Lola, recensione del delizioso film di Laurent Micheli

Ottobre 17, 2019 di Marco Chiaretti

Lola (il cui titolo originale è Lola vers la mer), ultimo film belga di Laurent Micheli, è stato presentato in occasione dell’apertura alla Festa del Cinema di Roma.

La drammaticità del film ruota attorno alla storia di Lola, una ragazza diciottenne e solitaria residente in una casa-famiglia con il suo unico amico Samir. Quando la madre muore, suo padre Philip si assicura che Lola non sia presente alla cerimonia. Due anni prima, Philip l’aveva cacciata di casa: a suo tempo, la ragazza si chiamava ancora Lionel. Philip e Lola vogliono esaudire il suo desiderio, ossia quello dello spargimento delle proprie ceneri nel Mare del Nord. L’altra faccia della medaglia è che Lola prova astio nei confronti del padre; i due, per svariati eventi che si susseguiranno lentamente si mettono in marcia, nonostante fossero entrambi contrari nel condividere un’auto ma decisi a riportare, in un modo o nell’altro, Catherine a “casa”.

Lola, tutto sommato, è un buon film da ogni punto di vista. A partire dalle inquadrature sperimentali (frequente l’utilizzo della macchina a mano che ricorda i bei momenti della Nouvelle Vague) le quali risultano mai invadenti e scorrevoli; interessanti e coinvolgenti, invece, le atmosfere tetre, fino ad arrivare alle superbe interpretazioni del cast composto principalmente da padre e figlia, Benoît Magimel e Mya Bollaers.

Il lungometraggio riesce ad entrare nella mente e nel cuore dello spettatore fin da subito coinvolgendolo totalmente in una storia che, per quanto incredibile, è tristemente attuale. Lola non molla: vuole a tutti i costi cambiare sesso. Nonostante provi a superare il dolore della morte della madre (la quale l’aveva aiutata nel processo di cambio di genere fino all’ultimo giorno della sua vita) e a fare i conti con un padre poco paziente e soprattutto poco presente, tenta in tutti i modi di inseguire il suo obiettivo. La regista di questo film è fortemente obiettiva e affronta il tema  con un realismo disarmante: nessun lieto fine, nessun cambio di rotta. Questa è la dimostrazione che molte persone, come in questo caso un padre, non sono destinate a cambiare ma a crescere emotivamente abbandonando ogni tipo di mentalità retrograda. La vera forza del film, dunque, è l’abbandono di ogni cliché.

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