Independence Day – Rigenerazione: Recensione, la confusione non aiuta un sequel con troppe aspettative

Agosto 8, 2016 di Thomas Cardinali

In un incrocio tra storia e fantascienza la Fox ha regalato una proiezione in anteprima alle Terme di Caracalla di Roma di “Independence Day – Rigenerazione”, la recensione.
 
“Independence Day” quando uscì 20 anni fa nelle sale riuscì a portare una ventata d’aria nuova ai blockbuster hollywoodiani con un disaster movie capace di incassare oltre 800 milioni di dollari nonostante una trama prevedibile. L’attesa per questo nuovo capitolo era talmente alta da meritare un mega evento con proiezione in anteprima nella suggestiva cornice delle Terme di Caracalla a Roma organizzata da Fox Italia con il patrocinio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il successo del primo film è da attribuirsi soprattutto al regista Roland Emmerich, capace di stupire con dei grandi effetti visivi, e a Will Smith  (leggi la recensione di “Suicide Squad con l’attore nei panni di Deadshot), che non ha dato la disponibilità a lavorare in questo sequel. L’arma vincente era stata inserire in un contesto realistico un’invasione aliena, sfruttando anche le leggende popolari dell’Area 51 e dei messaggi extraterresti che ancora oggi tanto affascinano gli appassionati. Adesso ci ritroviamo nel 2016 senza l’eroe amato dal pubblico, sostituito peraltro da un Jessie Usher decisamente sottotono, e con una situazione ambientale inverosimile dato che sulla Terra ci sono astronavi e sulla luna delle stazioni di difesa aliena con tecnologie decisamente troppo evolute.


Roland Emmerich non riesce a trasmettere mai per tutto il film una sensazione di realismo, con astronavi gigantesche che puntano ad impressionare soltanto per le dimensioni maggiori rispetto a quelle di 20 anni fa. Un ragionamento quasi di pari passo con Star Wars 7 (guarda lo spot tv di Rogue One), in cui la Base Starkiller era stata definita come una Morte Nera più grande e per questo anche il film di J.J Abrams era stato accusato di poca originalità. Questa mancanza è la più grave lacuna del cinema contemporaneo e mai come in questo 2016 la carenza risulta evidente, dato che abbiamo assistito a decisamente troppi sequel, remake e reboot con “operazioni nostalgia” (con la nota positiva dei buoni “Il Libro della Giungla” e “Ghostbusters” al femminile). C’è anche qualche volto conosciuto in questo secondo atto, come il presidente  Whitmore e il direttore della squadra di difesa David Levinson interpretati rispettivamente Bill Pullman e Jeff Goldblum, ma non bastano a salvare il film davanti all’ennesima prova inespressiva di Liam Hemsworth e a quella anonima della giovane Marika Monroe. Una nota lieta, anche se con dei momenti eccessivi, è sicuramente quella offerta da Brent Spiner che veste nuovamente i panni dell’eccentrico professor Brakish Okun. La prima parte del film è anche gradevole, con dei passaggi anche divertenti, ma è chiaro che dopo la comparsa dell’astronave prende la meglio il caos e la confusione di un film caotico, a tratti quasi claustrofobico che si fatica a vedere sino alla fine. I problemi di questo capitolo, che in America ha avuto una tiepida risposta di pubblico, sono come detto alla base di un sequel arrivato troppo tardi, con una sceneggiatura e un cast inadeguato.

In un’epoca in cui gli effetti speciali sono all’ordine del giorno “Independence Day – Rigenerazione” si mostra fragile, non avendo un solo punto di forza. Purtroppo l’opera di Roland Emmerich, al primo sequel della sua carriera registica, è destinato ad essere probabilmente il flop del 2016: gli amanti del disaster movie potrebbero ritenersi offesi per i cliché e le banalità che a tratti troviamo nel film, mentre chi è avverso a questo tipo di spettacoli non andrà a vederlo per partito preso. Probabilmente Fox ha scelto di produrre questo film in questo determinato momento storico per identificare nella nuova grande minaccia d’invasione aliena il pericolo ISIS e questo diventa evidente anche negli inviti a restare uniti che vengono lanciati in più momenti. A tratti sembra di trovarsi dinanzi a “Platoon” di Oliver Stone, mentre in altre sequenze ad “Armageddon” di Michael Bay, ma la realtà è che questa brutta copia sarebbe stato meglio fosse stata l’ultimo atto della saga. Il regista Roland Emmerich già ha dichiarato che il confermato terzo capitolo sarà un viaggio intergalattico, ma che senso avrebbe chiamarlo “Independence Day” se ne ha già perso l’essenza e l’originalità?

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