giovedì , 20 Giugno 2019
Calcio(mercato): 10 motivi per cui la serie A tornerà il campionato più bello del mondo
Calciomercato - Cristiano Ronaldo a Torino il 16 luglio con la maglia della Juventus.

Calcio(mercato): 10 motivi per cui la serie A tornerà il campionato più bello del mondo

Vi sembrerà incredibile ma stiamo tornando ad essere il campionato più bello del mondo. Sì, proprio nell’estate che ci ha visto fuori dal mondiale, nella stagione che ha visto l’ennesima vittoria della Juventus, neanche fossimo la serie A estone. E ci sono tanti motivi: sportivi, televisivi, fiscali, imprenditoriali, un calciomercato come non si vedeva da tempo.

Cristiano Ronaldo

Inutile girarci attorno: quando il migliore di tutti viene dalle tue parti, tutto comincia a girare attorno a lui: non solo in Italia, ma ovunque. Ronaldo è una multinazionale che cammina, la compagna Georgina, per luce riflessa, guadagna quanto il suo compagno di squadra più pagato, per capirci. E’ un motore economico, sportivo, spettacolare che fa girare tutto il mondo del calcio, direttamente e nell’indotto. Dallo stadio ai media, nulla sarà come prima. Un grande colpo di calciomercato.

Aurelio De Laurentiis

Dopo anni, ha dimostrato che il calcio è un’impresa. Quando c’era da rilevare il Napoli, c’era il deserto. Ora per il Bari fallito, c’era la fila. Anche di super ricchi indonesiani e del mitico fondo Elliot. Con il calcio si può guadagnare e senza necessariamente portarsi via la cassa. Certo ci sono gli striscioni di protesta e i tifosi snob che non lo sopportano a Napoli, ma le persone normali (sindaci compresi) ne riconoscono la forza imprenditoriale e anche l’acume sportivo (in 14 anni da Gela a Madrid, niente male). E non dimentichiamoci che il valzer dei grandi nomi lo ha aperto lui: siamo sicuri che senza il colpaccio Ancelotti sarebbe arrivato Ronaldo?

Calciomercato

Da quando non ci divertivamo così seguendo la campagna acquisti e cessioni delle nostre squadre? Suning ha iniziato a tirare fuori i soldi, fiutando l’affare serie A soprattutto per gli anni a venire, Elliott ha capito – e non sbagliano mai da quelle parti – che il fatturato della serie A crescerà e quindi investe nel colpaccio Higuain per poi rivendere fra qualche anno la società (e un marchio straordinario) a peso d’oro, la Roma vende e compra alla grande, persino Lotito fa una squadra interessante. Nessuno vuole rimanere indietro, ben cosciente che le partite di quest’anno saranno le più viste dell’ultimo decennio, almeno all’estero (in Italia la scarsa alfabetizzazione digitale rischia di penalizzare DAZN). Il che vuol dire: sponsor, marketing, valori di mercato dei giocatori che crescono esponenzialmente.

Fisco

Eh sì, il “Regime speciale per nuove categorie di residenti”, che permette di pagare una tassa forfettaria di 100.000 euro per chi guadagna molto all’estero ma risiede da noi, ci ha reso – grazie a Renzi – un paradiso fiscale calcistico. Cristiano Ronaldo guadagna un lordo inferiore a Neymar, ma sul netto totale (sponsorizzazioni comprese) gli mostra la targa di uno dei suoi 20 bolidi d’ Ecco perché ora tutto è possibile: Modric all’Inter, Cavani (che in quanto residente di ritorno avrebbe ancora più agevolazioni) al Napoli, Marcelo e Pogba alla Juventus. E forse torneranno presto anche i “miracoli” del calciomercato tipo Zico all’Udinese.

Stadio

La Juventus ha aperto una porta, la Roma sta provando a entrarci. Aurelio De Laurentiis, visti i problemi a Napoli, lo farà a Bari. Pur con una legge non proprio perfetta, ora costruire impianti sportivi e quindi creare patrimoni immobili per le società sportive e riqualificare zone periferiche con operazioni di edilizia residenziale e commerciale per i presidenti è Oltre che costruire, attorno allo stadio, e soprattutto dentro, strutture multifunzionali. Non è importante che siano ancora in pochi ad averlo fatto e neanche che le operazioni avvenute non siano rilevanti nei bilanci delle società che l’hanno portato a termine. E’ importante la prospettiva: tutto ciò attrarrà investitori. Presto o tardi arabi, russi come già cinesi e americani (i peggiori, per i tifosi, a tutte le latitudini), verranno qui a fare la spesa.

Fair play finanziario

Se ha abbassato la competitività sportiva del calcio italiano, perché senza salary cup e leghe “chiuse” tipo NBA, così si cristallizzano solo i rapporti di potere – fatti salvi esempi virtuosi come Atletico Madrid e Juventus nell’ultimo decennio, Barcellona negli ultimi 25 anni -, è vero che in qualche modo ha reso più solidi e razionali i bilanci allegri delle squadre nostrane. Non a caso i disastri sono avvenuti fuori dalla zona Europa: in C, in B, a Parma. All’Uefa non si fanno fottere, come dimostra il cinese rossonero, sbugiardato proprio da quelle parti. Insomma, quello che ci ha strozzato è anche la base da cui ripartire.

Il mondiale negato

Il disastro di Ventura e Tavecchio ci ha aperto gli occhi su un modello fallimentare. Familistico, fatto di alleanze vetuste e dannose, incapace di sfruttare risorse interne ed esterne. Con molta lentezza e ancora più contraddizioni si è capito – vedi il ruolo di Lotti sui diritti televisivi, anche se poi Mediapro non è andata a dama – che bisogna rendere più efficiente il mondo del calcio. Squadre b, vivai da valorizzare, un Under 19 fortissima e che è finita su Rai2, sono il segnale che il vento sta cambiando. Così come un modo più moderno di vendere il prodotto calcio. Si faranno errori, si imporranno regole sbagliate, ma la direzione è Come sempre i grandi fallimenti aprono le porte ai trionfi.

Juventus, Roma e Napoli

Vi ricordate quando dominavamo in Europa? Quando la vecchia Coppa Uefa era un nostro feudo? Contava eccome, quel dominio, nelle scelte di mercato dei grandi campioni stranieri. Ora la Juventus è arrivata due volte in finale di Champions League, l’anno scorso la Roma l’ha sfiorata dopo aver regolato Atletico Madrid, Chelsea, Barcellona, con prestazioni pazzesche. E nel frattempo il Napoli di Sarri raccoglieva complimenti in tutto il continente, pur perdendo. Certo non siamo ancora la Premier e la Liga, ma siamo un trampolino per esse importante e in alcuni casi anche un ottimo ultimo contratto. Semplicemente perché qui, ora, si può almeno sperare di vincere.

Allenatori

Da quando i nostri mister non varcavano i confini neanche a cannonate – ricordate che incredibile shock fu Trap al Bayern? – ora invece girano il mondo ed esiste un ricco calciomercato anche per loro. Nazionali, squadre di club di paesi periferici, ma anche le big dei Carletto, dei Don Fabio, di Sir Claudio (quanto conta quello scudetto del Leicester di Ranieri? Forse più della Decima di Ancelotti). L’Italia è l’università della tattica – sua maestà Guardiola dice sempre che Roma e Brescia, da giocatore, sono state determinanti per il suo tiqui taca – e da quando l’hanno scoperto, fuori, hanno capito che per laurearsi campioni qui da noi devi almeno passarci.

Prezzi modici

Ancora per poco. Qui in Italia si può fare la spesa del calciomercato a prezzi ancora decenti: vedi Salah a 48 milioni di euro (e se Coutinho è costato più del triplo, si capisce che affare sia stato). Il motivo è semplice: facciamo girare ancora un quarto dei soldi della Premier e un terzo di quella Liga, la rinascita è appena cominciata e i nostri eroi sono ancora tali solo e soprattutto per noi. Così Milinkovic-Savic, pur essendo il miglior centrocampista giovane in circolazione, nessuno lo vuole pagare 120 milioni e sembrano un miracolo i 60 per Jorginho. Qui ancora non ci sono ancora le follie tipo Van Dijk a Alisson al Liverpool, se non in uscita. Vuol dire soldi freschi per crescere, anche per chi è dietro la Juventus. Ma la pacchia sta finendo: i prezzi per i calciatori medi si stanno alzando troppo e presto la bilancia non sarà più dalla nostra parte. Economica, almeno.

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