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La Casa: il rogo del male, meno ironia e tanto splatter

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La Casa: il rogo del male

(a cura di Sara Gentili)

Il nuovo capitolo della saga Evil Dead arriva in sala con un cambio di regia, dietro la macchina da presa c’è Sébastien Vaniček, regista francese già autore di Vermin, lungometraggio d‘esordio presentato a Venezia nel 2023.

La Casa: il rogo del male chiude idealmente la trilogia reboot iniziata con La Casa nel 2013 e proseguita da La Casa: il risveglio del male del 2023, ma la saga funziona ormai in forma antologica e questo capitolo non ha legami narrativi diretti con i precedenti, si può guardare senza aver visto nulla prima. L’unica cosa che gli accomuna sono i Deadite sono i famigerati nemici della saga horror La casa (Evil Dead). Sono gli spiriti demoniaci che possiedono i corpi di umani o animali. Le loro vittime diventano mostri sadici e grotteschi con una forza sovrumana e un’inclinazione per il macabro umorismo nero.

La trama segue Alice (Souheila Yacoub) che, dopo la morte del marito Will, si reca dai suoceri per una sorte di veglia funebre nella loro casa isolata. è proprio in quell’occasione che i demoni, già evocati in precedenza, si manifestano e cominciano a possedere uno dopo l’altro i membri della famiglia.

Rispetto alla trilogia originale di Sam Raimi si perde quasi del tutto l’ironia nera che la caratterizzava, mantenendo invece il gusto per lo splatter più crudo. Una scelta vincente è stata quella di usare pochissimo la CGI e di tornare ai trucchi vecchia scuola, fatto di protesi e trucco artigianale in perfetto stile anni ‘80.

Il problema principale de La Casa: il rogo del male è che la storia fatica a ingranare, nonostante i tentativi di dare peso emotivo alla vicenda, quasi come un film di denuncia sulla violenza domestica, la narrazione non riesce mai davvero a coinvolgere fino in fondo. A salvare la baracca è senza dubbio il personaggio della nonna Polly (Maude Davey) ogni volta che è in scena il film ritrova l’energia.

Nel complesso, un capitolo onesto sul piano tecnico e visivo, ma che lascia il segno sul piano narrativo. Non perdetevi la scena post credit.

 

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