Toy Story 4: Recensione, è la più bella sorpresa dell’anno

Giugno 26, 2019 di Thomas Cardinali

Toy Story 4 ci metteva paura, ma alla fine la Disney-Pixar dopo il terzo capitolo ci regala un altro capolavoro con vecchi e nuovi amici. La nostra recensione.

A volte si ha la sensazione di aver terminato un viaggio, di essere arrivato esattamente nel posto dove dovevi arrivare. Quella era la sensazione che avevamo provato tutti guardando Toy Story 3, autentico capolavoro dell’animazione che mandava la saga dei giocattoli in una profondità mai raggiunta prima. Sembrava dunque tutto finito con l’addio ad Andy, ma Toy Story racconta di giocattoli con grande umanità.

La grande differenza è che Woody, da sempre protagonista e giocattolo più amato per la prima volta per il bene superiore della sua bambina Si fa da parte volontariamente. Nel suo percorso in Toy Story 4 c’è l’essenza di una saga che sarà sempre nei cuori di chi l’ha vissuta per intero dall’inizio. In questo nuovo viaggio, che è un vero e proprio road movie carico di colpi di scena e momenti di grande epicità ai vecchi amici si aggiungono grandi ritorni e una new entry.

“Sono spazzatura”, dice Forky, che in italiano vanta uno strepitoso doppiaggio di Luca Laurenti. La forchetta costruita dalla bambina con la spazzatura rappresenta uno spot bellissimo sul riciclo, sul ridare valore a cose che sembrano essere da buttare e che invece hanno ancora un valore incredibile da dare se guardiamo a tutto con più profondità, magari con quel tocco di fantasia che sembriamo aver perso. Toy Story 4 è lo spot a una riscoperta di valori meravigliosi, reali, intensi che ormai sembriamo tutti aver perso. La sequenza in cui Forky cerca di suicidarsi buttandosi ripetutamente nel cestino e Woody gli fa da fratello maggiore salvandolo continuamente sulle note di I Can’t Let You Throw Yourself Away di Randy Newman è probabilmente la più epica del lungometraggio.

Woody, doppiato da Angelo Maggi dopo la scomparsa dell’indimenticato Fabrizio Frizzi, rappresenta l’amicizia e l’affetto sincero in questo film. Il cowboy accetta di andare in secondo piano in uno dei gesti più romantici della saga, rispetto al passato non cerca di buttare via Buzz colto dalla gelosia, ma matura e fa di tutto per ritrovare Forky. Toy Story 4 rappresenta l’apice dell’arco narrativo di Woody che arriva alla fine del suo lungo viaggio. Ritrova anche l’amore e cresce, capisce che non può restare per sempre un giocattolo bambino e diventa uno “smarrito”, perché ha perso il cuore per la sua vecchia fiamma, la pastorella Bo Peep. Lei rappresenta probabilmente il personaggio più femminista della Pixar, una costruzione sublime sin dalla scrittura portata avanti fino alla fine.

Tra le new entry più sensazionali c’è senza dubbio Duke Caboom, un giocattolo stunt-man canadese abbandonato dal suo bambino dotato di motocicletta a molla e pronto a replicare finalmente le acrobazie come nelle pubblicità. Il doppiaggio qui è del grande Corrado Guzzanti, anche se molti avrebbero gradito sentire Keanu Reeves parlare in italiano.

La minaccia di diventare inutili, che rappresenta quasi la sensazione della morte imminente per i giocattoli, è compagna costante in Toy Story 4. La grandezza dei film è anche nella costruzione dei cosiddetti Villain come Gabby, una bambola che nasconde dentro di se un cuore di tristezza. Anche i giocattoli, costruiti per il bene dei bambini riescono a diventare cattivi se maltrattati. Questo Toy Story 4 ci invita a riprenderci cura di chi abbiamo dimenticato, di ridare valore a ciò che lo ha dimenticato. Buzz Lightyear è messo un po’ da parte in questo film, ma era la conclusione di Woody e quindi probabilmente un Toy Story 5 potrebbe avere lui come protagonista principale. D’altronde il box-Office ha parlato e i giocattoli nonostante le console e le nuove tecnologie avranno sempre un posto speciale nel cuore di tutti.

Alla prossima avventura, verso il box-office e oltre dato che in questo film c’è la bellezza della fabbrica dei sogni chiamata Pixar.

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