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Michael, il Biopic del Mito

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Dal 22 aprile 2026  distribuito da Universal Pictures International Italy, Michael si impone come l’ennesimo Biopic, assolutamente necessario. Diretto da Antoine Fuqua, il film cerca si superare il mero resoconto biografico per abbracciare la dimensione del mito pop e le sue implicazioni sull’industria globale.

La sceneggiatura di John Logan,  unisce l’infanzia proletaria a Gary, nell’Indiana, fino all’esplosione planetaria dell’artista. Poco  spazio per le indagini di cronaca o le derive scandalistiche, si è scelto di mostrare l’anatomia spietata di un impero mediatico globale.

L’ascesa del cantante viene raccontata come la costruzione di un vero e proprio ecosistema, in cui l’individuo diventa il primo grande asset geopolitico dell’intrattenimento di massa (anticipando, di fatto, le dinamiche di sorveglianza digitale e controllo dell’immagine tipiche della nostra società iperconnessa). Antoine Fuqua evita la grammatica del compitino biografico,  e ripercorrere le genesi di capolavori epocali come il cortometraggio Thriller, l’opera evidenzia il DNA visivo preso in prestito dall’estetica a fumetti e dall’orrore puro. Trasformare un semplice videoclip in un mini-film di mostri non è stata solo una scelta stilistica, ma un vero e proprio attacco al palinsesto televisivo globale, capace di riprogrammare per sempre le abitudini del pubblico.

Il nucleo nevralgico della pellicola risiede nella performance di Jaafar Jackson. La scelta di far interpretare il ruolo a un membro effettivo della dinastia di famiglia (il nipote) supera l’esigenza della semplice imitazione. Jaafar restituisce la vulnerabile umanità dello zio, muovendosi in scena con una precisione e annulla ogni rischio di caricatura, supportato dall’energia pura del giovanissimo Juliano Valdi, perfetto nel restituire la complessa ingenuità del Michael bambino.

Colman Domingo as Joe Jackson in Michael. Photo Credit: Courtesy of Lionsgate

Il tessuto familiare, vero scacchiere di potenze in conflitto, è presidiato da un monumentale Colman Domingo nel ruolo del patriarca Joe Jackson, una che incarna il rigore spietato dell’industrializzazione americana del dopoguerra e da Nia Long, che conferisce spessore e calore alla figura della madre Katherine. Completano il cast dei personaggi Miles Teller, chirurgico nel ruolo dell’influente avvocato John Branca, e Laura Harrier, che dona il volto alla lungimirante pioniera discografica Suzanne de Passe.

Jaafar Jackson as Michael Jackson in Michael. Photo Credit: Glen Wilson

Dietro la macchina da presa, la regia cerca di restituire l’immagine di Michael  e lo stesso cineasta esplicita la sua intenzione di fondere il piano della realtà con quello della spettacolarizzazione: «Ciò che ti trascina nel mondo di Michael è l’assoluta autenticità di Jaafar». La dichiarazione fotografa la volontà di edificare un’esperienza di immersione sensoriale. La riproduzione maniacale dei live storici, dal palcoscenico del Motown 25 fino all’immensità del Wembley Stadium, diventa un esercizio di manipolazione della memoria collettiva dei fan.

La produzione sotto la supervisione del premio Oscar Graham King assicura una densità scenografica impressionante. La certosina ricostruzione della tenuta di Hayvenhurst, curata dalla designer Barbara Ling, non funge da semplice scenografia, ma ci mostra la fortezza dorata pensata per schermare un individuo cronicamente vulnerabile dalle ingerenze di una stampa morbosa. La perfetta fotografia di Dion Beebe utilizza strumenti ottici specifici per esaltare il dualismo cromatico tra l’oscurità opprimente delle prime mura domestiche e l’implacabile fluorescenza del palcoscenico. I costumi artigianali, supervisionati da Marci Rodgers, replicano fedelmente gli esoscheletri iconici in pelle, cerniere e paillettes, rivelandone la natura di vere e proprie armature moderne.

Il risultato finale è un affresco cinematografico colossale che certifica, con lucida analisi, l’impatto di un creatore capace di riplasmare i codici del linguaggio pop internazionale, allo spettatore resta solo l’attesa del seguito. Film perfetto per i fan, ma utile anche a coloro che conoscevano solo il cantante in modo superficiale.

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