lunedì , 19 Agosto 2019
The Handmaid’s Tale 3, Elisabeth Moss:”la resistenza è molto più complicata”

The Handmaid’s Tale 3, Elisabeth Moss:”la resistenza è molto più complicata”

Intervista alla protagonista di The Handmaid’s Tale Elisabeth Moss, dove parla del suo ruolo nella resistenza contro il regime spietato di Gilead.

I primi episodi di The Handmaid’s Tale 3 stanno mostrando dei toni leggermente diversi rispetto alle prime due stagioni. La resistenza non nasce da un momento all’altro, esige un po’ di tempo per prepararla e attuarla. Infatti, nei momenti iniziali del quarto episodio abbiamo ascoltato le parole di June, mentre osserva chi gli sta accanto: “Chi può essere persuaso, un alleato a radere al suolo, questo posto di merda?”

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The Handmaid’s Tale 3×01

Ed ecco che grazie ad una intervista uscita su Harpers Bazaar, la protagonista di The Handmaid’s Tale Elisabeth Moss, ci fornisce alcune risposte.

Di seguito l’intervista ad Elisabeth Moss in merito alla terza stagione di The Handmaid’s Tale.

Ma mentre Moss sostiene che la lotta per liberare Gilead è sempre stata molto più grande della facile dicotomia tra il bene e il male. “Non vedevo l’ora di fare qualcosa con questo personaggio perchè la resistenza è molto più complicata che indossare un costume rosso e alzare un cartello. Certo, sarebbe bello se bastasse solo questo, ma in realtà è molto più difficile”.

I primi quattro episodi della terza stagione di The Handmaid’s Tale vedono i primi tentativi di June di generare di ribellarsi al regime spietato di Gilead: provare (e fallire) a spostare una Marta in aiuto dei ribelli, facendo appello all’umanità dell’imprevedibile comandante Lawrence (Bradley Whitford).

June è sempre più manipolativa?

“Si rende conto che deve essere più spietata di loro. Deve essere più crudele e disposta a fare qualsiasi cosa a chiunque la ostacoli. Deve quasi diventare una di loro, per batterli nel loro stesso gioco. Forse un vero leader della resistenza dovrebbe essere così”.

The Handmaid's Tale 3
The Handmaid’s Tale 3

Negli ultimi istanti del quarto episodio di The Handmaid’s Tale 3, June riceve una prova tangibile della salvezza di sua figlia. Nichole è con Luke sana e salva in Canada. Questa rivelazione avrà conseguenze sismiche per June, i Waterford e Gilead nel suo insieme in episodi futuri.

“La reazione di June sorprenderà anche se stessa. La cosa che realizza attraverso tanto dolore e tristezza è il cambiamento che accade in lei. In parte è ciò che questo mondo le ha fatto. Non è più quella persona che vediamo nei flashback”.

Puoi dirci che cosa pensa June alla fine del quarto episodio, dopo aver visto il video di Nicole?

“Ci sono così tante cose in cui June cerca di essere forte e adoro quei momenti in cui è vulnerabile. Adoro il fatto che lei tenti di tenerlo per sè e non lasciare che Serena e Fred lo vedano. E poi, non appena se ne va, crolla. Mostra solo quanto è umana, che può essere forte, può essere spietata, può essere crudele, può essere un leader, può essere tutte queste cose, pur rimanendo umana. Il fatto che non solo ha fatto uscire Nichole da Gilead, ma che sua figlia è arrivata a Luke, sono insieme e sembrano felici e in salute, questo cancella tutto il resto. Le dà molta più forza per continuare la sua lotta”.

Le conseguenze della decisione di June di rimanere a Gilead riverberano per tutta la Stagione 3 di The Handmaid’s Tale. Era qualcosa che ti andava bene? Qualcosa con cui dovevi lottare a livello personale?

“Se non lo avessi fatto, non l’avremmo fatto. Ho un legame così forte con June come personaggio che i miei collaboratori sono davvero bravi nell’ascoltare le mie considerazioni, ciò che June farebbe o dovrebbe fare. Per quanto mi riguarda l’ho amato. Non penso che avesse una scelta, non poteva lasciare sua figlia. Certo, avrebbe potuto andare in Canada e combattere dall’esterno e protestare, ma lo stanno già facendo. È una delle poche persone in grado di combattere dall’interno, una delle poche che può infiltrarsi. In più, ha appena visto questo Comandante, che sta apparentemente lavorando per la Resistenza, facendo fuggire Emily, è convinta che questo comandante di alto rango è dalla sua parte. Questa è la cosa che la fa decidere di restare”.

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Sappiamo cosa spinge June a questo punto, ma il comandante Lawrence è un enigma e vederlo sentirlo è molto divertente. Puoi parlare alla loro relazione?

“Lei non sa se è dalla parte giusta o no. Prima pensa che il Comandante Lawrence sia una brava persona, perché ha fatto uscire Emily, e lei non capisce, perché non vuole aiutarla adesso? I suoi metodi di persuasione con lui non funzionano. Deve usare il suo intelletto, che quello che Lawrence rispetta di più. Una volta che se ne rende conto, può effettivamente iniziare a raggiungerlo. Hanno questo percorso parallelo, non sai mai quale sia il suo gioco, indipendentemente se sia buono o cattivo. Non penso che June sia sicura, ma comprende che non importa, che la cosa più importante è che lei riesca a portarlo dalla sua parte. Non importa se è una brava persona”.

Tutto dovrebbe essere giusto o sbagliato, eppure June forza tutti quelli con cui entra in contatto per raggiungere i suoi scopi. Prima Serena Joy, e ora comandante Lawrence.

“Lui la sfida. Sfida le sue idee sul bianco e nero di questo mondo. Ci rivela che ci sono aree grigie e che forse le cose non sono così semplici come pensava che fossero. Fare parte della Resistenza non è così semplice”.

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C’è una scena nella premiere in cui June si intrufola nella casa dei McKenzies. Quello che ho trovato scioccante è che la signora McKenzie in realtà tratta June da pari a pari, il che non è qualcosa che le mogli dovrebbero fare a Gilead. E’ sintomatico di una più ampia resistenza alle leggi di Gilead?

“Qualsiasi gruppo è composto da individui, giusto? Quindi ci saranno persone in quel gruppo che non sono cattive come le altre o hanno buone intenzioni. Non credo che la signora McKenzie sia una persona malvagia. È coinvolta in questo regime. Penso che una delle qualità di June sia la capacità di credere che alla fine qualcuno sarà una brava persona. La mette nei guai quando si rivela sbagliata. Ci sono persone in Gilead che non sono necessariamente le più cattive. Ci sono persone che sono umane e June sta cercando di trovare quelle persone”.

Il costume delle ancelle di The Hanmaid’s Tale è diventato un simbolo di resistenza in tutti gli Stati Uniti. Donne che lo hanno indossato a Washington, D.C., nei tribunali in tutto il paese per protestare contro le leggi che limitano i diritti delle donne. Qual è la tua reazione a questo?

“E’ un onore incredibile, onestamente. Mi sento come se quelle donne stessero davvero facendo qualcosa. Quelle sono le donne che sono in prima linea. Considero un onore indossare il costume accanto a loro e difendere qualcosa. Sono quelle che sono là fuori che stanno davvero cambiando le cose, o stanno provando a farlo. Le trovo incredibilmente stimolanti. Mi rende ancora più orgogliosa indossare quel costume e difenderlo”.

The Handmaid's Tale
The Handmaid’s Tale

Il quinto episodio di The Handmaid’s Tale 3, verrà rilasciato sulla piattforma streaming Hulu il prossimo 19 giugno 2019, in Italia, su Tim Vision, il giorno dopo.

Continuate a seguirci su talky! per scoprire tutte le novità di The Handmaid’s Tale 3 e non dimenticate di passare dalla pagina The Handmaid’s TaleItalia, il gruppo facebook The Handmaid’s Tale – Italia gruppo di supporto e Serietvinside.

About Manuela Cristiano

Laureata al DAMS come sceneggiatrice cinema e televisione, assidua consumatrice di serie televisive. Citazione preferita: "Lo so, sono impossibile da dimenticare ma difficile da ricordare"

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