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Ricchi…Da morire – Delitti in famiglia, remake made in USA di Sangue blu (1949) commedia nera britannica

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Ricchi…Da morire – Delitti in famiglia

(a cura di Sara Gentili)

Becket Redfellow (Glen Powell) porta un cognome altisonante, ma nella sua vita non ha mai visto un centesimo della fortuna di famiglia. Sua madre Mary è rimasta incinta a diciotto anni e per questo è stata ripudiata dalla famiglia prima che lui nascesse, Becket è stato condannato a crescere ai margini di un privilegio che gli apparteneva. Mary si ammala e prima di morire lascia al figlio un impegno “Promettimi che non ti arrenderai finché non avrai la vita che ti meriti”. Nonostante erano stati cacciati dalla famiglia non avevano perso il diritto ad ereditare il patrimonio di famiglia. Il nonno (Ed Harris) non aveva tolto nessuno dal testamento.

Peccato che la sua famiglia nonostante il passare degli anni, continua ostinatamente a non morire. Becket decide di dare una mano al destino. Nel mezzo di questa scalata al patrimonio, la sua vita si complica ulteriormente con l’arrivo di due donne: Julia (Margaret Qualley), un amore giovanile che continua a trattarlo che ha sempre fatto, ovvero come un accessorio e Ruth (Jessica Henwick) il suo grande amore. Per un momento, con un lavoro stabile e Ruth al suo fianco, Becket sembra quasi riuscire a costruire una vita degna di quel nome, e senza bisogno di altri omicidi. Ma la promessa fatta alla madre continua a sussurragli all’orecchio e quella voce porterà a conseguenze tragiche.

Il film è un remake di Sangue blu (1949), la celebre commedia nera britannica con un magistrale Alec Guinness, in cui un uomo di umili origini elimina sistematicamente i nobili parenti che lo separano dal titolo. La trasposizione moderna sposta l’ambientazione negli Stati Uniti, sostituendo l’aristocrazia inglese con i ricchi newyorkesi, e trasforma la satira di classe in una riflessione sul dualismo tra ricchezza e privilegio da un lato e esclusione sociale dall’altro. Becket vive nel New Jersey, la sua famiglia di sangue a New York, una distanza geografica che diventa metafora perfetta di quella sociale.

Il problema è che questa versione perde quasi subito il mordente feroce e beffardo che rendeva il film originale un gioiello nel suo genere. La commedia nera richiede un equilibrio sottilissimo tra cinismo e leggerezza, tra orrore e ironia. Qui quell’equilibrio non viene mai davvero raggiunto.

Il peso dell’intera operazione ricade interamente su Glenn Powell e Jessica Henwick. Powell ha carisma da vendere ed è convincente nel tratteggiare un uomo diviso tra amore genuino e ossessione, ma non basta a colmare le lacune di una sceneggiatura che non riesce a essere davvero comica né davvero oscura. Margaret Qualley, nel ruolo di femme fatale interessata esclusivamente al denaro è talmente abbozzata e superficiale da non funzionare come contraltare credibile della Ruth di Jessica Henwick.

Il film funziona meglio quando si concentra sul rapporto tra Becket e Ruth, dove emerge qualcosa di autentico. Gli omicidi mancano di verve, la critica sociale resta in superfice e la conclusione se pur coerente con la storia arriva senza la necessaria carica di cinismo che il genere richiede. Un film che si lascia guardare senza troppe pretese.

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