dello Sport, Rolling Stone e molti altri, su carta e non.”

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