venerdì , 24 Maggio 2019
Liberi di Scegliere: Intervista a Francesco Colella “Ho disprezzato il mio boss” | VIDEO

Liberi di Scegliere: Intervista a Francesco Colella “Ho disprezzato il mio boss” | VIDEO

La nostra intervista a Francesco Colella che ci racconta il boss dell’ndrangheta interpretato nel film ” Liberi di Scegliere “, importante film tv che andrà in onda su Rai 1.
Francesco Colella nel film “ Liberi di scegliere ” di Giacomo Campiotti interpreta il ruolo di Antonio, capo famiglia  criminale che vive in modo tradizionalista la ‘ndrangheta e vuole trasmetterla a suo figlio Domenico ( Carmine Buschini). L’attore Francesco Colella ha lavorato a lungo per l’interpretazione di questo personaggio complesso e malvagio. In occasione della conferenza stampa del film che andrá in onda il 22 Gennaio su Rai 1, abbiamo incontrato l’attore. In alto nella cover potete vedere il video.

francesco colella liberi di scegliere
Francesco Colella in una scena di “Liberi di Scegliere”
Quanto é stato difficile raccontare un uomo che agisce e vive nel nome del male in “Liberi di Scegliere”?
“Quando si racconta personaggi del genere, mi sono posto la domanda: Questo personaggio deve creare, in qualche modo, un sentimento di identificazione o di repulsione con il pubblico? Non sono d’accordo quando si dice che per recitare dignitosamente un personaggio non lo si debba disprezzare. Antonio é un portatore di morte”. 
Quale messaggio speri possa arrivare al pubblico giovane che guarderà Liberi di scegliere? 
“Spero che non continuino la vita dei padri, che possano vedere una possibilità di vita diversa. Non possono farlo da soli. Deve esistere un’educazione sociale rispetto al fenomeno della mafia. Molte volte, certi ragazzi si trovano da soli ad affrontare tutto ciò. Alessandro Preziosi ha trasmesso una grande complessità, una lotta”.
Come ti sei calato all’interno della solitudine del tuo personaggio? 
“L’ambizione al potere, ai soldi è il risultato di una vita fatta di solitudine. Non credo che certe persone del genere possano coltivare dei sentimenti. Il vuoto che hanno dentro gli permette di rappresentare dei sentimenti. Quella solitudine é una rappresentazione, una forma di ricatto verso la sua famiglia. Nella narrazione del male bisogna far vedere non solo l’aspetto banale del male, ma anche il suo aspetto volgare. É molto importante raccontare tutto ciò”. 

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