Venezia 76: Saturday Fiction, il ritorno di Gong Li / Recensione

Settembre 5, 2019 di Roberto Leofrigio

Saturday Fiction

Venezia 76, presentato in anteprima mondiale il nuovo film di Lou Ye con protagonista la leggendaria Gong Li (vincitrice nel lontano 1992 della Coppa Volpi come miglior attrice nel film La storia di Qiu Ju),  per la quale, possiamo affermare, il tempo sembra non essere passato.

La pellicola è un intenso thriller ambientato  nella Shangai del 1941 ancora divisa in sfere di influenza giapponesi, francesi e inglesi. Siamo ai primi di dicembre  e la celebre Jean Yu torna nella città apparentemente per recitare in Saturday Fiction in teatro diretta dal suo ex amante, ma in realtà il suo compito è quello di scoprire il prossimo obiettivo giapponese, e al tempo stesso cercare di salvare il suo amante.

Saturday Fiction

La pellicola in un discreto bianco e nero che mostra chiaramente i limiti del digitale ,( una resa in pellicola sarebbe stata più efficace), omaggia i film noir francesi e non degli anni’40 , una storia di spie , tradimenti che si mescola anche alla finzione e non di un teatro. Lou Ye dirige con mano ferma i suoi attori dandoci un gradevole  film dal sapore retrò, un pò ingessata la brava Gong Li , nel tentativo anche di nascondere agli spettatori il vero motivo del suo ritorno nella Shangai occupata.

Lou Ye calca molto sul teatro, mischia fiction e realtà e cerca di portarci nel cuore della storia spionistica. Un risultato che riesce a metà, specie per lo spettatore occidentale, il quale in breve già comprende quale è il prossimo obiettivo giapponese che verrà colpito: Pearl Harbour, e che nonostante l’inserimento di tanti personaggi e numerose scene d’azione nel finale non riesce fino a fondo a coinvolgere.

Saturday Fiction

Il risultato è di non sfruttare a fondo tutto il valido cast, che per scelta,  si muove quasi sempre su un set chiuso, come in un teatro e la scelta del bianco nero, omaggio non solo al cinema noir europeo , ma anche a quello cinese non riesce affatto nell’impresa complice l’uso del digitale, come detto prima e una fotografia non proprio perfetta, a regalarci quell’effetto retrò. In conclusione una simpatica pellicola di intrattenimento che uscirà il 7 dicembre in Cina, per ricordare forse agli americani il giorno dell’infamia e l’amicizia con la Cina. In tempi di guerra commerciale con Trump, il cinema cinese cerca a modo suo di essere il nuovo soft-power stile hollywood, ma il risultato è ben lontano e quello che ci resta è solo il commento di invidiose giornaliste, coetanee della Gong Li, che vorrebbero conoscere il segreto dell’eterna giovinezza che l’attrice sembra possedere.

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