venerdì , 24 Maggio 2019
Catch-22: George Clooney a Roma “Mai in politica, raccontiamo l’assurdità della guerra” | VIDEO

Catch-22: George Clooney a Roma “Mai in politica, raccontiamo l’assurdità della guerra” | VIDEO

Abbiamo incontrato a Roma George Clooney e il cast internazionale di Catch-22, la nuova serie originale Sky tratta dal romanzo capolavoro di Joseph Heller uscito nel 1961 ma ancora straordinariamente attuale.

Roma si veste a festa ed indossa il suo smoking migliore per accogliere George Clooney, sul red carpet per presentare all’Europa la nuova serie originale SkyCatch-22 girata proprio nel Bel Paese tra gli studi di Cinecittà e la Sardegna. L’attore e regista è stato accompagnato dagli altri interpreti Kyle Chandler, Christopher Abbott, Grant Heslov, Tessa Ferrer e dal nostro Giancarlo Giannini, oltre che anche dallo sceneggiatore Luke Davies e dall’altra regista Ellen Kuras.

Catch-22, è la nuova produzione originale Sky co-prodotta con Paramount Television, Anonymous Content e Smokehouse Pictures, tratta dall’omonimo romanzo del 1961 di Joseph Heller. Un classico della letteratura antimilitarista americana, è prodotta, diretta e interpretata da George Clooney, che spiega:

“Io e Grant non volevamo fare cath 22, negli Stati Uniti è uno dei primi 10 romanzi della storia. Luke e David hanno scritto la sceneggiatura ed era così buona che siamo andati avanti. Non avevo letto il libro negli ultimi 40 anni, ha contato molto per me il film. Conta l’assurdità della guerra e l’idea che non è facile battere il sistema. Non volevamo fare un film, sapevamo che era stato fatto in epoca diversa e volevamo sfruttare la possibilità di ampliare il racconto con una serie. Questa storia usciva durante la guerra di Korea, è una satira della guerra e non è mai un momento sbagliato per parlare di questi argomenti. David e Luke hanno trovato il modo di srotolare il bandolo della matassa riuscendo a leggere la storia narrandone la follia. Quando si riflette sulla guerra posso dire che era facile protestare contro la guerra del golfo, mentre la seconda guerra mondiale può essere definita come guerra giusta. La guerra non è mai giusta, è qualcosa di assurdo scelto da anziani che porta alla morte dei giovani”.

L’attore e regista poi smentisce in modo categorico la possibilità di vederlo candidato alle prossime elezioni presidenziali degli Stati Uniti, ma la stilettata all’attuale inquilino Donald Trump c’è:

“Diciamo che è un modo tortuoso per farmi dire che non entrò in politica, non è il posto per me. Ho altri talenti e non devo raggiungere compromessi come i politici. C’è tanta tensione al momento, ci sono persone stanno andando verso posizioni autoritarie e la stampa per porre un controllo e vigilare su questo è importante. Speriamo che le prossime elezioni indichino una direzione opposta. Il mio impegno umanitario è volto a porre l’attenzione, non a risolvere i problemi perché non posso farlo. Sicuramente ho lavorato per raccogliere fondi, come ad esempio in Abruzzo. Noi non facciamo politica per cui non possiamo mettere una pezza, ma possiamo porre l’attenzione”.

George Clooney poi prosegue ricordando ER, prodotto di cui è molto orgoglioso, e parla di quanto sia cambiata da quel tempo la televisione che ormai è a livello del grande cinema dando anche più possibilità per raccontare storie:

Quando abbiamo fatto ER di cui vado molto orgoglioso la televisione stava iniziando a cambiare, erano i tempi dei Soprano su HBO. Per la prima volta si poteva fare qualcosa vicina al cinema, ora negli ultimi cinque sei anni la tv e lo streaming hanno cambiato tutto. Oggi non potremmo fare film a basso budget come “Good Night, and Good Luck” per cui la Warner Indipendent ci disse di sì, ma sui servizi di streaming oggi si può fare. Questo aiuta a raccontare storie”.

C’è un unico modo per fuggire alle missioni che continuano ad aumentare, ma è di per sé paradossale. Stiamo parlando del Catch-22 per cui chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma nel momento stesso in cui fa tale richiesta, dimostra automaticamente di non essere pazzo, perché solo un pazzo vorrebbe continuare a volare in quelle mission.

Chi sceglie di fuggire da quelle missioni è il Capitano John Yossarian, bombardiere della USA Air Force interpretato da Christopher Abbott:

“Per un attore è un ruolo ideale perché c’è così tanto da fare, ci sono elementi d’azione e di eroismo, si passa dalla normalità alla follia. Si hanno sei ore per arrivarci e quindi il materiale era davvero tanto, abbiamo lavorato su magnifiche sceneggiature e magnifici registi. Non darò nulla per scontato. Tutti sono stati bravissimi, a me piace lavorare e non lavorare ed in Italia è il posto migliore per fare questo. Io in Italia mi sono rilassato molto”.

L’attore è stato chiamato ad interpretare un personaggio che inizialmente finge di essere pazzo, ma poi forse ci diventa davvero:

“C’era una grande sceneggiatura di base su cui lavorare, il viaggio era chiaro dove portasse ma non come arrivarci. Abbiamo parlato moltissimo dell’importanza di mantenere questa linearità, è un personaggio che finge di essere pazzo, ti chiedi se sia davvero impazzito arrivando alla follia. È difficile trovare equilibrio tra umorismo e dramma”.

Tra i registi ed interpreti di Catch-22 risulta anche l’attore feticcio di George Clooney, Grant Heslov, qui anche nelle vesti di co-sceneggiatore dello show:

“Io e George abbiamo parlato molto del motivo per cui fare adesso questa serie, l’idea era che parlare della follia di una guerra va fatto sempre e comunque. Siamo in guerra da 17 anni e vi è un’assurdità  della quale dobbiamo renderci conto. In particolare negli Stati Uniti si vive un periodo politico assurdo. L’Italia? Insieme abbiamo fatto tanti film qui, le crew sono fantastiche e mangiamo anche bene”.

Un altro grandissimo nome è quello di Kyle Chandler, che interpreta un personaggio centrale nel romanzo e altrettanto forte in Catch-22:

“Il mio è il colonnello ed è una presenza imponente, un personaggio molto importante nel libro e pensavo si dovesse ridimensionare. Credo di essere riuscito a trovare il giusto equilibrio, è stato molto importante. Il cinema è un linguaggio universale e quasi tutti parlavano in inglese, è stato privo di problemi”.

A tenere alti i colori dell’Italia c’è un’icona del nostro cinema come Giancarlo Giannini, orgoglioso e divertito per aver potuto prendere parte a Catch-22:

“Mi sono divertito a partecipare ad un film antimilitarista, è stato un romanzo che ha cambiato la storia della letteratura. Il mio è un cameo, ma i grandi fanno solo dei camei. È stato bellissimo e divertentissimo, ho scoperto in George un grandissimo regista perché non mi ha detto quasi nulla. Mi ha mandato le battute su un cd da Los Angeles. Vorrei raccontare tanto di questa avventura, io avevo un lungo monologo ma lui mi seguiva con dei bellissimi cartelli che dovevo leggere. Questa è una bella storia perché la racconta Heller che ha vissuto davvero in Italia e l’ha saputa raccontare anche meglio degli italiani in quel contesto lì”.

Giancarlo Giannini poi loda George Clooney, sia come politico che come regista indicandolo come un possibile grande presidente degli Stati Uniti:

“George ha detto che non fa politica ma non è vero, oggi sono un po’ ruffiano e spero che un giorno la faccia davvero. Lui è un vero politico e spero diventi presidente degli Stati Uniti così mi da anche raccomandazioni. Un personaggio complesso che è il cuore del film, lui è un grandissimo come lo sono stati Ridley Scott e Visconti. Il personaggio ha una filosofia molto italiana, è oltre la vigliaccheria di Pasqualino Sette bellezze. Un personaggio curioso, l’ho fatto io invece di George perché io sono italiano”.

Alla regia c’è anche una donna, Ellen Kuras che si sofferma sulla difficoltà di dividersi in tre il numero degli episodi:

“Lavorare con tre registi richiede una certa preparazione e abbiamo dovuto scegliere tutti insieme il punto di vista. Nei singoli episodi poi abbiamo trovato i temi su cui procedere, una cosa non comune è che abbiamo girato in contemporanea in crossbording per cui è stato molto impegnativo. Giravamo lo stesso giorno gli episodi uno e sei. È stato un enorme impegno”.

La grande mente dietro il meraviglioso script di Catch-22 però è Luke Davis, capace di attingere ad un romanzo d’importanza epocale e portarlo sul piccolo schermo nel miglior modo possibile:

“È stata una sfida, abbiamo stravolto un libro e lo abbiamo posto in modo diverso. Nessuno aveva fatto un adattamento per 40 anni e avevamo grande ambizione. Avere a che fare con qualcuno come George Clooney che ha letto la sceneggiatura e l’ha amata è stato un momento clou. Dall’incertezza un’icona ci ha dato il suo sostegno e tutto è diventato possibile. Ho mutato completamente la concezione del coraggio di questi giovani una volta finita la serie, la morte è vicina e trasforma l’atteggiamento nei confronti della vita. Richiede coraggio anche andare all’appello”.

Una scrittura di partenza molto buona che gli ha fatto fare gran parte del lavoro a Los Angeles, ma poi c’è una curiosità sulla scelta delle location:

“Adattare un romanzo che ho letto in Australia a 16 anni mi ha fatto capire che la guerra e il suo messaggio è universale, non ha nazionalità. Ho dovuto seguire lo schema di Heller al principio, ma poi ho cercato di metterci qualcosa di mio nella resa. Inizialmente ci avevano detto di girare in Inghilterra per motivi fiscali, ma in Cornovaglia siamo arrivati in una tempesta. Alla fine ci siamo fatti una foto selfie e l’abbiamo mandata per dimostrare come l’ambiente non fosse paragonabile alla Sardegna”.

Il produttore di Richard Brown, già dietro grandi successi come True Detective svela un retroscena sulla partecipazione di George Clooney al progetto:

“Abbiamo iniziato a parlare di una serie di 6-8 ore, abbiamo preso i diritti e abbiamo inviato tutto a George che ha amato la sceneggiatura. Lui doveva fare la regia, ma ci ha detto di voler fare anche una parte e dopo il suo arrivo siamo riusciti subito a contattare persone di talento”.

Guarda tutte le foto dalla presentazione di Catch-22 a Roma

L’appuntamento con Catch-22 è per il prossimo 21 maggio su Sky Atlantic.

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