venerdì , 23 Agosto 2019
Man in the Dark, la recensione

Man in the Dark, la recensione

Diretto da Fede Alvarez, regista del remake de “La casa”, “Man in the Dark” è un horror-thriller su una rapina in una casa piena di orrori

 

Il genere horror continua ad andare, o almeno, ad essere spesso realizzato. Ogni anno del resto escono nuovi titoli, sia al cinema che direct-to-video, anche se non tutti alla fine si possono considerare tali, sono dunque più thriller che horror. E Man in the Dark (Don’t Breathe) rientra molto probabilmente in questa categoria. Diretto da Fede Alvarez, alla sua opera seconda come lungometraggio dopo il remake de “La casa” nel 2013, che si affida nel cast principale alla protagonista di quest’ultimo, Jane Levy, e poi a Daniel Zovatto e Dylan Minnette, che hanno ottenuto esperienze nel genere grazie a film come “It follows” e “Piccoli Brividi”. Principale antagonista di questa storia è invece Stephen Lang, attore di decennale carriera tra cinema e televisione, il cui ultimo ruolo di rilievo è senza dubbio il Colonello Miles Quaritch in Avatar.

Un gruppo di ragazzi senza futuro sfruttano le loro principali abilità per svaligiare le case dei ricchi e poter un giorno andar via dalla loro opprimente città. L’occasione per fare un “colpo grosso” per poi andare in pensione anticipata arriva quando vengono a sapere che nella casa di un ex-militare sono nascosti ben 300.000 dollari. Alex (Dylan Minette) è scettico, dato che non si fida del proprietario nonostante sia vecchio e cieco, ma sull’insistenza degli altri suoi due compagni, alla fine accetta. Faceva meglio a non demordere, perché un colpo che si prospettava di tutto riposo si rivela invece un vero incubo. Il vecchio è tutt’altro che arrendevole, e nasconde un terribile segreto nei sotterranei della sua abitazione. Riusciranno ad uscire vivi da quella casa?

 

Per lunghi tratti scontato e prevedibile, “Man in the Dark” riesce a salvarsi grazie a un finale un po’ inaspettato, e forse più drammatico di quanto uno poteva prevedere. Fede Alvarez, sceneggiatore oltre che regista, forse vuole lasciare allo spettatore più di un messaggio. Oltre alla sacralità della proprietà privata, almeno per quel che riguarda gli USA, e far venire anche a chi non l’ha mai avuta una momentanea fobia per i cani, vuole forse puntare il dito contro l’esercito, far capire a tutti che la vita sotto le armi rende le persone capaci di incredibili crudeltà verso il prossimo?

 

Distribuito dalla Warner Bros Picturer, sarà presente nelle sale italiane a partire da giovedì 8 settembre 2016.

 

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