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Prof. Francesco Pira relatore Jeroslaw di un convegno internazionale in Polonia

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“E’ necessario ancorare l’educazione alla dignità inviolabile di ogni persona e allo sviluppo olistico delle capacità cognitive, emotive, etiche e relazionali. Famiglie, educatori e decisori politici devono trasmettere valori che diano priorità all’empatia, al pensiero critico e alla solidarietà”. Lo ha detto il professor Francesco Pira, Associato di Sociologia all’Università di Messina a Jaroslaw (Polonia) nella relazione svolta nella sessione plenaria di cui è stato anche chair del convegno internazionale sul tema “Dalla scuola tradizionale alla scuola innovativa e socialmente impegnata” organizzato dalla professoressa Magda Leżucha, Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Statale di Scienze Applicate. “Bronislaw Markiewicz”.

Il convegno ha visto la presenza di esperti provenienti da tutto il mondo che si sono confrontati lo scorso 21 maggio nell’Auditorium della Biblioteca dell’Università polacca ed hanno presentato gli interessantissimi lavori di ricerca. Tanti gli applausi per il professor Francesco Pira.

“Piattaforme come i social media – ha affermato il prof Francesco Pira – gli ambienti di gioco e le app educative sono diventate i principali agenti di socializzazione. Il concetto di “società piattaforma” di Van Dijck evidenzia come questi sistemi non si limitino a ospitare interazioni—le strutturano attivamente tramite algoritmi. Questo crea tre dinamiche critiche: le relazioni sono filtrate da algoritmi opachi; Il valore sociale è sempre più legato alle metriche di visibilità; e il riconoscimento diventa quantificabile attraverso like e condivisioni. La sfida bioetica è profonda: come educhiamo i bambini in ambienti esplicitamente progettati per massimizzare il coinvolgimento, spesso a scapito del benessere? Le famiglie devono promuovere la consapevolezza delle pratiche di estrazione dei dati e dare potere ai giovani di rivendicare la sovranità digitale—il diritto di controllare la propria impronta digitale”.

Secondo il sociologo: “dobbiamo inquadrare l’IA non solo come un’innovazione tecnica, ma come un cambiamento antropologico che rimodella la cognizione, la comunicazione e i modelli relazionali. Quando l’IA diventa un interlocutore quotidiano o un sistema di supporto alle decisioni, rischiamo di esternalizzare il ragionamento morale e il giudizio critico. L’intuizione di alcuni studiosi sul sovraccarico di informazioni e la scarsità di attenzione è più rilevante che mai. L’istruzione deve dare priorità al coltivare il pensiero autonomo, lo scetticismo verso i suggerimenti algoritmici e un senso di responsabilità personale. Applicare il principio di precauzione significa valutare proattivamente come l’adozione dell’IA oggi potrebbe influenzare l’agenzia umana di domani”.

Giornalista iscritto all'Odg, Fnsi, Ucsi, Ussi, Ugis, Sngci. Un attivista impegnato costantemente in azioni concrete di sensibilizzazione della cultura. Ha partecipato ai festival più esclusivi e importanti al mondo: Sanremo, Taormina, Roma, Venezia, Berlino, Cannes, Hollywood.

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