lunedì , 19 Agosto 2019
Venezia: la Mostra della Laguna ha 84 anni, ma ne compie 73!

Venezia: la Mostra della Laguna ha 84 anni, ma ne compie 73!

Sapevate che il Festival di Cannes esiste grazie alla Mostra di Venezia? E che la Coppa Mussolini è il secondo premio cinematografico più vecchio del mondo?

Inizio subito con un moto d’orgoglio nazionale: la Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia nacque nel 1932 ed è il festival cinematografico più antico del mondo.
Sarebbe anche la prima ad aver istituito un premio al Miglior Film, se non fosse per quella semi-sconosciuta premiazione chiamata “Academy Awards”, che forse alcuni di voi hanno sentito nominare come “Notte degli Oscar”, che nacque appena 3 anni prima…
Ma ancora oggi quella di Venezia è riconosciuta come la più autorevole e prestigiosa, assieme alla sorella francese di Cannes e a quella tedesca di Berlino.

Il primo film ad essere proiettato il 6 agosto 1932 fu “Il Dottor Jekyll”, di Rouben Mamoulian, sulla terrazza dell’Hotel Excelsior al Lido di Venezia e quella prima edizione vide titoli del calibro di “A me la libertà” di René Clair, Proibito” di Frank Capra, “Frankenstein” di James Whale, oltre ai film di grandi nomi come Camerini, Hawks, Lubitsch, Tourneur, Vidor… ma si trattava ancora di una rassegna dove non si assegnava nessun premio.
Si cominciò con l’assegnarlo dalla seconda edizione e, data la particolare situazione storica dell’Italia in quel periodo, il premio al Miglior Film era la “Coppa Mussolini”, che prendeva il nome da quell’ometto con il cranio lustro che amava fare discorsi da un balcone di Roma, a Palazzo… Venezia.
Ma tu pensa le coincidenze.

La Coppa Mussolini era l’antenata dell’odierno Leone D’Oro e si assegnò dal 1934 al 1942 premiando il Miglior Film Italiano ed il Miglior Film Straniero: su 8 edizioni, il premio al Miglior Film Straniero andò 5 volte a film prodotti dall’allora Germania nazista. 
Le eccezioni furono il britannico “L’Uomo di Aran” di Robert Flaherty, l’americano “Anna Karenina” di Clarence Brown ed il francese “Un Carnet da Ballo” di Jean Duvivier, le restanti edizioni videro appunto vincitori i film tedeschi compreso “Olympia” di Leni Riefenstahl: il monumentale lavoro di 3 ore e 40′ della regista berlinese che raccontava le Olimpiadi di Berlino del 1936 tanto care al Reich.

Una tuffatrice delle Olimpiadi di Berlino 1936 che non sapeva che a quelli le braccia tese piacevano, ma una alla volta.
Una tuffatrice delle Olimpiadi di Berlino 1936 che non sapeva che a quelli le braccia tese piacevano, ma una alla volta.

Nel 1937 la decisione della giuria di non premiare “La Grande Illusione” di Jean Renoir fece scoppiare un’enorme polemica oltre a rischiare un vero e proprio incidente diplomatico: il film racconta la storia di due prigionieri francesi che scappano da un campo di prigionia tedesco durante la Prima Guerra Mondiale…
Come potete immaginare il film fu proibito in Germania (fino al 1948) e l’amicizia che correva tra il Reich e l’allora Governo Italiano potrebbe aver influito sulla scelta finale, dato che la motivazione che spinse i giudici a non assegnargli la Coppa fu che era “eccessivamente pacifista”; il regista francese lanciò quindi un “j’accuse” – era francese, ci sta – nei confronti della Mostra e la cosa mise in moto le istituzioni transalpine.
Jean Zay, l’allora ministro francese dell’istruzione e delle belle arti, ricevette la richiesta da parte di 3 giudici francesi della giuria internazionale della Mostra veneziana e di due importanti rappresentanti del cinema americano e britannico in Francia che avevano deciso di boicottare la rassegna italiana: gli venne chiesto di istituire un “festival cinematografico del mondo libero”.

Louis Lumière, uno dei due famosissimi fratelli “inventori” della settima arte, accettò di diventare il presidente della prima edizione che si sarebbe dovuta svolgere a Cannes dal 1° al 20 settembre 1939, e la Metro-Goldwyn-Mayer si era già assicurata il noleggio di un transatlantico per trasportare oltreoceano le sue stelle, tra cui Tyrone Power e Gary Cooper.
Purtroppo però il 1° settembre di quell’anno fu anche il giorno in cui le truppe naziste entrarono in Polonia dando il via alla Seconda Guerra Mondiale, ed il Festival di Cannes poté iniziare soltanto nel 1946.

Ma al di là di questi tristi avvenimenti la Mostra di Venezia è stata in 84 anni il festival del cinema per eccellenza, fatto di grandissime anteprime e memorabili scandali.
Nel 1934 gli spettatori veneziani poterono assistere al primo nudo cinematografico di sempre: in “Estasi”, di Gustav Machatý, Hedy Lamarr metteva in mostra le sue grazie come mai nessuna aveva fatto prima di allora; quello che si vedeva nel film era un nudo integrale da dietro ed un topless frontale, una di quelle cose che adesso si vedono tranquillamente in seconda serata sulle tv locali, ma girò subito voce che l’attrice avesse girato la scena completamente nuda, in mezzo ad un troupe formata da soli uomini.
Non solo: il film era anche il primo a mostrare la scena di un orgasmo femminile e a mostrarlo addirittura in primo piano; in seguito l’attrice dichiarò che l’espressione di piacere divenuta poi famosa era in realtà una smorfia di dolore causata dallo spillo con il quale il regista Machatý le pungolava il sedere.
Il film fu proibito in Italia, fu criticato dal papa e diede luogo anche ad un buffo aneddoto: il marito della Lamarr, geloso e furente per la prova della moglie, tentò di acquistare tutte le copie della pellicola per evitare che venissero divulgate e proiettate, ma invano.

A sinistra l'espressione della Lamarr nel primo orgasmo cinematografico, a destra l'espressione della Lamarr mentre il marito compra le copie del film.
A sinistra l’espressione della Lamarr nel primo orgasmo cinematografico, a destra l’espressione della Lamarr mentre il marito compra le copie del film.

A causa della Seconda Guerra Mondiale le edizioni del 1940, 1941 e 1942 si svolsero lontano dal Lido e vengono oggi considerate “mai avvenute” a causa dell’eccessiva presenza di film propagandistici italiani e tedeschi.
Ma una volta finito il conflitto e dopo che le sorti del Governo Mussolini si capovolsero, nel 1946 la Mostra riprese a pieno ritmo.

I restanti anni ’40 furono la culla del Neorealismo Italiano ed assieme ai grandissimi autori nostrani come Rossellini, Lattuada e Visconti a Venezia arrivavano registi internazionali come Orson Welles, John Huston, Fritz Lang, David Lean ed un incredibile successo di pubblico: nel 1947 erano 90mila gli spettatori che a Palazzo Ducale, in Piazza San Marco, assistettero alla proiezione di “Io ti salverò” di Alfred Hitchcock.

Parte dei 90mila spettatori in Piazza San Marco nel 1947: non si hanno notizie del numero di piccioni presenti nello stesso momento.
Parte dei 90mila spettatori in Piazza San Marco nel 1947: non si hanno notizie del numero di piccioni presenti nello stesso momento.

Il decennio successivo fu quello della consacrazione del Festival e del suo riconoscimento culturale a livello mondiale, nonché quello delle partecipazioni del gotha del cinema italiano con Fellini ed Antonioni e dell’affermazione del cinema giapponese di Kurosawa e Mizoguchi.
Ma fu anche il teatro di storie d’amore che hanno fatto epoca…
Nel 1949 il regista Roberto Rossellini ricevette una lettera da Ingrid Bergman, già musa di Hitchcock e vincitrice di un Oscar per “Angoscia”, che recitava così

Caro Signor Rossellini,
ho visto i suoi film Roma Città Aperta” e “Paisà” e li ho apprezzati moltissimo. Se ha bisogno di un’attrice svedese che parla inglese molto bene, che non ha dimenticato il suo tedesco, non si fa quasi capire in francese, e in italiano sa dire solo ‘ti amo‘, sono pronta a venire in Italia per lavorare con lei.

…voi cosa avreste fatto?
Rossellini decise che la parte in “Stromboli (Terra di Dio)” già assegnata alla sua compagna Anna Magnani doveva andare all’attrice svedese e andò a girare il film nelle isole Eolie: nacque così una delle storie d’amore più famose della storia del cinema, osteggiata sia in Italia che in America; criticata da noi perché entrambi erano già impegnati in una relazione e negli Stati Uniti perché non videro di buon occhio che una delle loro più grandi star venisse “rapita” da un altro paese che di cinema… ne sapeva abbastanza, diciamo.
(Rossellini e la Bergman ebbero tre figli, tra cui la famosa Isabella che sarà protagonista 36 anni dopo di un altro “scandalo veneziano”… ma ci arriverò a tempo debito)

La Magnani, ovviamente, non la prese benissimo ed affrettò l’inizio delle riprese di “Vulcano” sull’isola di Lipari, a neanche 20 chilometri di distanza da Stromboli, nello stesso periodo.
Il film di Rossellini fu presentato a Venezia e il regista fu accolto dai fischi dei fan dell’attrice romana, il cui film invece era uscito in sala mesi prima godendo di un’incredibile pubblicità dovuta al triangolo amoroso.

Nel 1953 Federico Fellini vinse il Leone D’Argento con “I Vitelloni” e cominciò così a farsi conoscere anche all’estero: il film ottenne una nomination agli Oscar… l’anno successivo il regista riminese portò a Venezia “La Strada” che vinse un altro Leone D’Argento ma che tre anni dopo ottenne il primo dei suoi 4 Oscar per il Miglior Film Straniero, ma il rapporto idilliaco tra Venezia e Fellini non era destinato a durare: nel 1955 Fellini si presentò alla Mostra con “Il Bidone” e l’accoglienza fu talmente deludente che il regista disertò il festival per i successivi 14 anni, rompendo il silenzio con il fuori concorso di “Fellini Satyricon”.
La Mostra tentò di salvare la faccia conferendogli il Leone d’Oro alla Carriera nel 1985, ma Fellini non le perdonò mai lo sgarbo di trent’anni prima.

"Lo vedi il mio sorriso tirato, Venezia? Lo percepisci il mio disprezzo, Venezia?"
“Lo vedi il mio sorriso tirato, Venezia? Lo percepisci il mio disprezzo, Venezia?”

Nel 1957 Venezia fu il teatro di un altro storico incontro: durante una delle tante feste che animano il Lido durante la Mostra Maria Callas conobbe il miliardario Aristotele Onassis, iniziando così un amore disperato che cambiò per sempre la vita della soprano.
L’anno dopo fu Brigitte Bardot ad infiammare gli animi e le penne dei giornalisti specializzati, quando abbandonò il Festival non appena seppe che Sophia Loren aveva vinto quella Coppa Volpi per la Migliore Attrice che riteneva sua, mentre nel 1960 i fischi furono i protagonisti della premiazione finale: il pubblico esigeva che a vincere fosse “Rocco e i suoi fratelli” di Luchino Visconti al posto di un anonimo “Il Passaggio del Reno” di André Cayatte e la storia del cinema, in effetti, diede poi ragione ai fischi.

Gli anni ’60 furono forse i più “artistici” grazie al cambio di direzione che prediligeva le opere senza guardare la mondanità, la politica o le pressioni politiche degli studios, fu così che Venezia si riempì dei capolavori di Ingmar Bergman, Pier Paolo Pasolini, Robert Bresson, Akira Kurosawa, Roman Polanski, François Truffaut, Roberto Rossellini, Jean-Luc Godard, Carl Theodor Dreyer, Miloš Forman, Carmelo Bene, Luis Buñuel… e che dal 1963 al 1966 il Leone D’Oro andò a 4 film italiani uno dopo l’altro: “Le mani sulla città” di Francesco Rosi, “Il deserto rosso” di Michelangelo Antonioni, “Vaghe stelle dell’Orsa” di Luchino Visconti (per la felicità del pubblico di 5 anni prima) e “La battaglia di Algeri” di Gillo Pontecorvo.

Sembrava tutto bellissimo, e invece… no.
Le contestazioni studentesche del ’68 nei confronti della Biennale, accusata di essere figlia del fascismo e di rispondere a logiche tutt’altro che artistiche, si ripercuoterono anche sulla Mostra con il risultato di cancellare la competizione e renderla più semplicemente una rassegna cinematografica senza nessun premio.

L'artista Gastone Novelli mentre scrive "La Biennale è fascinosa"? "La Biennale è fasciatura"? Indovinate voi...
L’artista Gastone Novelli mentre scrive sul retro delle sue opere “La Biennale è fascinosa”? “La Biennale è fasciatura”? Indovinate voi…

Fino al 1980 non venne quindi assegnato il Leone D’Oro, e addirittura la Mostra non si tenne nel 1973, 1977 e 1978.
Ma le edizioni degli anni ’70, seppur con tutti i problemi e le difficoltà del caso, sono comunque passate alla storia per i titoli presenti alla rassegna, titoli che sottolineavano la rabbia che stava montando anche nel cinema e che avrebbe portato alla nascita di nuove correnti e nuovi stili: nel 1971 ci furono “Domenica, maledetta domenica” di John Schlesinger, “I diavoli” di Ken Russell e in anteprima nazionale “Attenzione alla puttana santa”, lo scandaloso film di quel Rainer Werner Fassbinder che lascio descrivere a Graziano Arici, uno dei più illustri fotoreporter ‘veneziani’

L’ho visto bere per sette, otto ore, aveva sempre il bicchiere pieno, beveva senza interruzione, rum e cola, gin, cocktail vari: è probabilmente il personaggio più dirompente mai passato per il Lido, completamente fuori dagli schemi.

L’anno dopo un’altra grande anteprima nazionale: “Arancia Meccanica” di Stanley Kubrick, film che immancabilmente diede luogo ad una coda incredibile di polemiche.
Il Leone tornò nel 1980, ma senza Leone D’Argento e Coppe Volpi agli attori, in un’edizione formata da appena 16 film e con una vittoria ex aequo per John Cassavetes con “Gloria” e Louis Malle con “Atlantic City, USA”, ed il decennio successivo vide la rinascita della Mostra che si aprì anche ai film più commerciali e di facile presa sul pubblico: la new Hollywood partita dalla voglia di rompere gli schemi si era già trasformata nella Hollywood che mescolava l’autorialità al botteghino facile.
Furono gli anni in cui gli Stati Uniti partecipavano in concorso con le opere di Altman, Mamet o Konchalovsky ma contemporaneamente portavano in anteprima fuori concorso “I Predatori dell’Arca Perduta”, “Blade Runner”, “L’Impero Colpisce Ancora”, “E.T. L’Extraterrestre”, “Poltergeist”, “Il Ritorno dello Jedi”, “Zelig”, “Gli Intoccabili”, “Aliens”, “L’Ultima Tentazione di Cristo” fino ad arrivare a… “Chi ha incastrato Roger Rabbit”.
La dimostrazione che Venezia voleva continuare a proporre arte, ma attirando il pubblico.

Potevano mancare le polemiche anche in questo decennio? Figuriamoci.
Nel 1986 l’allora direttore Gian Luigi Rondi decise di escludere dalla Mostra l’attesissimo “Velluto Blu” di David Lynch dichiarando che i nudi e le scene scabrose di Isabella Rossellini (eccola!) avrebbero offuscato ed offeso la memoria della madre Ingrid Bergman.
L’attrice dichiarò

“Mi aspettavo dei dissensi ma non avrei mai pensato che quelle scene, indispensabili per il film, diventassero oggetto di polemica”

In sintesi: se vi chiamate Rossellini e avete una relazione con il regista del vostro film forse è meglio che evitiate di andare a Venezia.

I Rossellini e Venezia: un rapporto difficile. E sì: quello con il maglione in faccia è David Lynch.
I Rossellini e Venezia: un rapporto difficile. E sì: quello con il maglione in faccia è David Lynch.

La Mostra fece poi con Lynch quello che fece con Fellini: oltre a chiamare il regista come presidente di giuria nel 1994 gli conferì il Leone D’Oro alla carriera nel 2006: ti amo e poi ti odio e poi ti amo…
Il decennio si conclude con la certezza di aver portato alla Mostra grandissimi nomi dello show business e contestualmente aver lanciato registi come Pedro Almodovar, Nanni Moretti e Peter Greenaway, senza dimenticare di aver proiettato in anteprima nazionale un film epocale come “C’era una volta inAmerica”: l’ultimo capolavoro di Sergio Leone, il quale girò la famosa scena della cena al ristorante tra Noodles e Deborah proprio all’Hotel Excelsior di Venezia, là dove mezzo secolo prima era iniziata la Mostra.

Siamo così arrivati all’altroieri: gli anni ’90 furono gli anni della consacrazione del cinema orientale e del ritorno delle superstar americane in laguna, gli arrivi in barca di Jack Nicholson, Dustin Hoffman, Al Pacino, Robert De Niro, Harrison Ford, Bruce Willis, Kevin Costner, Mel Gibson, Nicole Kidman, Tom Hanks, Denzel Washington si mescolano ai Leoni D’Oro assegnati a Zhang Yimou, Tsai Ming-liang, Tran Anh Hung e Takeshi Kitano, e si concludono con un altro grande film in anteprima, un altro ultimo capolavoro di un grande Maestro: il 1° settembre 1999 fu la sera di “Eyes Wide Shut”, del
gigante Stanley Kubrick morto appena sei mesi prima.

Non posso passare agli anni successivi senza citare la doppia parentesi trash delle edizioni 1995 e 1996…
Nel 1995 Tinto Brass ha la geniale idea di autoinvitarsi in laguna per promuovere il suo “Fermo Posta Tinto Brass” arrivando su un battello in compagnia di 8 attrici seminude tra palpatine ed ammiccamenti, ottenendo nell’ordine: l’attenzione di tutta la stampa internazionale, una pubblicità incredibile e… un processo per atti osceni in luogo pubblico (che venne poi derubricato e trasformato in semplice multa).
L’anno dopo il regista spagnolo Bigas Luna fu invitato nella sezione “Notti Veneziane” con il suo “Bambola”: film definito di “epocale bruttezza” con una Valeria Marini che cavalca mortadelle ed ha amplessi con un’anguillal’agenzia di stampa adnkronos descrisse così la proiezione

Ogni scena è stata accolta dal pubblico del Lido con ovazioni da stadio (…) il pubblico ha gridato, scandito slogan e cori all’indirizzo della Marini: già dai primi fotogrammi sono volati epiteti e inviti espliciti all’indirizzo dell’attrice, i più carini dei quali erano “nuda nuda” e “spojate”. (…)
Gli applausi più lunghi comunque se li sono guadagnati la capretta di Valeria Marini e l’anguilla, la cui apparizione sul grande schermo è stata un vero e proprio trionfo.

Il sobrio sbarco di Tinto Brass e delle sue elegantissime attrici.
Il sobrio sbarco di Tinto Brass e delle sue elegantissime attrici.

Gli anni 2000 confermano il trend delle ultime edizioni, mescolando nomi altamente commerciali fuori concorso ad opere spiccatamente autoriali in concorso e l’attenzione si sposta su un’altra grande area del cinema internazionale: in 10 anni vincono il Leone D’Oro un iraniano (Jafar Panahi con “Il cerchio”), un’indiana (Mira Nair con “Monsoon Wedding”) ed un israeliano (Samuel Maoz con “Lebanon”) ma si chiudono, neanche a dirlo, con una bordata di fischi.
Fischi che accolsero il presidente della giuria del 2010 Quentin Tarantino quando annunciò il Leone D’Oro a “Somewhere” di Sofia Coppola, film ritenuto notevolmente inferiore rispetto ad altre opere in concorso quell’anno come “13 assassini” di Miike, “Essential Killing” di Skolimowski, “Ballata dell’odio e dell’amore” di de la Iglesia o “Il Cigno Nero” di Aronofski.

Nelle ultime 5 edizioni sono stati tre i paesi che hanno vinto il loro primo Leone D’Oro: nel 2012 la Corea del Sud con “Pietà” di Kim Ki-duk, nel 2014 la Svezia con “Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza” di Roy Andersson (già: per Ingmar Bergman ci fu solo quello alla carriera nel 1971) e l’anno scorso il Venezuela con “Ti Guardo” di Lorenzo Vigas.

L’ultima polemica veneziana fu proprio nel 2015: vi ricorderete sicuramente l’apparizione di un Johnny Depp visibilmente ingrassato e sciupato che fece scorrere fiumi d’inchiostro sulla stampa e nascere migliaia di meme su internet, presente alla Mostra accompagnato dall’allora moglie Amber Heard.
Ed è inutile che vi racconti i recenti tristi sviluppi della loro storia d’amore…

Johnny Depp era comunque ingrassato per un film: l'ultima volta che sei ingrassato tu quanti film hai fatto?
Johnny Depp era comunque ingrassato per un film: l’ultima volta che sei ingrassato tu quanti film hai fatto?

I paesi che hanno vinto più Leoni D’Oro?
L’Italia è a pari merito con la Francia, con ben 11 leoncini: i cugini d’oltralpe hanno vinto con autori dal nome importante come Jean-Luc Godard, Louis Malle, Eric Rohmer, Alain Resnais, Agnès Varda, Krzysztof Kieślowski, Henri-Georges Clouzot, André Cayatte, René Clément e Luis Buñuel, noi rispondiamo con i nostri Mario Monicelli, Roberto Rossellini, Gillo Pontecorvo, Michelangelo Antonioni, Luchino Visconti, Ermanno Olmi, Valerio Zurlini, Renato Castellani, Francesco Rosi, Gianni Amelio e Gianfranco Rosi, l’ultimo a vincerlo nel 2013.
Quest’anno in concorso ci saranno 6 film francesi, compresi gli attesi nuovi lavori di Wim Wenders e François Ozon, e solo 3 film italiani: “Questi Giorni” di Giuseppe Piccioni, già a Venezia nel 2001 con l’applaudito “Luce dei miei Occhi”, “Piuma” del britannico Roan Johnson e “Spina Mirabilis” di Massimo d’Anolfi e Martina Parenti, documentaristi già pluri-premiati internazionalmente da qualche anno ma esordienti a Venezia.

Le insidie potrebbero arrivare da “The Woman Who Left” del filippino Lav Diaz – già vincitore per due anni di fila della sezione Orizzonti nel 2007 e 2008 ma per la prima volta in concorso – e da “Paradise”, l’ultimo lavoro del 79enne moscovita Andrey Konchalovskiy alla sua quinta apparizione alla Mostra a 51 anni di distanza da quel “Il Primo Maestro” del 1965.

Gli occhi sono però puntati sui lavori in arrivo dagli Stati Uniti che si presentano con ben 8 opere: grandi aspettative per “Voyage of Time” di Terrence Malick, il poeta del cinema che arriva in laguna con un progetto che è stato in gestazione per quasi quarant’anni, un film sulla nascita e la morte dell’universo conosciuto girato per metà in formato IMAX e musicato da Ennio Morricone, per “Arrival” dell’acclamato Denis Villeneuve (che non sarà presente perché impegnato sul set di “Blade Runner 2”), e per “On the Milky Road”, il nuovo film di Emir Kusturica che proprio a Venezia nel 1981 iniziò la sua carriera vincendo il Leone D’Oro per la Migliore Opera Prima con “Ti ricordi di Dolly Bell?”.

E ancora “Jackie” di Pablo Larraín – già presente in concorso nel 2010, premiato a Cannes nel 2012, membro della giuria veneziana nel 2013 e futuro regista del nuovo remake di “Scarface”“Nocturnal Animals” di Tom Ford, lo stilista diventato regista che si ripresenta a Venezia con il suo secondo film dopo l’ottimo esordio nel 2009 di “A Single Man”, che valse a Colin Firth la Coppa Volpi per la Miglior interpretazione maschile nonché la sua prima nomination agli Oscar, e “La La Land” di Damien Chazelle che, dopo aver esordito raccontando la storia di un batterista jazz nel premiatissimo “Whiplash”, alla sua seconda regia di un lungometraggio ci riprova raccontando la storia di un altro musicista jazz, questa volta un pianista interpretato da Ryan Gosling, che assieme alla compagna Emma Stone dovrà scontrarsi con le sue ambizioni nella complicata e competitiva Los Angeles: il film aprirà ufficialmente la 73ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia la sera del 31 agosto 2016.

Chi vincerà? Avremo sorprese, scandali, rivelazioni, conferme?
Come verranno accolte le prime due puntate della serie televisiva sul fittizio Papa Pio XIII dirette da Paolo Sorrentino ed interpretate da Jude Law?
Non resta che aspettare e godersi la rassegna più antica ed affascinante del mondo dedicata alla settima arte, sita in un luogo magico e ricolmo di storia dove cielo ed acqua si incontrano e si mescolano come nei migliori film, tra un rilassante salto in spiaggia e una devastante festa notturna, tra un’assonnata proiezione mattutina ed un aperitivo con l’immancabile spritz al bar che sta accanto al Palazzo del Cinema e che, manco a dirsi, si chiama… “Al Leone D’Oro”.

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