venerdì , 23 Agosto 2019
Attacco a Mumbai – Una vera storia di coraggio: Recensione, l’11 settembre indiano

Attacco a Mumbai – Una vera storia di coraggio: Recensione, l’11 settembre indiano

Per una tragica coincidenza, Attacco a Mumbai – Una vera storia di coraggio esce nei cinema italiani a pochi giorni dal grave attentato avvenuto in Sri Lanka. Un film che appartiene al filone delle pellicole legate a tragici eventi reali. Questo filone o genere, un tempo fortemente confinato nella  fantapolitica e negli action movie, ma dopo l’attacco alle Torri gemelle avvenuto l’11 Settembre 2001, Hollywood , dopo un iniziale timore ha prodotto una serie di film atti a ricostruire questi drammatici fatti.

Se United 93 di Paul Greengrass ci mostrava il sacrificio eroico di un gruppo di passeggeri che, de facto, hanno impedito all’ultimo aereo dell’11 Settembre di schiantarsi su Washington, siamo arrivati a film recenti come Boston – Caccia all’uomo, sulle bombe piazzate alla maratona di Boston, o allo sventato assalto al TGV , raccontato da Clint Eastwood inOre 15:17 – Attacco al trenousando come attori le stesse persone che hanno impedito l’attentato, un caso unico nella storia del cinema.

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Prima regia per l’australiano Anthony Maras, che vanta un solido cast spaziante da Dev Patel nei panni del cameriere sikh ad Armie Hammer in quelli dell’architetto bianco David, quasi a rispettare i canonici standard degli stereotipi dei classici action movie. Ma stereotipi qui non vi sono affatto, perché la regia di Maras ci mostra in modo asciutto e semplice, senza alcun giudizio, il lavoro svolto con tremenda efficacia da un gruppo di terroristi giunti in gommone, addestrati, pagati, poco istruiti e diretti telefonicamente dal Pakistan da mandanti mai identificati. Il loro compito è semplice: portare la morte e il panico in tutta la città. Se alcune sequenze potranno sembrare esagerate e i dialoghi si crederanno perfino inventati, ci dispiace deludere il lettore di questa recensione e lo spettatore di questo ottimo prodotto, in quanto il regista si è attenuto fin troppo alla ricostruzione, grazie a  tutto il materiale esistente, conversazioni comprese.

Quello che scopriamo è un agghiacciante racconto reale di come un gruppo di giovanissimi terroristi abbia compiuto  una strage nel nome di una non ben identificata missione, con il Taj Mahal Palace Hotel quale ultimo obiettivo di un attacco che termina dopo  tre giorni e che sconvolge  la metropoli di Mumbai.

Attacco a Mumbai

Tre giorni d’assedio

Per oltre settantadue ore i terroristi tengono sotto scacco le forze dell’ordine indiane, del tutto impreparate, facendo prigioniere oltre cinquecento persone all’interno dell’ hotel. Siamo nel 2008, la città di Mumbai è sotto assedio per tre giorni e tre notti, dal 26 al 29 Novembre. Una squadra di giovani jihadisti, arrivati dal Pakistan dal mare, ha seminato terrore fra la popolazione con una serie di sparatorie e bombardamenti. Le forze di polizia sono allo stremo, tra gli abitanti del posto in preda al terrore e i turisti che scappavano per mettersi in salvo, mentre Mumbai va a fuoco. Terminata la carneficina, il bilancio è di oltre centosettanta morti di varie nazionalità. Tra gli obbiettivi disseminati in tutta la città, vi sono un ristorante molto frequentato, una stazione ferroviaria, un ospedale, un cinema, tre hotel e un centro culturale ebraico. In India il tragico evento è noto come 26/11, il giorno in cui ebbe inizi, il loro 11/9.

Questa è la fredda cronaca, con trentadue vittime nel Taj Mahal Hotel, di cui la metà è rappresentata dal personale dello staff, ed è questo l’aspetto che il regista ha voluto mostrarci: non un film incentrato solo sull’azione di terroristi convinti o condizionati, ma l’estremo sacrificio da parte del personale dell’hotel per difendere i propri ospiti, “l’ospite è sacro ” ci ricorda in una drammatica scena il capo chef che si adopererà per salvare i numerosi turisti presenti nell’albergo.

Attacco a Mumbai

Tutto il film è un crescendo di situazioni drammatiche e la regia di Maras è semplicemente perfetta. Pur rispettando le regole cinematografiche del classico action, nulla è lasciato al caso, l’aspetto umano emerge in modo prepotente, non c’è divertimento o compiacimento mentre innocenti turisti vengono giustiziati. Viene anche analizzato e mostrato il punto di vista dei terroristi, grazie a tutte le intercettazioni telefoniche reali a disposizione del regista, le quali hanno permesso un film a più livelli, mostrandoci entrambe le parti.

I giovani  terroristi, di estrazione contadina, che provengono da poveri villaggi del Pakistan, irrompono nell’hotel a cinque stelle e scoprono il lusso della struttura, rimanendo per un attimo quasi ammaliati da tutto quel luccichio, dallo scarico del bagno che porta via gli escrementi, e, stupiti, continuano senza pietà ad uccidere turisti e personale, in diretto collegamento telefonico con i mandanti, che continuano ad incitarli ad uccidere, promettendogli che il paradiso è già loro. Fanno da contraltare il terrore dei turisti, la voglia di alcuni di affrontare la situazione, il coraggio di tutto il personale dell’albergo che si pone dinanzi all’emergenza in modo determinante, il colpevole ritardo dei soccorsi (dovuto al fatto che Mumbai era totalmente priva di squadre d’assalto specializzate, che arrivarono quasi quarantotto ore dopo, essendo stanziate nella lontana Nuova Delhi).

Attacco a Mumbai

“Questo è solo il trailer, poi ci sarà il film”

In un drammatico documentario dedicato all’attacco a Mumbai, sul quale si è basato anche il regista per la sua ricostruzione, si assiste alle numerose telefonate da parte dei mandanti verso i terroristi, e una in particolare diceva: “Questo è solo il trailer, poi ci sarà il film“. Una frase che in sceneggiatura, ovviamente, è stata omessa, anche perché sarebbe sembrata davvero poco veritiera, ma l’autentico dramma è nel fatto che, dieci anni dopo, abbiamo davvero il film su questo evento.

Tornando a considerazioni semplicemente cinematografiche , plauso all’ottima sceneggiatura di John Colle, che riesce a ricostruire con pochi ma logici passaggi il distacco tra i ricchi turisti dell’albergo e il personale che ci lavora, che vive in luoghi poveri o poverissimi, ma che poi si muove nel lusso opulento dell’hotel servendo al meglio i proprio clienti. Quasi una metafora dell’India coloniale, che ancora oggi cerca di uscire dal dramma delle caste e da una forte povertà, dominata, però, anche da una nuova classe emergente decisamente ricca.

In questo senso, l’hotel sembra rappresentare nel suo piccolo il nostro mondo, quello attuale, dove terroristi poveri o ricchi (come nel recente caso dello Sri Lanka) scelgono di eliminare i facoltosi turisti occidentali o, comunque, di cercare di imporre a modo loro il proprio Dio e di seguire una ideologia che gli è stata inculcata da cattivi maestri.

Attacco a Mumbai

In Attacco a Mumbai – Una vera storia di coraggio, teniamo a ribadirlo, quello che vedrete non è finzione, lo è solo nella ricostruzione, in quanto è vero che alcune persone si sono salvate perché conoscevano il corano, come è vero che due centraliniste si sono fatte sparare in testa piuttosto che indicare le camere dove si trovavano ancora gli ospiti . L’aspetto più raccapricciante, quindi, è di sicuro la  cruda ricostruzione.

L’unico pensiero viene rivolto alle vittime e all’eroismo del personale del Taj Mahal Hotel, che viene giustamente ricordato al termine del film. Dal canto nostro, speriamo di non dover scrivere altre recensioni come per Attacco a Mumbai – Una vera storia coraggio, basati su avvenimenti reali, ma, considerando i tragici eventi che si susseguono ogni giorno, c’è da temere che tutti questi “trailer” che vediamo nei telegiornali diventeranno quasi sicuramente altri titoli cinematografici. La nota più angosciosa, però, è forse un’altra: i giovani terroristi che hanno compiuto la strage e sono morti (solo uno verrà catturato) in cambio di un non meglio identificato paradiso terrestre, ma, sopratutto, perché il loro sacrificio avrebbe fruttato dei soldi alle loro povere famiglie. La storia ci narra che anche nel passato i più abbienti venivano reclutati o si facevano reclutare per aiutare le proprie famiglie, ma fatti recenti ci indicano che, ormai, questa pratica viene attuata anche da chi gode di fortune economiche e studi di alto livello. Questo è davvero l’aspetto più inquietante, che ci porta a riflettere dopo la visione del film.

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