Venezia 73: L’Estate addosso, Jovanotti non salva il film di Muccino (Recensione)

Settembre 1, 2016 di Thomas Cardinali

Gabriele Muccino porta a Venezia il suo “L’Estate addosso”, ma la colonna sonora di Jovanotti è la parte “meno peggio” dell’opera con Brando Pacitto, Matilda Lutz, Tayore Frey e Joseph Hard.
Ci sono estati che non si dimenticheranno mai e molto spesso la vacanza maggiormente idealizzata è quella subito dopo la maturità. Lo è anche per Marco e Maria, due ragazzi interpretati da Brando Pacitto di “Braccialetti Rossi” e da Matilda Lux, che hanno intrapreso un’incredibile avventura alla volta di San Francisco. Le premesse per realizzare un buon prodotto c’erano pure, così come l’interesse attorno alla colonna sonora realizzata per la prima volta interamente da Jovanotti. Il deux ex machina che mette in moto la storia è Vulcano, che decide di far viaggiare insieme Maria e Marco senza prima consultarsi con i due. Nel più classico sentimento di amore e odio il viaggio è anche una scoperta di sé stessi e di ciò che vogliono fare da grandi.
Muccino abbandona il grande film hollywoodiano e dopo gli ultimi flop al botteghino opta per un film low budget da 4 milioni di euro. Il film è dotato di una buona tecnica, ma ci sono delle cose assolutamente inverosimili a livello di sceneggiatura che a tratti lo rendono divertente in senso prettamente negativo. La coppia omosessuale che a sorpresa ospiterà i due ragazzi durante il soggiorno americano è composta da Matt (Taylor Frey) e Paul (Joseph Haro). Nonostante le prime difficoltà iniziali il gruppo diverrà molto unito, quasi con uno scambio di coppia dato che Maria sboccerà cambiando completamente ed aprendo il suo cuore a Matt, mentre Marco legherà moltissimo con Paul. San Francisco è una città dove tutto è possibile, ma in questo caso non un buon film data la banalità, le ripetizioni e il senso di insoddisfazione quando si arriva al termine di una pellicola tanto attesa.
Il vero problema del film non è tanto Gabriele Muccino, che come detto tecnicamente è stato bravo, ma il cast scelto forse per ragioni di marketing piuttosto che per meriti artistici. Il cambiamento totale che può avvenire in soli 21 giorni è manifesto, dato che i due ragazzi prima definiti “pervertiti” diventano una vera e propria famiglia per Maria. Il regista ci dimostra come i preconcetti possano cadere dinanzi al dialogo ed è sicuramente un importante messaggio sociale. Purtroppo in alcuni tratti risulta eccessivo il giocare sulla sessualità dei protagonisti, che è una cosa seria ma alla fine Muccino evita una pericoloso ed inopportuna conversione. Purtroppo il regista italiano tende ad esagerare e il suo tentativo di raccontare un cambiamento dell’anima naufraga dinanzi agli isterismi dei protagonisti enfatizzati oltre ogni modo. La fine del film viene vista come la fine dell’estate, ossia con la tristezza di aver assistito a qualcosa che potevamo perfettamente risparmiarci. D’altronde uscire dalla sala canticchiando l’omonima canzone di Jovanotti non può essere un paracadute per l’ennesimo flop di Gabriele Muccino.

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