Wild Horse Nine
John Malkovich e i segreti della CIA
Con Wild Horse Nine Martin McDonagh conferma di essere uno dei migliori sceneggiatori della sua generazione, i suoi film sono sempre prodotti di altissima qualità. È una commedia dai toni drammatici, che fa ridere ed emozionare.
Siamo in Cile, nell’estate del 1973, Salvador Allende è al governo e due agenti della CIA, Chris Carlisle (John Malkovich) e Lee Chesterfield (Sam Rockwell), grandi amici, vengono mandati dal loro supervisore M. J. (Steve Buscemi) sull’Isola di Pasqua. Ufficialmente è una vacanza, ma il motivo è ben diverso.
John Malkovich in WILD HORSE NINE. Photo by Searchlight Pictures/Diego Araya Corvalán, Courtesy of Searchlight Pictures. © 2026 Searchlight Pictures. All Rights Reserved.
Se Lee è un tipo silenzioso, Chris è un agente decisamente strano. Ha un carattere impulsivo e schietto, nasconde molti segreti tra qui il suo cancro in stato avanzato. Ma in questa sua fase della vita non riesce proprio a stare zitto, Chris rivela a chiunque e dovunque i segreti della CIA, sia quelli passati ma soprattutto quelli futuri. Mentre i due aspettano l’aereo che li porta sull’isola di Pasqua, Chris parla con due studentesse, Monica (Mariana di Girolamo) e Alicia (Ailín Salas), le avverte che presto ci sarà un colpo di stato. Loro non gli credono e lo prendono per pazzo. La discussione fa innervosire Lee, perché sa che quella è la verità, il golpe cileno è la continuazione dell’Operazione Condor, cioè dell’appoggio americano ai colpi di stato in Sud America.
Giunti sull’isola, Lee e Chris discutendo delle loro carriere, di quello che la CIA li ha costretti a compiere nel corso degli anni. Chris, si rende conto di essere stato una pedina nelle mani di M. J. e di tutto il sistema americano. Lee riferisce tutto a M. J., anche il fatto che Chris è intenzionato a registrare le sue memorie.
La situazione si complica, M. J. è stanco dei capricci di Chris e delle inadempienze di Lee. Non ha ottenuto né le registrazioni, né il fucile da cecchino usato per uccidere JFK, oggetto che rivuole disperatamente distruggere, né Lee ha compiuto la sua vera missione sull’isola. Decide di spronare Lee rapendo sua moglie Marge (Parker Posey).
Anche stavolta Martin McDonagh alza l’asticella. Regia e sceneggiatura sono impeccabili, non sbagliano un colpo. Sono due ore piene di risate e di azione, che sanno anche emozionare e far pensare, senza mai annoiare. In Wild Horse Nine niente è casuale, ogni informazione ha un significato, anche il dettaglio più piccolo. Un esempio è l’aneddoto in cui Chris si ricorda di quando Lee riusciva a mangiare un panino mentre uccideva una persona, con un sangue freddo impressionante. Quel racconto diventa una chiave di volta emotiva nello scontro finale.
John Malkovich and Sam Rockwell in WILD HORSE NINE. Photo by Searchlight Pictures/Diego Araya Corvalán, Courtesy of Searchlight Pictures. © 2026 Searchlight Pictures. All Rights Reserved.
Wild Horse Nine con ironia e intelligenza, parla dell’America di ieri e di oggi, di tutto lo sporco che il potere crea e cerca di coprire, si cita l’omicidio di Kennedy, il golpe del 73. Tutti i personaggi sia i protagonisti che i comprimari sono delineati con cura, unici, irriverenti e originali. John Malkovich è bravissimo ha vinto la Coppa Volpi al festival di Venezia ed è già tra i candidati sicuri ai prossimi Oscar.
Molto forte è il simbolismo dei cavalli che Chris guarda sull’isola, sono la sua vita non vissuta, l’alternativa alla violenza, quella liberta che non ha potuto godere per il peso delle scelte fatte.
Wild Horse Nine Un film profondo e assolutamente da vedere.

Comments