Non Uccidere: il noir di altissima qualità prodotto dalla RAI

Settembre 21, 2018 di Michele Li Noce

Non uccidere

Dopo aver parlato de “L’allieva“, ho voluto prendere visione di un’altra fiction di successo come “Non Uccidere”, serie ideata da Claudio Corbucci con protagonista Miriam Leone nel ruolo dell’ispettore di Polizia Valeria Ferro. Ho visto i primi 3 episodi e queste sono le mie considerazioni sulla serie.

Sinossi di “Non Uccidere”.

L’ispettore Valeria Ferro (Miriam Leone) è in forza alla questura di Torino e affronta complicati casi di omicidio con l’utilizzo del suo intuito femminile e della sua grande abilità nel comprendere l’animo di chi gli sta davanti. Ha una vita privata complessa e preferisce tenere divise le questioni personali da quelle lavorative, ma il coinvolgimento della madre Lucia (Monica Guerritore) nella morte del padre, rende complessa e problematica questa separazione.

Non Uccidere: Miriam Leone strepitosa.

Il Cast.

Valeria Ferro – Miriam Leone
Andrea Russo – Matteo Martari Il collega più stretto di Valeria per la quale prova dei sentimenti non ricambiati o ignorati dalla donna.
Giorgio Lombardi – Thomas Trabacchi il superiore di Valeria ma anche l’uomo con cui ha una relazione sentimentale.
Gerardo Mattei – Riccardo Lombardo Altro componente del pool investigativo della Ferro, mette la sua esperienza al servizio dei vari casi che vengono affrontati.
Luca Rinaldi – Luca Terracciano Il novellino del gruppo per il quale la Ferro, malgrado il suo carattere chiuso e poco incline all’empatia, nutre un sentimento quasi materno.

Sensazioni dopo 3 episodi.

Non uccidere è una fiction decisamente noir che si concentra quasi totalmente sulla sua protagonista, Valeria Ferro e sul suo modo di approcciare i casi che di volta in volta si presentano alla sua attenzione. Non è una serie corale con personaggi che riescono in qualche modo a ritagliarsi uno spazio più o meno ampio di celebrità, ma un giallo all’italiana nel quale esiste un centro unico attorno al quale tutti gli altri interagiscono, inclusi i protagonisti occasionali dei fatti indagati.

Questo potrebbe portare alla lunga ad una sorta di stancante routine che tende a mettere in luce solo e soltanto i problemi, le gioie e i dolori della Ferro, ma è qui che gli sceneggiatori fanno quello che si potrebbe definire il colpo di genio: i casi di omicidio diventano al contempo paritari e centrali quanto lo è la figura di Valeria, creando alla fine una sorta di sfida fra lei e la ricerca della verità.

Un intenso Gianmarco Tognazzi è protagonista del primo episodio di Non Uccidere.

Il personaggio centrale di “Non Uccidere” come detto è indiscutibilmente Valeria, una donna cresciuta senza il padre e senza di fatto la madre, accusata della morte del marito. Tutto questo ha conferito un carattere impulsivo e forte alla giovane ispettrice che a volte non riesce a controllare le sue reazioni davanti a situazioni nelle quali si identifica.
Il pessimo rapporto con la madre la porta spesso a rinchiudersi in se stessa, riservando il suo istinto materno verso la piccola Costanza, sua nipote e costruendo con gli altri un altissimo muro nel quale è complesso ritrovare parvenze di sentimenti positivi come amore, piacere o bontà.
Anche il suo rapporto con Giorgio sembra più improntato alla passionalità occasionale che non ad un vero trasporto amoroso del quale la Ferro è quasi incapace, tanto che fin dai primi episodi si comprende perfettamente che Valeria non è incline all’amore in senso totale, quanto piuttosto alla passionalità fisica.
Anche gli slanci affettivi sono sempre molto blandi così come i sorrisi e quasi mai in pubblico eppure in questi primi episodi di Non uccidere, si comprende la grande voglia di amare, affezionarsi, sia volutamente repressa della protagonista. Essere nella stessa lunghezza d’onda di Valeria è un lavoro complesso che soltanto Andrea e Giorgio possono svolgere con qualche possibilità di successo.
Non uccidere: la squadra di Valeria.

Andrea è l’amico che ogni donna vorrebbe. Il cavaliere dall’armatura scintillante che ascolta, sopporta, supporta, risolve i casini fossero pure quelli della macchina in panne e che ti difende dal mondo, dalla cattiveria, dalle delusioni. Un uomo capace di amarla in silenzio perché sa che per Valeria i sentimenti d’amore non sono la priorità nella sua vita.
Con questo non voglio dire che la protagonista non ha sentimenti, anzi li ha anche in modo forte, ma il suo travaglio interiore non gli permette di vivere serenamente un innamoramento e non sarebbe in grado di dare al suo uomo quel tipo di normalità a cui si aspira in un rapporto di coppia.
Non uccidere L’ispettore Ferro alle prese con l’ennesimo delitto.

Valeria è fatta così: prendere o lasciare e chi riesce ad apprezzarla e comprenderla fino in fondo, difficilmente la lascia o ci rinuncia.

La mia analisi di “Non Uccidere” continua a pagina 2.


Lo sguardo indagatore di Valeria in Non Uccidere.

Ammetto di aver iniziato la serie per la curiosità di vedere Miriam Leone alle prese con un personaggio distante da quello interpretato in 1992 e 1993. Devo dire che l’attrice siciliana è riuscita nell’impresa di far passare in secondo piano la sua notevole bellezza che quasi scompare davanti alla sua ottima prova d’attrice. Il suo personaggio è sciatto, pigro e con un abbigliamento fisso che la fa somigliare più ad un costume da eroe che non ad un personaggio reale.
Le sue forme femminili si perdono dentro abiti che sembrano prestati ed occasionali e che invece sono quello che più di tutto si avvicina alla complessità di Valeria Ferro.
Il suo Parka  è un po’ come l’impermeabile del Tenente Colombo. In realtà credo che la scelta di non far apparire Valeria con abiti particolari sia proprio un rafforzativo del suo personaggio, una chiara indicazione del fatto che l’immagine esteriore è meno importante di quella interiore che invece è piena di contrasti e variegata al contrario del suo maglione sgualcito e del suo fuoristrada ormai datato.
Le indagini che ho potuto vedere fino a questo momento sono abbastanza chiuse in ambiti ben specifici. L’indagine di polizie irrompe in una sorta di circolo chiuso con protagonisti ben delineati e ben contornati che affrontano il dramma della morte confrontandosi con l’incalzare della procedura investigativa. Un delitto che in qualche modo rompe la monotonia di una ristretta cerchia di persone  e che sconvolge equilibri e rapporti.
Non è dunque un caso che i personaggi centrali delle storie delittuose siano stati affidati finora ad ottimi interpreti come Gianmarco Tognazzi, Alessandro Borghi e lo sfortunato Domenico Diele. Infatti la forza stessa dei personaggi principali e fissi della serie deve per forza di cose essere messa a contrasto da storie e personaggi il più possibile credibili e forti, capaci di rubare per qualche minuto la scena con le loro grandi abilità interpretative.
Monica Guerritore altra grande interprete del cast di Non Uccidere.

Un padre distrutto dalla morte della figlia quindicenne, una famiglia alto borghese che si sgretola davanti alla morte del capofamiglia e un uomo vigliacco e incapace di fare scelte definitive. Tre storie di morte molto legate alla realtà italiana e non è un caso che il primo episodio ponga l’accento sul cinismo di una certa TV del dolore che è incapace di comprendere a fondo lo strazio di una perdita a favore degli ascolti e della lacrima in primo piano.

Ambientazione in Non uccidere.

La fotografia di “Non Uccidere” è volutamente opaca, nebbiosa e quasi impalpabile, una sorta di marchio di fabbrica di una Torino sonnacchiosa all’interno della quale però palpita la vita, la quotidianità, le gioie ma anche la morte. Negli episodi visti finora le ambientazioni sono parse parte integrante della sceneggiatura e ad essa legate indissolubilmente.
Si passa dalla storia piccolo borghese di una Torino minima all’opulenza della ricca famiglia protagonista dell’episodio 2 per arrivare alla realtà di un paese di provincia. Tutti gli episodi hanno come comune denominatore una fotografia solo all’apparenza senza forti contrasti, ma che in realtà vive di sfumature e di luce naturale che mette in risalto perfettamente la scena e la forza dei personaggi.

A pagina 3 la critica di “Non Uccidere”

Critica di “Non Uccidere”

Davanti ad un prodotto simile, si potrebbe dire che la quadratura del cerchio è stata quasi trovata. La serie infatti è, per quanto da me visto finora, una delle produzioni italiane più vicine alla serialità americana. Certo, manca forse quel ritmo incalzante, i dialoghi a volte si trascinano stancamente e alcune scene soprattutto del primo episodio sono apparse di troppo, ma nella sostanza “Non Uccidere” è una grande sorpresa soprattutto per chi, come lo scrivente, concede davvero pochissime possibilità alla serialità italiana.
Maltrattata a livello di programmazione con spostamenti, cancellazioni, ripensamenti, la serie si è costruita, anche contro i programmi delle corazzate televisive, il suo spazio che poi si è andato via via allargando fino a farla diventare uno dei prodotti Rai di punta nei mercati internazionali.

Un’altra scena tratta da Non Uccidere.

Il mio intento è quello di recuperare le due stagioni per avere un quadro completo della fiction RAI e poi chissà affrontare la stagione 3 alla pari, anche se al momento non esiste una data certa.
Il bello di “Non Uccidere” è che non fa nulla per piacere, non concede lieto fine, non indugia su scene strappalacrime, non mette in mezzo alla vicenda, storie ruffiane che piacciono tanto al grande pubblico. Questa serie la devi amare proprio perché butta alle ortiche un certo modo obsoleto di fare serialità, affidando tutta la forza espressiva alla trama orizzontale e alla risoluzione dei casi per la trama verticale con pochissime concessioni visive e dialettiche, anzi quasi nessuna per quanto visto finora.
Lo spettatore è portato dentro ambienti che non fanno nulla per essere piacevoli, sono la quotidianità, sono la vita di ogni giorno che viene lacerata dal fatto delittuoso ma ancor più da come i personaggi reagiscono all’avvenimento a partire dai colpevoli per arrivare all’ambiente intorno a loro.

In conclusione sono rimasto folgorato da questa serie TV e non riesco davvero a capire come la Rai possa aver massacrato un prodotto validissimo come “Non Uccidere“. Penso che ci saranno molti lettori come me che hanno snobbato le prime due stagioni di questa serie. Il mio consiglio è di recuperarle immediatamente perché insieme a davvero pochissimo altro, è una serie italiana che vale la pena di vedere.
Sicuramente non è una serie nazional-popolare, ma ha un fascino e una qualità che non è seconda a nessuna produzione internazionale ed è per questo che ho deciso di mettere in questo articolo le mie prime sensazioni che spero porteranno voi lettori a considerare “Non Uccidere” come la prossima serie TV da aggiungere per la visione.
Passo e chiudo.
 

 

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