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L’Hangar Rosso, la tragica storia vera degli inizi del golpe in Cile

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L’Hangar Rosso

(a cura di Sara Gentili)

L’Hangar Rosso racconta gli inizi del golpe cileno attraverso gli occhi del capitano Jorge Silva, fedele esecutore degli ordini fino al momento in cui l’obbedienza cieca si scontra con la coscienza.

La sera del 10 settembre 1973 il capitano Jorge Silva (Nicolás Zárate) riceve una telefonata che lo avverte di un imminente golpe dello stato militare, è stato avvertito perché lui tre anni prima aveva salvato il presidente Salvador Allende da un attentato e quindi considerato uno fedele al governo. Ma lui risponde seccamente che è un capitano dell’aeronautica e resterà fedele agli ordini dei suoi superiori, qualunque cosa accada.

Il giorno dopo, c’è il golpe, il generale Augusto Pinochet rovescia il governo, e Silva trova al comando il colonnello Jahn (Marcial Tagle), ufficiale dell’aviazione cilena reintegrato dopo anni di allontanamento e figura di spicco della DINA, la temuta polizia segreta del regime.

Jahn ordina a Silva di trasformare un hangar della base aerea in un centro di detenzione (e tortura), dove verranno portati e interrogati giovani sospettati di attività sovversive, perlopiù studenti. Tra loro ci sono Fernando Villagrán Felipe Agüero, due attivisti catturati. Silva esegue gli ordini senza esitare, anche quando gli viene ordinato di interrogarli per estorcere informazioni, fino a quel momento non si è mai posto domande. Il punto di svolta arriva quando il colonnello Jahn gli ordina di trasferire i prigionieri, ma che durante il tragitto dovrà farli fucilare simulando un tentativo di fuga. È li che Silva comincia davvero a interrogarsi, a percepire una differenza tra obbedire agli ordini e ciò che è giusto fare, l’attimo esatto in cui ognuno deve decidere qual è il limite oltre il quale non è più disposto a spingersi.

Non è la prima volta che la dittatura cilena viene portata sul grande schermo, ricordiamo Missing – Scomparso (1982) di Costa-Gavras o Post Mortem di Pablo Larraín, che parlavano dei primi giorni della dittatura o No – I giorni dell’arcobaleno (2012) sempre di Larraín, candidato all’Oscar, che racconta la campagna pubblicitaria del 1988 che portò alla sconfitta di Pinochet nello storico referendum. L’Hangar Rosso è l’opera prima del regista Juan Pablo Sallato, ha il merito di raccontare un capitolo poco esplorato della dittatura cilena, le prime ore del Golpe, ma dal punto di vista di chi materialmente lo esegue. La storia è tratta dal libro di memorie dello stesso Villagrán, ed è quindi basata su fatti realmente accaduti.

La regia di Sallato è elegante e misurata, si concentra sugli sguardi, sui silenzi, sulle espressioni dei personaggi, lasciando che la tensione scresca dall’interno. La violenza non viene mai mostrata esplicitamente, ma è costantemente percepita, attraverso urla fuori campo, sguardi. Generando un senso di angoscia che si rispecchia nello sguardo sempre più inqueto di Silva.

Tecnicamente L’Hangar Rosso il film è solido e pulito, senza cali di ritmo ne sbavature narrative, va dritto al punto. Una piccola produzione che riesce a essere intensa proprio per la sua sobrietà. Consigliato a chi ama il cinema drammatico di qualità

 

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