Temptation Island Vip sta arrivando, ma Temptation Island siamo noi

Agosto 4, 2018 di Boris Sollazzo

Temptation Island Vip

Ecco perché Temptation Island e Temptation Island Vip sono un concentrato dell’Italia di oggi, nonché lo specchio di ciò che siamo e probabilmente saremo.
Temptation Island Vip, ovvero storia di un successo annunciato. A pochi giorni dalla finale che ha consegnato nel mito del nostro immaginario erotico Rita Cardinale, all’albo d’oro (e alla storia), come vincitrice, Lara Rosie Zorzetto e infine a Michael l’ambitissimo trofeo di torsolone dell’anno (il suo sguardo fisso e vitreo è già leggenda), possiamo dirlo: Temptation Island è il nuovo Grande Fratello. Non perché prenderà il posto del reality più famoso e visto del mondo – sarebbe impossibile, location e stagione sono imprescindibili per questo stracult televisivo – ma perché ha saputo incarnare al meglio, in un momento storico azzeccatissimo, l’italianità. Proprio come fece il GF ai bei tempi di Pietro Taricone.

Temptation Island Vip
Temptation Island Vip sta per cominciare su Canale 5

Tempation Island, un reality porno soft

Intendiamoci, lo sospettavamo già dai tempi della prima edizione: il fatto che ci fosse dietro Maria De Filippi era un marchio di garanzia, ma la potenza antropologica di questo programma, quella no, non potevamo sospettarla. Nasce, il tutto, dalla più spregiudicata operazione catodica mai immaginata, innestare Uomini e donne dentro un Grande Fratello in costume da bagno. Poteva uscire un porno soft o un reality di successo. Alla fine, il risultato è che, con Temptation Island, abbiamo entrambi. L’audio e i dialoghi di un porno, a volte d’autore, il video di un reality che utilizza tutti i mezzi del voyeurismo: le esterne diventano video da far vedere al cornuto/a di turno, il falò come luogo dell’anima (de li mortacci di chi tradisce) più che fisico, le parole dei fedifraghi rubate. E il pinnettu, il pinnettu. No, forse per questo non siete, non siamo ancora pronti.
È vero, quest’anno non abbiamo avuto un genio assoluto come Aurora Betti, passata alla storia per due motivi: era bella da star male e regalava frasi come “Io t’ho cresciuto”. Nessuna come lei saprà raccontarvi quell’incredibile, epico archetipo dell’essere umano che ti tradisce, ti umilia, ti scherza e poi ti dice pure che è colpa tua. Michael, forse, può arrivare alle vette di Mauro Donà – sì, quello di “volevo vedere se qualcuno poteva mettere in discussione i sentimenti che ho per te” come scusa per un flirt. Ma di geni così ce ne sono tanti (Emanuele D’Avanzo che giocava la carta demenziale per scusarsi con la compagna era epico: “ho vomitato tutta la notte dopo che è successo” è meglio della canzone Mario e Marta di Dario Vergassola)
Ma, parliamoci chiaro, Lara Rosie Zorzetto – attenzione, non è un caso che siano le donne le vere protagoniste di questa trasmissione, a dimostrazione di un carisma televisivo che anche negli stereotipi di un genere ha rovesciato i rapporti di potere, almeno davanti alla macchina da presa – è un’eroina dei nostri giorni. Tanto da catturare l’attenzione dei The Jackal – meravigliosa la loro diretta social – e di farci innamorare tutti, pur, diciamolo, senza i mezzi di altre. Senza la saccenza – ingiustificata – di Rita, che pure veneriamo per il suo “La verità ferisce ma ci rende più forti”, frase con cui ha commentato la sua esperienza di mammamodellafisioterapistatentatrice. Una frase degna di Nietzsche, da tatuarsi sul gluteo destro. Ma il modo diabolico in cui Lara, forse inconsapevolmente ma giureremmo di no, ha messo nel sacco Michael proprio sfruttando Rita che se la sentiva caldissima? Sembra di rivedere la strategia politica con cui Matteo Salvini si è messo in tasca Luigi Di Maio. Da Oscar. E le sue espressioni, le sue pause. Una Adriano Celentano, ma più trash di quanto lo è già il Celentano vero in tv.

Tempation Island, perché è un successo?

Detto questo, perché ha avuto, più ancora che in passato, così tanto successo Temptation Island? Perché è il concentrato dell’Italia qualunquista, egoista, furbastra, superficiale in cui viviamo ora. Ostaggio di pregiudizi, di un maschilismo debolissimo e da operetta e di figure femminili in cui principesse e virago si mischiano in un pentolone trash uscendone come minotauri tragicomici. Come nella nostra politica, a Temptation Island si può dire tutto. Il tribunale dei social ti assolverà o ti condannerà ma alla fine, di sicuro, ti renderà famoso e imitato. Perché avevano ragione i nostri nonni: parlate male di me, purché se ne parli. Eh sì nonno mio, a saperlo che saresti potuto diventare un influencer che neanche Chiara Ferragni. Sei nato nell’epoca sbagliata e t’è toccato fare il camionista. E saremmo milionari.
Ora, però, è notizia di ieri e ce l’ha data in un video Simona Ventura, tutto questo si riduce a un Temptation Island Vip. Ma come fate a non capire? Io voglio sentire Martina sbagliare il nome di Giampaolo e chiamarlo Andrew mentre provano a fare pace. Io voglio vedere i video di chi con scuse da festa del liceo tocca le tentatrici dopo aver promesso alla donna di sposarla con un fogliettino. Io voglio la nostra mediocrità in tutta la sua grottesca evidenza. Voglio ridere di loro, di noi, di questo mondo squallido in cui vediamo Temptation Island come un tempo vedevamo i film di Muccino. Dicendoci “è proprio vero, è così. Pure un mio amico…”. Perché i reality servono a questo, a dirci chi siamo. Ma a far finta che tutto è ancora dentro lo schermo. In cui ci faremmo tentare solo da modelli e modelle pur avendo già fidanzati/e fighissimi/e.
Temptation Island è la versione kitsch e trash di Perfetti Sconosciuti. Solo che qua non serve nemmeno spiare gli smartphone.
Quindi no a Temptation Island Vip. Per la mediocrità dei Vip mi basta già tutto il resto dei palinesti Rai e Mediaset.

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