Take Me Somewhere Nice, recensione del film sul coming of age

Ottobre 25, 2019 di Giorgia Terranova

Take Me Somewhere Nice - Lazar Dragojevic e Sara Luna Zoric

Take Me Somewhere Nice, presentato alla 14ª Festa del Cinema di Roma, attraverso l’adolescenza, esplora la condizione sociale e politica di un Paese diviso.

Viaggio alla scoperta di sé

Il film Take Me Somewhere Nice, di Ena Sendijarevic, presentato alla 14ª Festa del Cinema di Roma, racconta la storia di Alma (Sara Luna Zoric). Prossima ai diciott’anni lascia la casa di sua madre nei Paesi Bassi e viaggia verso la nativa Bosnia per far visita al padre che non ha mai conosciuto. Ma sin dall’inizio del viaggio, nulla va come previsto. Suo cugino Emir (Ernad Prnjavorac) la accoglie in maniera fredda e la prende in giro per la sua vita facile in Occidente. Allo stesso tempo, un’innegabile chimica conduce Alma a un’appassionata relazione con il miglior amico di Emir, il problematico Denis (Lazar Dragojevic). Nonostante gli ostacoli aumentino, Alma rimane fermamente convinta di seguire il suo piano e trovare suo padre.

Il tema del doppio

Alma è una ragazza all’inizio dell’età adulta. È un’anima e un corpo diviso a metà. Elemento fortemente simbolico e rappresentato durante uno spettacolo di prestigio in una scena del film. La protagonista è a metà tra l’energia frivola dell’adolescenza e il misterioso fascino dell’età adulta, alla scoperta di un mondo che non conosce. Divisa tra Oriente e Occidente, tra Olanda e Bosnia, tra i costumi del sogno americano e quelli dell’identità jugoslava, simbolo di un dopoguerra che sta svanendo. Il film affronta una ricerca fondamentale che ha tormentato un’intera generazione: quella di un’identità in un mondo che sottolineava le differenze economiche, politiche e sociali, alimentando solo odio e rivalità.

Take Me Somewhere Nice - Sara Luna Zoric
Sara Luna Zoric in una scena del film

Momento di passaggio

Non sentendosi di appartenere a nessuno dei due Paesi e a nessuna delle due persone che convivono in sé stessa, Alma cerca un equilibrio. In una fase di transizione che la porta da un estremo all’altro. Take Me Somewhere Nice rappresenta il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, la crescita in tutte le sue sfaccettature. Il tipico coming of age. L’accettazione e comprensione di sé, il guardarsi dentro, vedersi, capirsi e costruire finalmente una propria personalità. Alma attraverso un imprevedibile viaggio verso un non luogo, riscopre sé stessa, la sua sessualità, l’altro lato della sua terra. Per capire chi è veramente.

Il cuore

Il tema è chiaro: tra doppio e adolescenza, ma manca leggermente di sensibilità. Alma cerca lo scontro, il contatto fisico e il rischio. Ma è chiaro solo alla fine che la sua ricerca, per sé stessa e nel rapporto con gli altri, è verso la dolcezza, la vicinanza e il contatto umano. Nel trovare una figura paterna in cui poter cercare l’amore, avendo come esempio solo chi l’ha abbandonata. Preferisce vedere solo il male e il cinismo in tutti gli uomini. Da quelli che può definire parenti e quelli che potrebbero essere solo amici.

Take Me Somewhere Nice - Ernad Prnjavorac e Sara Luna Zoric
Ernad Prnjavorac e Sara Luna Zoric in una scena del film

Caratterizzazione assente

Una regia piuttosto semplice e lineare, una fotografia molto naturale, caratterizzata da colori caldi, ma spenti e un’interpretazione convincente, ma a volte anche piatta. Forse rappresentazione di un’idea dell’adolescenza troppo superficiale. Non sapere chi si è realmente o cosa si prova non vuol dire non essere nessuno, o non provare nulla. Il tormento nella ricerca della propria identità è fin troppo sottile. Take Me Somewhere Nice è pieno di ottimi propositi, ma manca la sensibilità, lo spessore e l’anima del personaggio. Che in un film che tratta questa tematica non può non essere presente.

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