Oscar 2019: i look più belli e le cadute di stile

Febbraio 25, 2019 di Federica Aliano

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Politicamente parlando, sono una di quelle che appoggia le autogestioni, se realmente portano a qualcosa e non sono solo una scusa per non far nulla. Ma di certo agli Oscar 2019 la conduzione è mancata, inutile girarci intorno. L’assenza di un mattatore degno di questo nome ha fatto sì che la cerimonia fosse piatta, noiosa come non mai, senza alcun marker.

Dopotutto forse è un bene: in questo modo è venuto finalmente alla luce, in tutta la sua prorompente evidenza, lo stato obsoleto in cui versa questo baraccone atteso in varia misura dai cinefili di tutto il mondo. Una kermesse stantia e inutile, gettata in tempo reale in rete, fagocitata dall’immediatezza fastidiosa di star che tirano fuori il cellulare di continuo per scattarsi selfie (come se mancassero i fotografi), inadeguata e pericolosa.

Parlando di look, iniziamo con quello generico di uno show – perché solo di questo si tratta – che andrebbe svecchiato quanto e più della celebrazione della Santa Messa. E continuiamo con il look della location, da sempre importantissima cornice. La scenografia del Dolby Theatre è a dir poco chiassosa, con un arco di proscenio e quinte di luci che vogliono richiamare una non meglio definita ondata di un effimero cambiamento. Risulta evidente quanto gli organizzatori abbiano potuto esprimere al meglio il loro gusto pacchiano, con quello che hanno risparmiato dall’assenza di un conduttore.

I trend degli Oscar 2019

Lo spacco vertiginoso “is the new black”, potremmo sintetizzare. Come il rosa (ovvio, non siamo disturbati mentali qui) e per fortuna il ritorno all’eccentrico. Di certo, gli abiti sono stati la cosa migliore di tutto questo carosello, politicamente corretto fino ad essere asettico, privo di qualunque ironia, scadente e strisciante verso un traguardo obbligatorio. Qualcosa che “si deve fare per forza”, e il mood si è sentito tutto. L’unico picco lo ha portato l’uomo nero, il più black di tutti. Ed è a lui che noi – che politicamente corretti non siamo proprio perché le discriminazioni non le facciamo e siamo superiori a ciò che si può dire e cosa no – diamo il nostro Oscar 2019 del miglior abito.

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Spike Lee è un uomo e un artista immenso. Preciso, scomodo, millimetrico quando c’è da sparare su ciò che non va nel mondo. Ha perso un buon amico, Spike. Un altro artista enorme che si faceva chiamare Prince. E lo ha omaggiato con il suo completo viola e il ciondolo al collo. “Ghetto blaster style” con le sneakers oro e gli anelli che richiamano i tatuaggi dei carcerati, occhiali che incorniciano lo sguardo da furetto, sempre sveglio e sempre attento, cappello e altri accessori. Un premio personalità che ha avuto il corrispettivo femminile solo in Barbra Streisand e Sandy Powell.

Oscar 2019: la rivincita della donna matura

Evidenza prorompente di questa edizione: le donne adulte la sanno molto più lunga delle colleghe giovani. Per lo più con evidenti problemi di alimentazione queste ultime, posture sbagliate, atteggiamenti inadeguati e mancanza di sicurezza. Come Emilia Clark, che ha indossato un abito di Balmain stupendo, che però stava in piedi da solo: lei non gli conferiva alcunché ed era sexy quanto un termosifone spento. Volete mettere una ultrasessantenne Angela Bassett? O Allison Janney con quello scollo vertiginoso firmato Pamella Roland? O persino l’abito fiorito di Bette Midler, bella e dolcissima mentre cantava la song di Mary Poppins?

La prima che abbiamo avvistato sul red carpet è stata Michelle Yeoh in un abito da favola di Elie Saab, e la cerimonia si sarebbe potuta chiudere lì: apoteosi di classe e bellezza. La stilista ha vinto firmando alcuni degli abiti più belli, come quello di una radiosa Julia Roberts, a conclusione del tutto.

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Ritorni e conferme, come Charlize Theron, con un abito “colpo di scena” color ceruleo di Dior, castigatissimo e accollatissimo… salvo svelare la schiena completamente nuda, meravigliosa come solo lei sa essere a quarantatré anni suonati. Amy Adams in un abito sirena di Versace, difficilissimo da portare, ha fatto uscire diverse paia di occhi dalle orbite sdrammatizzandolo con il suo sorriso e la sua sensualità personalissima, una vera poesia per chi guarda.

Ma il premio coraggio va a Jennifer Lopez, praticamente vestita da mirror ball nel suo Tom Ford. Più magra, con un make-up più sobrio e lo sguardo fiammeggiante: semplicemente divina in un abito che poteva essere l’ennesimo scivolone.

Oscar 2019: up and down

Non è lo stilista a garantire la riuscita. È evidente se pensiamo a Helen Mirren, la femminilità fatta persona, una donna che sarà sensuale anche quando compirà cento anni, con le declinazioni del rosa firmate Schiaparelli e uno stile incontrovertibile.

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Stessa maison (che chi scrive venera, invero) per l’abito peggiore in assoluto: quello di Linda Cardellini, che infatti ha toccato il minimo storico di inquadrature su di sé.

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E che dire di Lady Gaga? Capiamo che i fan sono innamorati e che l’amore è cieco, ma l’onestà di chi scrive articoli ci vorrebbe sempre. Fastidiosamente innaturale, in posa continua, con ogni respiro sgradevolmente misurato, vuole fare la diva che non è e resta “Germanotta”, colpevole di un provincialismo dal quale potrebbe staccarsi, con il talento che si ritrova. L’abito Alexander McQueen era semplicemente sbagliato, con i quanti in pelle e un’austerità che non le appartiene. E senza mezzi termini lo affermiamo: sarebbe ora che la piantasse di paragonarsi ai mostri sacri di Hollywood. Il diamante giallo da 128,54 carati di Tiffany che fu indossato da Audrey Hepburn nel 1961, addosso a lei è diventato semplicemente un brillocco volgare. Una paesana parata a festa che non ha fatto altro che essere sopra le righe tutto il tempo. L’eleganza è soprattutto come si portano le cose, non cosa si indossa.

Oscar 2019: cosa sì e cosa no

Altri decisi “sì” vanno a Regina King nel suo abito dal “design lineare con emozioni” firmato da Oscar De La Renta (poeta dell’alta moda, sempre!) e a Jennifer Hudson, che più bella ancora del tappeto rosso è stata mentre ha cantato, pantaloni a sigaretta e lungo strascico… Qualcosa di davvero nuovo, di originale, di coraggioso.

Non come Melissa McCarty che ha dovuto scadere nel ridicolo come nemmeno Pasquale Finnicelli quando interpretava Mirko in Love Me Licia. Del resto, il completo Brandon Maxwell con il quale si è presentata sul red carpet fa tanto cameriera di lusso in cerca del 10% di mancia – e sì che avrebbe meritato l’Oscar.

Mai quanto Glenn Close, che da Oscar ci si è addirittura vestita: un abito del peso di venti chili disegnato per lei su misura da Carolina Herrera. Le tasche su un abito da sera? Seriamente? Vogliamo metterci anche una lampo a giorno?

Menzione eleganza a Richard E. Grant, che ha saputo essere originale con classe. Al contrario di Jason Momoa nel suo completo cipria di Fendi. Inclassificabile. Almeno quanto Kacey Musgraves avvolta nello zucchero filato di un abito in tulle Giambattista Valli. Quanto è costato, 2.500 lire? E fa così 2018…

Pharrell lo vogliamo prendere in considerazione? Calzoni e calzini corti? Già la scelta del tessuto mimetico, in questo periodo soprattutto, la bocciamo. Orribile anche in tempi di pace, figuriamoci adesso.

Oscar 2019: menzioni speciali

C’è chi va premiato a prescindere, perché ha portato una ventata d’aria fresca.

Quest’anno, senza aggiungere nulla perché le immagini parlano da sole, abbiamo una regina e un re: Emma Stone in Louis Vuitton, con le spalline che ricordano David Bowie ai tempi di Ziggy Stardust e un eccezionale Billy Porter in Christian Siriano. Non è un kilt, è una gonna, quella. E lui è virile e sexy da impazzire. Chapeau.

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