Cannes 2018, Cold War: Recensione del nuovo gioiello di Pawel Pawlikowski

Maggio 19, 2018 di Thomas Cardinali

Dopo Ida il grande ritorno del premio Oscar  Pawel Pawlikowski con l’applauditissimo Cold War, meravigliosa storia d’amore in bianco e nero ambientata nel dopoguerra polacco con una magnetica Joanna Kulig. La recensione dal Festival di Cannes.
C’è una legge non scritta che ad ogni Festival ci sia un capolavoro, o quantomeno un gioiello, ed a questo Tomasz Kot e, soprattutto, Joanna Kulig a cui va un plauso anche per le esibizioni canore e una presenza scenica davvero impressionante.

La locandina del film Cold War

Cold War è diretto con una maestria ed un’eleganza ormai marchio di fabbrica per un regista che mette l’essere umano al centro delle sue opere, facendolo anche risaltare con la ripresa in 4:3 che riduce la presenza dell’ambiente  proprio per porre al centro della scena i protagonisti Wiktor e Kula. I due iniziano come maestro e allieva in un progetto per la ripresa dei canti folkloristici polacchi, salvo poi perdersi immediatamente in un amore tormentato che attraversa tempo e spazio. L’amore narrato da Pawel Pawlikowski e’ quello piu’ puro, appassionato, inspiegabile che travolge gli opposti provocando un’attrazione devastante e a cui e’ impossibile sottrarsi nonostante i protagonisti ci provino spesso con tutte le proprie forze.
Wiktor e Kula faranno innamorare in Cold War come Christain e Satine in Mouling Rouge

La storia si evolve lungo un ellisse spericolata quasi quanto l’amore tra Wiktor e Kula, andando tra gli anni 50′ e 60′, evolvendosi in modo straordinario in base al luogo in cui i due si trovano: proibito in quelli dell’est come la PoloniaJugoslavia e Berlino Est, dolce e appassionato a Parigi. Pawl Pawlikowski sembra quasi a tratti ricalcare lo stile di Ida, da cui prende in prestito l’attrice di contorno Joanna Kulig trasformandola nel sole attorno a quale sviluppare questa appassionante storia d’amore. Il film, nonostante sia lungo soltanto 94′ riesce a spiegare pienamente le vicende dei due protagonisti, anzi stimola lo spettatore con delle chisure minimali con lo schermo nero che permettono all’immaginazione di rendere il film unico in base agli occhi di chi guarda. Le citta’ poi trasmettono, anche grazie a delle musiche diverse, lo stato d’animo dei protagonisti in un’organicita’ davvero sublime.
La meravigliosa Joanna Kulig protagonista di Cold War

Pawlikowski e la sintesi magistrale delle difficolta’ nella Cold War

Pawel Pawlikowski regala una metafora attuale negli anni ’60 della Guerra Fredda come nei tempi moderni, una guerra quella dell’amore che spesso e volentieri vede gli amanti abbandonarsi ad esso soltanto dopo aver fatto di tutto per respingerlo come nel caso di Wiktor e Kula affogando in esso. La cosa piu’ bella di Cold War e’ la capacita’ di rendere comprensibile la difficolta’ portata dalla Guerra Fredda, dal dramma di una impossibilita’ di vivere pienamente i rapporti privati meglio di tanti altri lunghissimi film sentimentali ambientati nel medesimo conflitto. Spesso si dice come la sintesi sia un dono, Cold War e’ il manifesto di come anche un film breve possa essere eccezionale e completo dal punto di vista drammaturgico. Le immagini sono accompagnate da delle musiche organiche, funzionali, che potrebbero quasi parlare senza l’uso dei dialoghi permettendo al messaggio di arrivare intatto perche’ Cold War e’ una di quelle rare pellicole che parla con l’anima.

La meravigliosa scena girata all’interno del bar Eclipse di Parigi in Cold War

La storia in Cold War si evolve in un climax davvero eccezionale, con una cura dei dettagli anche per quanto riguarda le esibizioni canore di Kula. Lo scambio degli sguardi tra i due protagonisti, la continua attrazione magnetica trasportano all’interno della storia dandole ampio respiro e profondita’. Registicamente e’ un film eccezionale, con dei campi lunghi da brividi come quelli di Kula quando si ritrova all’interno dell’Eclipse di Parigi. La storia d’amore di Cold War, che giunge a compimento in un cerchio perfetto li dove era iniziata con un finale d’antologia e’ destinata a diventare un classico per la filmografia polacca e non solo. Wiktor e Kula sono come Romeo e Giulietta, sono come Rick e Ilsa di “Casablanca”, Satine e Christian di “Moulin Rouge”, con la differenza che Pawel Pawlikowski dopo aver spinto i contrasti e l’impossibilita’ dell’amore al massimo permette finalmente ai protagonisti di abbandonarsi ad esso.
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