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ERICA PECAR, DAVANTI ALL’OBIETTIVO COME LEI NESSUNO

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Di Gino Morabito

Combattiva, intrepida, determinata, è disposta ad azzardare per ciò che ama. Nel futuro di Erica Pecar il turbinio dell’arte.

Un mondo elettrizzante, libero, creativo, che le appartiene in maniera innata e che la giovanissima modella originaria di Trieste abita incarnando le diverse pose che raccontano di una performer fuori dagli schemi, originale, unica. Davanti all’obiettivo come lei nessuno.

Dai primi selfie alle pose da top.

«Fino a qualche anno fa non amavo farmi fotografare e avevo una bassa autostima. Poi qualcosa è cambiato, ho cominciato a farmi sempre più scatti col cellulare e realizzavo che mi piaceva. Sono partita da semplici selfie fino ad assumere pose ispirate alle top model. Inizialmente mandavo le foto ad alcuni amici fidati o le mostravo ai miei genitori che, vedendomi fortemente motivata, mi incoraggiavano a continuare.»

Nascono collaborazioni con pittori e artisti elaborando progetti sempre più creativi e stravaganti.

«I primi scatti sono stati abbastanza normali, semplici, tipici di molte modelle. Poi ho iniziato a posare più seriamente e mi sono appassionata a tal punto di decidere che, con le mie foto, volevo creare qualcosa di unico, stravagante, diverso da tutto il resto.»

Per Erica Pecar essere fotomodella significa creare arte.

«Significa comunicare nelle foto cose non dette a parole, ed è un modo di raccontare la vita e di elevare il mio spirito.»

Elevare lo spirito e il cuore verso il mistico, il filosofico, l’angelico.

«L’arte costituisce una parte della mia essenza. Non esistono regole né limiti, ma predominano la spontaneità, l’energia, la sensibilità, l’intensità, una grinta indomabile, la ribellione, l’audacia e una voglia immensa di vivere la vita.»

Una diciannovenne che non ama seguire la massa e non ha paura di uscire fuori dagli schemi.

«Voglio essere me stessa: spontanea, energica, estrosa, originale, creativa, libera. Lascio che l’arte mi travolga trasportandomi in mondi ancora nuovi e sconosciuti.»

La definizione di uno stile personale, unico.

«Non ho paura della diversità, della novità, della follia. Amo i folli, quelli che osano cambiare le regole e il mondo. Amo la libertà, i ribelli, perché soltanto loro non si lasciano influenzare dalla massa e dai pregiudizi.»

Per una performer il pudore è un sentimento da combattere.

«Pudore significa trattenere le proprie emozioni, atteggiamenti, pensieri, per paura del giudizio degli altri, di non rientrare negli schemi precostituiti della società. Pudore significa anche provare vergogna nell’esibire il proprio corpo. È un modo di difendersi dalla paura, che ci fa chiudere in noi stessi.»

È preferibile vivere in libertà e rischiare, piuttosto che restare al sicuro nella propria zona di comfort e non vivere.

«La vita mi ha insegnato presto a crescere e già dalla preadolescenza mi sentivo spesso fuori luogo tra i ragazzi della mia età. Capitava che non venissi accettata, addirittura bullizzata, perché vista come diversa.»

Spesso tra i giovani diventa popolare l’atteggiamento di chi, per paura di non essere gradito e compreso, tende a unicizzarsi seguendo le regole della maggioranza.

«Non ho mai condiviso quest’idea! È un atteggiamento che denota insicurezza, mancanza di carattere, immaturità. Se una persona sa chi è e cosa vuole, non ha bisogno dall’approvazione degli altri per sentirsi bene e non deve per forza uniformarsi alla massa.»

Non è stato facile raccontare in famiglia di voler vivere d’arte.

«Comunicare ai miei genitori che ho in mente un futuro azzardato mi è risultato difficile ma, nonostante tutto, sono sempre stati al mio fianco e lo sono tuttora. Ciò che conta per loro è che io sia felice. Poi, se mi avranno definito abbastanza folle e fuori dal comune, sarò davvero entusiasta perché significa che mi avranno realmente compreso.»

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