La Belle Époque, recensione del film di Nicolas Bedos con Fanny Ardant

Ottobre 21, 2019 di Marco Chiaretti

La sorprendente commedia La Belle Époque diretta da Nicolas Bedos ha riscosso un grande successo alla quattordicesima edizione della Festa del Cinema di Roma.

Una sceneggiatura da Oscar

Victor è un uomo d’altri tempi. Quando suo figlio, un eccentrico imprenditore che grazie all’uso di scenografie cinematografiche digitali gli propone di rivivere il giorno più bello della sua vita, Victor non ha alcun dubbio: sceglie di tornare al 16 maggio del 1974, giorno in cui in un café di Lione ha incontrato Marianne, la donna della sua vita. Il film vanta un cast di stelle del cinema francese quali Daniel AuteuilFanny Ardant, da Pierre Arditi a Guillaume Canet fino ad arrivare alla rivelazione di Cannes 2019 Doria Tillier. Il film è stato scritto  dallo stesso Nicolas Bedos.

Lo Strange Days francese ricco di comicità e delicatezza

Chi ricorda Strange Days di Kathryn Bigelow? Una pellicola americana emozionante che ruotava sullo stesso meccanismo di questo film: un uomo vuole rivivere sulla propria pelle i momenti più belli della sua vita. Soltanto che nel film della Bigelow, Lenny faceva uso dello squid, mentre ne La Belle Époque (qui il trailer) Bedos non ha bisogno di sostanze, ma di un vero e proprio set cinematografico per far rivivere al protagonista l’incontro con quella ragazza che poi sarebbe diventata sua moglie. Parallelamente alla storia tra Victor e Marianne, l’autore aggancia in modo magistrale un sub plot piuttosto interessante, ossia la relazione complicata tra il regista (colui che ha reso possibile il sogno di Victor) interpretato da Guillaume Canet, e quello della sua amante, attrice e figurazione della moglie dell’uomo durante il “viaggio”. I due si amano ma litigano, si lasciano e si insultano: grazie a questa seconda strada che il regista apre nell’opera, riesce a rendere tutto più dolce e piacevole, intervallando momenti drammatici con quelli comici.

Il voyeurismo

Nel film, il regista controlla che tutto vada per il meglio e lo fa spiando Victor da dietro i vetri dei locali che ha accuratamente allestito. Lo segue per tutta la giornata, lo osserva, lo studia. Ecco un’altra metafora del voyeurismo totale nel cinema: sono gli spettatori, i registi, coloro che osservano al buio ciò che accade con stupore e interesse. Lui vuole vedere sempre più, finché qualcosa va storto. Questo è il momento in cui si “rompe la quarta parete” assicurandosi che proceda tutto per il meglio. Improvvisamente anche il regista, colui che doveva tenere il controllo del “viaggio”, finisce per rimanerne immerso. Un virtuosissimo alternarsi di sogno e realtà.

L’amore per il cinema e la nostalgia del passato

Con questo film, Nicolas Bedos omaggia il cinema raccontandoci una storia d’amore, di nostalgia del passato e di umanità. L’ottima scenografia, imbellettata da una fotografia omogenea e sorprendente, rende il film un prodotto di altissimo livello artistico in cui la tecnica della messa in scena affascina dalla prima all’ultima inquadratura. La Belle Epoque rapisce, stupisce e commuove: ingredienti fondamentali per un film di successo. Una candidatura agli Oscar Bedos se la merita senza esitazioni.

La Belle Époque arriverà nei cinema il 7 novembre con I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection.

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