Alessio Boni: Intervista “La strada di casa è una storia reale, vorrei essere Mr. Facebook” | Video

Settembre 16, 2019 di Anna Chiara Delle Donne

Alessio Boni torna in tv con la nuova stagione de “La Strada di Casa”, noi lo abbiamo incontrato per una lunga intervista in cui ci ha parlato anche dei suoi prossimi progetti e del sogno di portare in tv Mark Zuckerberg.

Alessio Boni torna in tv con la nuova stagione de “La strada di casa 2”. La fortunata serie tv di Rai 1 si prepara al debutto del 17 settembre con la prima inedita puntata. Le vicende della famiglia Morra, anche quest’anno, sono ricche di suspence, segreti e misteri da scoprire. Tra delitti e scomparse, il Thriller capitanato da Boni, Sergio Rubini e Lucrezia Lante della Rovere promette grandi sorprese per i telespettatori.

 

Alessio, parlaci della nuova stagione de “La Strada di Casa”, come cambierà rispetto alla prima?

Alessio Boni:”La seconda stagione de ‘La Strada di casa’ riparte con il sangue, con un assassinio. Fausto, il mio personaggio, non deve cercare qualcosa dentro di sé ma al di fuori, sulle vicende che si snocciolano, su degli indizi. Diventa una sorta di detective perché non riesce a fidarsi della polizia. Insieme a Baldoni, interpretato da Sergio Rubini cercano di capire come mai Irene è scomparsa. Tutta la storia è intervallata da inciampi, sgambetti, ostacoli  che questa famiglia deve superare continuamente”.

Come si sviluppa il personaggio di Fausto, specie per le vicissitudini che deve affrontare?

Alessio Boni: “Quando sparisce Irene, interpretata da Silvia Mazzieri,  gli indizi portano tutti ad un assassinio in quanto si trova del sangue. Ma non si trova il suo cadavere. La ricerca di questo corpo è intervallata dalle varie vicissitudini che devono affrontare Fausto, i figli e sua moglie. Alla fine, questo ingranaggio si conclude per Fausto e si capirà come mai ha questa grande fretta. Ha un dramma interiore che si porta dentro fino alla fine.  Mi piace molto il mio personaggio. La carta vincente di Fausto è quella di essere un uomo normale, che ama la sua famiglia. Emerge il tema dell’agricoltura italiana tramite questa storia.

Ma quale è il segreto di una serie di così grande successo?

Alessio Boni: “Raccontiamo il nostro mondo in questa storia. Fausto potrebbe essere qualsiasi uomo di oggi che ha un’azienda agricola e fa questo lavoro nel modo più onesto possibile, dando lavoro anche ad altre famiglie. La gente si identifica nelle persone normali. Quando si guardano personaggi principeschi o geniali, possono essere magari distanti per i telespettatori. Invece, quando ti identifichi in un personaggio normale, ti senti anche tu protagonista della storia. La Rai mi ha sempre proposto progetti interessanti. I personaggi e i messaggi che trasmettono progetti del genere non si dimenticano”.

Hai fatto diverse parti thriller, cosa ti affascina di questo genere e cosa affascina tanto gli spettatori?

Alessio Boni: “Il thriller mi affascina, mi porta dentro ad una materia che difficilmente una persona vive.  Entri in una dinamica ‘nera’. Il nero fa parte di ognuno di noi, se lo sfrigoli esce fuori. Se non fai l’attore, lasci quel nero lì sedato. C’è una parte di ‘serial killer’ in ognuno di noi, del nero sempre. Quando ti toccano determinate corde, avviene il corto circuito e spesso, non pensavi di aver dentro tante cose. Nelle persone magari più tranquille e serene, ritrovi atti che ti sconvolgono. Questo affascina nel genere thriller, ti tiene incollato alla sedia. Il thriller ti attrae, ti prende e ti porta dentro. Nel thriller c’è la formalità e poi lo sconvolgimento che ti rapisce”.

Come mai interpreti spesso personaggi realmente esistiti, come ad esempio Piaggio?

Alessio Boni: “Perché meritano di essere raccontati, perché hanno fatto qualcosa di straordinario. Guardate Piaggio. Ci trovavamo nel dopo guerra, non ti muovevi bene e serviva un mezzo per farlo velocemente e in modo snello. Ha visto un monopattino e gli è venuto in mente dei motori non bombardati che aveva nel suo stabilimento di Pontedera. Non sono dei motorini, ma erano quelli degli aerei con 98 cm cubici e da lì si inventa una moto per le donne e per i preti, così che riescano ad entrare con la gonna senza alzarla senza far vedere le donne. Ha fatto uno dei brand più riconosciuti nel mondo insieme alla Nutella, alla Lamborghini, alla Ferrari. Perché non ricordarlo? La tv di stato ha la funzione di ricordare davvero le personalità importanti del paese. Ricordare Ambrosoli, Piaggio è importante”.

Quale personaggio vivente vorresti interpretare?

Alessio Boni: “Mi interesserebbe molto raccontare Zuckerberg. Tutta la dinamica di cosa ha scoperto, della sua associazione, dei soldi. Il modo in cui affronta certi processi, il difendersi da solo con la testa di poterlo fare e grande serenità. Lui ha fatto sbagli, ma chiunque li fa. Lui ha sempre avuto in testa la globalizzazione dell’essere umano in modo onesto”.

Dove ti vedremo prossimamente?

Alessio Boni: “Mi rivedrete a teatro in Don Chisciotte, sto preparando Calibro 9 con Tony D’Angelo e Marco Bocci. È un sequel di quello storico. Poi tornerà “La Compagnia del Cigno 2″ che stiamo scrivendo, fortunatamente sono pieno di impegni”.

 

 

 

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