Sangue d’oro (2026) di Dario Germani è l’esordio nel genere action puro di Dario Germani, regista romano già noto per horror come Antropophagus: Le origini (2024-2025), Antropophagus II e remake/erotici come Emanuelle’s Revenge. In sala 23 marzo 2026, il film mescola azione adrenalinica, elementi thriller e suggestioni sacre/religiose, girato in location internazionali: Roma (con scena iniziale al Vaticano), Manila e Filippine, Bratislava,New York e fino al deserto del Sahara (Nefta, Tunisia).
La Trama in breve (senza spoiler), un commando paramilitare irrompe in una chiesa vaticana per rubare un’ampolla contenente il “sangue di Cristo” (reliquia sacra). Durante uno scalo a Manila, l’ex comandante delle forze speciali Jake Mitchel (Lorenzo Buran) e sua moglie Sofia (Nathalie Rapti Gomez) finiscono coinvolti in un rapimento e in un intrigo internazionale che porta l’azione dalla giungla filippina al deserto. C’è un fanatico religioso/terrorista, inseguimenti, combattimenti corpo a corpo e una corsa contro il tempo per salvare una vita e forse qualcosa di più mistico.
Cast principale: Lorenzo Buran (action hero fisico e credibile, già visto in Assassin Club), Nathalie Rapti Gomez (protagonista femminile determinata), Casper Kabri e Robert Madison in ruoli di supporto.Punti forti
- Scene d’azione: Germani punta sul realismo e sulla fisicità (niente troppi CGI esagerati). Coreografie di combattimento corpo a corpo, inseguimenti in ambienti esotici e sparatorie girate con ritmo serrato. È il primo action vero del regista, e si vede l’impegno: dichiara lui stesso che richiede “almeno il doppio dei tagli” rispetto a un horror, e si nota la cura.
- Ambientazioni internazionali: Il film ha un respiro “globale” che manca a tanti action italiani low-budget. Passare dal Vaticano alla giungla di Manila e al Sahara dà varietà visiva e un feeling da produzioni medio-grandi.
- Tono: Mescola adrenalina con tocchi di sacralità/misticismo senza scadere nel blasfemo esagerato. È action puro ma con un sottotesto.
Punti deboli
- Dialoghi e sceneggiatura: Tipici del cinema di genere italiano indipendente – a volte rigidi, funzionali ma non memorabili. Alcuni passaggi prevedibili.
- Ritmo e montaggio: Essendo esordio action, in certi momenti il ritmo cala tra una sequenza esplosiva e l’altra; non sempre mantiene la tensione costante come un blockbuster hollywoodiano, ma è pur sempre una produzione indipendente
- Budget visibile: Nonostante le location multiple, notevoli per un film indipendente italiano (Halley Pictures/Flat Parioli), resta nel contesto, è ambizioso e dignitoso, un degno prodotto del nostro Made in Italy, che Tarantino ha copiato in passato nel nostro cinema di genere.
Verdetto finale personale: Se cerchi un action italiano fresco, con un regista che torna al cinema di genere “all’italiana” (quello esportabile anni ’70-’80 ma aggiornato), Sangue d’oro è una sorpresa piacevole. Non è perfetto, ma ha cuore, fisicità e location che lo rendono più interessante di tanti action anonimi che trovi su Netflix. Non rimarrete delusi e il cinema è sempre più bello in sala, che su un anonimo laptop.

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