John Travolta in conferenza stampa, da Grease a Pulp Fiction

Ottobre 22, 2019 di Giorgia Terranova

Conferenza stampa The Fanatica - John Travolta

John Travolta in conferenza stampa per il film The Fanatic, ha raccontato l’esperienza dei ruoli che l’hanno reso famoso in passato.

Il nuovo film con John Travolta, The Fanatic, sarà proiettato un’unica volta alla 14ª Festa del Cinema di Roma. The Fanatic racconta la storia di Moose, patito del cinema e ossessionato da un attore che cerca in tutti i modi di incontrare. Durante la conferenza stampa John Travolta ha parlato dell’interpretazione di questo film e del suo personale concetto di cinema. Tornando ai tempi di Grease, La febbre del sabato sera e Pulp Fiction.

Il ruolo che interpreta in The Fanatic è completamente diverso dalle sue precedenti interpretazioni. È un ruolo che riflette la sua paura di essere vittima delle ossessioni di qualcuno? È mai stata una delle sue paure?

John Travolta: “questo ruolo, innanzitutto , è stato uno dei miei personaggi preferiti interpretati finora. Riflette più che altro alcune delle mie passioni più nascoste come fan. Capisco cosa vuol dire essere un fanatico, non solo nei confronti di un attore cinematografico. Non credo di aver avuto mai paura dei fan. Anzi io l’apprezzo. Alla fine è qualcuno che ti fa scatenare il cuore. Credo che mi sia piaciuto il ruolo di un fan ossessionato proprio perché non ho mai avuto paura di essere perseguitato“.

Che effetto le fa pensare di aver definito una generazione con alcuni dei suoi film?

John Travolta: “sicuramente sono molto orgoglioso di realizzare film che lascino un segno e che poi rimangano nel corso dei decenni. Quello che conta in un film è che piaccia al pubblico, che dia loro qualcosa. A prescindere da quando lo si vede. Nel senso se prende il via poi uno potrà vederlo e rivederlo. Credo e spero che The Fanatic, come Pulp Fiction o Il padrino, diventi uno di quei film senza tempo. È un privilegio essere in un film del genere e credo che valga per qualsiasi argomento. Non solo nel cinema“.

John Travolta - Pulp Fiction
John Travolta (a sinistra) in una scena del film Pulp Fiction

Rispetto ai suoi tanti film fatti in passato, qual’è il suo preferito? Rispetto a quello di cui parlava prima. E dato che sono molti, la scelta è tra Pulp Fiction e La febbre del sabato sera.

John Travolta: “credo che i miei tre film preferiti, i più memorabili e che coprono meglio il tempo, sono Grease, Pulp Fiction e La febbre del sabato sera. Sono molto orgoglioso di tutti e tre. Credo che la vita di una persona sia una sorta di mosaico, un collage di esperienze, composto da vari pezzi. E mettendo insieme i propri preferiti si ha l’idea di essere senza tempo. Perché le cose che noi preferiamo, che ci hanno lasciato qualcosa, possono durare per sempre“.

Dato che abbiamo citato La febbre del sabato sera che è stato uno dei tuoi primi film, è stato difficile fare i conti, così giovane, con un successo del genere?

John Travolta: “no, a volte le persone si sentono fatte per certe cose. La mia famiglia veniva dal teatro, dall’arte. Io ho accolto tutto questo. Ho fatto entrare nel mio mondo le performance attoriali come hanno fatto mia madre e mia sorella nel mondo dell’arte. Ma non perché manchi d’umiltà, non sapevo come sarebbero andate le cose. Ma l’ho accolte per capire cos’altro avrei potuto fare dopo“.

The Fanatic è un piccolo film, è costato poco. È sicuramente un film importante che avrà un pubblico vasto. Però bisogna accettare le varie possibilità e categorie. Ad esempio nella musica: il jazz e la pop music sono diverse. Ognuno avrà un genere preferito tra i due. Ma si possono comunque accoglierli entrambi, bisogna abbracciare le varie categorie dell’arte. Come ogni quadro di Picasso è diverso. Ha sicuramente delle cose in comune, ma non è mai uguale. E nessuno è bello allo stesso modo. Qualsiasi cosa si faccia l’importante è avere un punto di vista più ampio. Perché così si ha la possibilità di ottenere qualcos’altro. Di poter fare altro“.

John Travolta - Saturday Night Fever
John Travolta in una scena del film La febbre del sabato sera

Tu sei di origine italiana e il primo personaggio che ti ha reso famoso è stato quello di Tony Manero. Che rapporto hai tu con il tuo Paese d’origine?

John Travolta: “mia nonna veniva da Napoli e mio nonno dalla Sicilia. Che sono anche abbastanza vicine. Mio nonno è andato negli Stati Uniti nel 1902 in nave. Mentre mia nonna è partita quattro anni più tardi. Io sono stato solo in Sicilia, ma non so dove siano i Travolta. Da una parte è positivo perché mi sento unico. Messina è un altro nome presente nella mia famiglia, forse dovrei cercare degli indizi con il nome Messina. Mia nonna si chiamava Messina, mentre Travolta era mio nonno“.

Lei è famoso per aver interpretato Tony Manero e anche per essere un grande ballerino. Secondo lei Tony Manero oggi su che musica ballerebbe? E poi, lei balla ancora?

John Travolta: “di recente, se non l’avete ancora visto, ho fatto un favore a un mio caro amico. Lui è un cantante rapper di musica latino americana. E mi ha chiesto di fare un video in cui ballavo il tango. Si chiama Free to Tango. Nel video sono io quello che balla. Ma in realtà sembro lui, cioè non sembra che sono io. Ecco, credo che quello sia il ballo che farebbe Tony Manero. Comunque sì, io ballo ancora. Il video è di soli tre mesi fa, quindi è recente“.

Ha parlato di tre titoli in particolare della sua filmografia. Quali sono i migliori ricordi di quei momenti? Riguardo alla recitazione e alla realizzazione dal film. E qual’è stato il suo preferito?

John Travolta: “il viaggio e l’esperienza più interessante è stata quella di Pulp Fiction. Tarantino era un qualcosa di nuovo, ispirato dai più grandi registi dell’epoca. È stato un regista interessante da osservare, ho percepito consigli corretti e sofisticati. Al tempo stesso lui mi ha consentito di essere molto libero nell’interpretazione. Mettendo insieme fiducia e suggerimenti. Erano suggerimenti semplici, ma potenti al tempo stesso. C’era un divisione tra i compiti, Quentin non cerca di interferire con il ruolo dell’attore. E molti registi lo fanno. C’è stata un’intesa tra noi che ci ha fatto lavorare bene sul set. Credo che anche lui la pensi così“.

John Travota - Grease
John Travota (il primo da sinistra) in una foto sul set di Grease

In che cosa si sente diverso rispetto al ragazzo che era quando ha fatto Tony Manero? Che cosa l’ha sostenuta nella carriera e anche nella vita fino ad oggi?

John Travolta: “trovo davvero che sia stato il pubblico a consentirmi di essere così diverso in ogni ruolo che ho interpretato. Alla fine ho avuto la libertà di interpretare una donna e il Presidente degli Stati Uniti, così come un avvocato cinico. Fino al ruolo di The Fanatic. Molti sono stati creati dagli sceneggiatori, ed è come se io fossi la loro musa. La mia carriera mi ha consentito di essere una musa, un’immaginazione di ruoli per le persone. Non credo che io stesso riuscirei a pensare a un mio ruolo. O che sarei riuscito ad immaginarmi in uno di questi. Forse sono più a mio agio nel prendere un’idea e interpretare un personaggio già stabilito, piuttosto che progettarlo. Sono più un interprete che un creativo, e credo di essere molto fortunato ad avere quest’opportunità“.

A proposito di The Fanatic, lei prima diceva di essere un fan. Di chi è fan, quali sono i suoi miti? Riguardo alla sua carriera invece c’è stato un film che ha rifiutato, che poi è diventato un successo, e che ha rimpianto di non aver interpretato?

John Travolta: “non rimpiango il passato, guardo avanti e vivo il presente. Ci sono stati dei ruoli che ho rifiutato. Ad esempio American Gigolò, Splash, Il miglio verde, Ufficiale gentiluomo. Però non ho rimpianti, la vita è oggi. Tra i miei artisti preferiti ci sono James Cagney che è capace di ballare qualsiasi cosa e Sophia Loren. La trovo sorprendente, da bambino la ammiravo molto. Sono fan anche di Fellini, crescendo poi dei Beatles. E di alcuni musical, come Cabaret, Funny Girl. E del film Il padrino. Ammiro e amo molto Marlon Brando, era un amico che adoravo. Non mi sento imbarazzato nel dire che amo alcune persone, e non ho paura di ammettere che ero davvero pazzo di certi artisti. Non mi vergogno di ammirarli. Ti danno vita, puoi utilizzare quello che fanno loro, crescere partendo da lì. Amo molto Bertolucci. Sono un grande fan“.

John Travolta - The Fanatic
John Travolta in una scena del film The Fanatic

Cosa l’ha conquistata del personaggio di The Fanatic? In America ha ricevuto critiche contrastanti, perché secondo lei? E poi dopo il grande successo del film La febbre del sabato sera e di Grease, c’è stato un momento in cui non ha interpretato altri ruoli. Fino al successo di Pulp Fiction. Come mai? Come ha vissuto quel momento?

John Travolta: “quello che mi ha affascinato di questo personaggio è stata la capacità di creare sempre qualcosa dentro di sé. Nella vita ci sono degli alti e bassi. E durante un brutto momento o un periodo buio della propria vita, la fiducia in sé dà capacità ci creare qualcosa di nuovo. Un modo di pensare e di essere sempre in movimento. Io ho la percezione che nella vita bisogna essere liberi di creare sempre delle cose nuove. Su The Fanatic ci sono state delle ottime reazioni per quello che mi riguarda. Bisogna che è un piccolo film, un film d’essay. Ma io ho ricevuto commenti positivi. A volte basta anche solo che il tuo attore preferito ti dice che gli è piaciuta la tua interpretazione“.

Quando fai qualcosa e interpreti un personaggio lo accetti se viene dal cuore. Credi nella storia e nel protagonista. Il protagonista di The Fanatic è un personaggio unico. È stato un ruolo interessante da interpretare. È un uomo pieno d’amore nel cuore e appassionato. È un personaggio nuovo, che ha un amore incontrollato nella sua anima. Credo che tutti si possano, in qualche modo, identificare in lui. Tutti siamo un po’ fan o molto fan di qualcuno. In molti hanno amato questo film. E sono orgoglioso di questa opportunità. È un personaggio unico“.

Come sta vivendo questa nuova era cinematografica fatta di nuove piattaforme streaming? O di molti film remake di vecchi film, adattamenti di libri. O rispetto alla recente ondata di film Marvel. Lei si identifica ancora oggi nel cinema di Hollywood?

John Travolta: “sono molto felice di poter interpretare ruoli appartenenti alla vecchia Hollywood. Delle storie per attori che parlano di personaggi. Non sono mai stato un tipo da Marvel, però i miei figli amano quell’universo. Io sono cresciuto con Birdman e Fellini. Quindi come potrei amare il mondo Marvel? O i fumetti in generale? A me piacciono le storie, i personaggi. Amo essere profondamente commosso dal cinema e dai film. Però è anche vero che il mondo cambia. Ora con Amazon e Netflix si ha la possibilità di rivedere le storie che ci sono piaciute. Non voglio criticare il mondo del cinema adesso, è diverso. Credo che ogni forma di intrattenimento sia valida. Se crea un effetto su una persona va bene. Non c’è nulla di sbagliato. Tutto può essere relativo, e personale“.

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