Riccardo Maria Manera: “ La libertà di giocare”

Ottobre 22, 2019 di Anna Chiara Delle Donne

Riccardo Maria Manera
Intervista esclusiva a Riccardo Maria Manera 
Quando incontro Riccardo Maria Manera penso subito al verbo “recitare“ che in inglese, molto pragmaticamente, si traduce con il verbo “to play“: giocare.

Per Riccardo, sin da subito, la recitazione rappresenta un modo naturale e veritiero di tirar fuori il bambino che ha dentro. Nei personaggi che interpreta, fa rivivere quello spirito giocherellone ma anche diretto e reale che porta sempre con sé.  Ritroveremo questo giovane attore dallo sguardo magnetico e limpido nella nuova serie di Rai 2 “ Volevo fare la rockstar”, dove ricoprirà il ruolo del fratello di Valentina Bellè. Nel 2020, invece, sarà pronto a mostrarci il suo personaggio nell’attesa e inedita serie ‘Vivi e lascia vivere’, accanto ad Elena Sofia Ricci, Antonio Gerardi e Massimo Ghini. Un periodo ricco di avventure per un Peter Pan moderno e consapevole, con l’animo sognante ma la passione capace di costruire interi percorsi.
Benvenuto, Riccardo. Sei nel cast della serie “ Volevo fare la rockstar” . Come descriveresti questo personaggio? 
Eros è un personaggio atipico. Non è un ragazzo che facilmente può essere inquadrato.
Vive in un paesino quasi sperduto nelle campagne. Ci ho messo un po’ per capirlo, perché è molto distante da me. Non è stato semplice. Nel momenti in cui sono entrato dentro la sua vita, poi è stato bellissimo. Mi sono davvero divertito.
In che modo ti sei approcciato al mondo sentimentale di Eros? 
In maniera del tutto normale. Nel 2019, penso che non debba esserci nessun tipo di distinzione sessuale, linguistica e fisica.
Ho vissuto la vita sentimentale di Eros come se l’avessi dovuta vivere io. Ho raccontato qualcosa che non avevo vissuto prima d’ora ma ho attinto dai miei sentimenti, rendendoli più reali possibili.
Cosa c’é di Eros, adesso, che porti dentro di te e nella tua vita quotidiana? 
Eros è molto cinico. Io sono molto più accomodante. Eppure, un po’ del suo sguardo cinico me lo sono tenuto dentro per darmi anche la possibilità di avere una visione diversa delle cose. Questo è il bello di questo mestiere: poter vedere diversi punti di vista.
Che esperienza hai vissuto sul set? 
Mi sono trovato a lavorare con un cast, composto da grandissime persone. Inoltre, è stato curioso e bello ritrovarsi in un ambiente come Gorizia, in Friuli. Aver vissuto questo posto mi ha molto aiutato a dare una verità al mio personaggio.
Riccardo Maria Manera
Ritratto di Riccardo Maria Manera

In che modo pensi possa essere innovativa una serie come questa? 

Questa storia racconta il vissuto di tutti i giorni. La serie fa emergere una verità nel modo più schietto possibile. Descriviamo delle realtà semplici e complicate nella loro esistenza. Abbiamo voluto interpretare i nostri personaggi in modo naturale, vivendo la realtà di quel posto. Abbiamo ricercato la verità.
Inoltre se c’è un minimo di interesse nel conoscere la nostra Italia, sarà bello vedere i bellissimi paesaggi del Friuli. È stato bello poter raccontare un luogo che non conoscevo. Mi erano estranei posti come Cormons e Gorizia.
Hai da poco finito le riprese della serie “ Vivi e lascia vivere” . Che esperienza hai vissuto? 
Un’esperienza bellissima. Ho avuto l’occasione di girare in una città meravigliosa come Napoli che non vedevo da tanto tempo. È stato bellissimo anche condividere questo progetto con tutto il cast e con un regista come Pappi Corsicato. Sarà una serie molto interessante da vedere.
Dopo queste esperienze vissute in questo anno. Quali sono le nuove consapevolezze che senti di avere, grazie al tuo mestiere? 
Sto apprezzando sempre di più questo mestiere. Mi mette sempre davanti a nuove sfide che mai avrei pensato di poter affrontare. Il bello è poter affrontare ogni sfida e riuscire a completare ogni percorso. Di lavoro in lavoro, di set in set, trovo ogni volta uno stimolo diverso e una consapevolezza maggiore per i lavori successivi.
In che modo ti fa sentire la recitazione, oggi? 
Quando ero piccolo, la recitazione era un gioco. Adesso, lo è sempre. Riesco a mantenere un rapporto vivo con quel bambino che recitava per gioco. Dentro di me, ho sempre un po’ Peter Pan che mi permette di entrare all’interno di ogni personaggio e giocare. Recitare mi diverte. Non voglio diventare meccanico. L’ imprevidibilità, spesso, è il gancio giusto.
C’é un ruolo che vorresti interpretare ora? 
Voglio interpretare personaggi estremi. Cattivi o buoni che siano, con problematiche importanti. Mi piacciono i personaggi che mi permettono di andare tanto lontano da me stesso, mantenendo la possibilità di giocare con il bambino che è in me.
Come ti descriveresti a chi non ti conosce? 
Sono un giocherellone. Il gioco per me è fondamentale nella vita e nel lavoro. Trasmettere positività tra esseri umani è fondamentale.
E cosa rappresenta per te la libertà? 
Se chiudo gli occhi e penso alla parola libertà, mi immagino su un monte, in mezzo alla natura incontaminata, probabilmente nudo. Quella per me è la libertà.

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