Incontro con Giuseppe Tornatore alla Festa del Cinema di Roma

Ottobre 18, 2019 di Giorgia Terranova

Giuseppe Tornatore - incontro

L’incontro con Giuseppe Tornatore alla 14ª Festa del Cinema di Roma, condotto da Mario Sesti. Una riflessione sul cinema e sul film Nuovo Cinema Paradiso.

Giuseppe Tornatore alla 14ª Festa del Cinema di Roma. Uuna commovente e melodica introduzione di Mario Sesti sul cinema e sul film Nuovo cinema Paradiso. Il regista racconta la particolare storia dietro il film che gli fece vincere l’Oscar. Una vicenda travagliata, divertente e davvero inaspettata. Confermando, ancora una volta, che nel cinema tutto può succedere

Per iniziare questo passaggio credo che il film Nuovo cinema Paradiso sia il più rappresentativo. Soprattutto per la vicenda complicata che ne è seguita. Dopo essere stato distrutto dalla critica, è diventato più tardi un classico del cinema italiano e internazionale. C’è qualcosa che cambieresti del film?

Giuseppe Tornatore: “sì, insisterei per non presentare il film al pubblico quando non era ancora ultimato. Alla prima proiezione questo causò alcune incomprensioni. Era la prima stesura di montaggio in pellicola. Cristaldi ci teneva perché il film potesse essere in concorso a Venezia. La lavorazione era stata complessa, anche lui ci aveva messo l’anima. E io non me la sentivo di andare contro il suo desiderio. La post produzione fu rapidissima e densa di lavoro. Le riprese erano terminate a settembre. E un mese dopo uscì il film. Vediamo come reagisce il pubblico, pensammo. La prima stesura era di tre ore, la reazione del pubblico fu molto positiva. Venne accolto calorosamente. I critici, ricordo, che erano smarriti, forse proprio da questa eccessiva emozione da parte del pubblico. Questo entusiasmo convinse i distributori che il film si sarebbe fatto strada da solo, e quindi non si preoccuparono di gestire la promozione. Il film andò malissimo. Dopo 31 anni credo che avrebbe avuto una forza diversa, la promozione di un film allora era determinante. Non incassò nulla e fu smontato dalla critica. tra chi aveva avuto da ridire a Bari, ricordo le definizioni di: troppo sentimentale e melodrammatico. Uno degli argomenti su cui tutti puntarono era la lunghezza, la durata eccessiva. Lo tagliammo, quindi, riducendolo a due ore e mezza. Si sparse la voce che il film era andato male perché durava troppo. C’erano comunque sette, otto film che avevano un minutaggio non inferiore a due ore e mezza. Tagliai un blocco intero di venti minuti e un’appendice che era collegata a questo blocco. È stato come togliere l’episodio La monaca di Monza ai Promessi Sposi. Abbiamo detto ai distributori di promuoverlo. Abbiamo realizzato un nuovo trailer e un nuovo manifesto. Si pensò addirittura di cambiare il titolo, perché poteva creare confusione. Si propose di intitolarlo: Baci tagliati. A me non piaceva. Il film uscì con più copie, venti invece di dieci e incassò meno della prima uscita. Quindi non funzionò ridurne la durata“.

Questo film parla da sé. A distanza di anni si coglie ancora la nostalgia all’interno della storia. È un’idea di cinema molto europea e molto italiana. Si parla di società, è un racconto in cui sono visibili le persone. Sei stato spinto da quest’idea molto forte?

Giuseppe Tornatore: “molti lo definivano nostalgico con disprezzo. Io l’avevo concepito lucidamente come un film di nostalgia, nella sua accezione più pura e innocente. Era un paradosso che la nostalgia fosse percepita come negativa. In un momento di crisi così terribile come era la seconda metà degli anni ’80. In cui i cinema chiudevano. Era come se fossi riuscito a fare il mio mestiere in un mondo dove non serviva più. Il cinema vicino casa mia era appena stato chiuso. Nuovo cinema Paradiso nasce da una fantasia mista a un desiderio, misto a indignazione. Da un forte stato emotivo che provavo in quegli anni. Poi ho arricchito il film con i miei ricordi di cinema e di quella sala cinematografica. Quella che avevo vicino casa. Ho avuto il tempo di conoscere ciò che ho raccontato. Volevo trasmettere quell’emozione esaltante e folle, al tempo stesso, di vivere il cinema da parte degli spettatori. Avevo tutti gli elementi per dare una struttura a un qualcosa che nasceva da un mio impulso emotivo. Fare un film per mostrare agli altri come le persone vivono il cinema, quanto è importante per loro. Questa volevo fare, in un’epoca in cui non ci si andava più. Credevo che sarebbe stat un’idea vincente. Invece non è stato così. E dopo una serie di tentativi ho pensato di aver sbagliato, di essermi illuso di poter cambiare qualcosa. O di far riflettere. Poi invece è successo l’inaspettato. Dopo Cannes, quando il film uscì a Parigi incassò più del primo Batman. Che era uscito lo stesso giorno. E da quel momento in poi il film ha avuto solo premi“.

Giuseppe Tornatore - Nuovo cinema Paradiso
Una scena del film Nuovo cinema Paradiso

Quella di Cannes è stata la proiezione più bella?

Giuseppe Tornatore: “ho assistito a molte proiezioni belle. Cannes è stata bella perché era inaspettata. Io ero convinto che il film sarebbe stato un disastro, come le volte precedenti. Il direttore del Festival di Cannes ci chiese di aprire il Festival con Nuovo cinema Paradiso e presentarlo fuori concorso. Io mi rifiutai. A Cannes di solito i film d’apertura sono quelli che hanno già vinto la Palma d’oro o altri premi importanti. Oppure che erano già stati osannati dal pubblico e dalla critica. Sarebbe anche potuto essere interpretato come un atto di presunzione. Ma le emozioni del pubblico quella sera furono tantissime, durante e dopo il film. Nel corso della proiezione ci furono 21 applausi“.

Una volta mi hai detto che il set è il luogo del merito. Cosa vuol dire esattamente?

Giuseppe Tornatore: “la produzione del film fu una produzione italo-francese. Il regista francese con cui lavorammo era un uomo meraviglioso, sorridente, intelligente, protettivo e critico. Quando sono andato a Parigi per incontrare alcuni attori, ricordo che mi disse una cosa nel salutarmi. Mi disse: cerca di fare il film tenendo sul set un clima gioioso, perché l’armonia di un film si incolla sulla pellicola e gli spettatori la captano. Effettivamente è vero. I film che vengono girati in un clima disperato non funzionano quasi mai. Ed è il regista che deve cercare di creare l’armonia su un set. Io rimasi colpito dal suo augurio. Perché sul set di disavventure ne abbiamo avute tante. Però c’è sempre stato un clima gioioso e di affetto da parte di tutti. Mi ricordo un’inquadratura sola che Cristaldi mi consigliò di non girare. Io però ne ero convinto, ne parlai con il DOP e con i vari capi reparto. E mi proposero di girarla a fine lavorazione, di nascosto. E gratis. Era una cosa che io non avevo mai sentito e che non mi è mai più successa“.

Giuseppe Tornatore - incontro 2
Giuseppe Tornatore

Cos’è accaduto con l’umanità di Nuovo cinema Paradiso? Sia del film che della realizzazione?

Giuseppe Tornatore: “molte cose di Nuovo cinema Paradiso sono rimaste a lungo. Ho collaborato con alcuni membri della troupe più volte. Sono rimasto in contatto con alcuni di loro. Sento spesso il bambino protagonista del film. Con Cristaldi ho avuto un’amicizia fortissima. Molti legami sono rimasti, legami di affetto autentico. Anche con chi poi non ho più lavorato. Io per esempio sulla filosofia della famiglia che si crea sul set e nel tempo ho maturato delle perplessità. I miei primi 4 film li ho sempre girati con la stessa troupe. Poi ho capito che il clima familiare e d’amicizia può ritorcercisi contro. Perché involontariamente abbassi il livello critico. Di tanto in tanto c’è bisogno di gente nuova, di nuove collaborazioni e nuova energia. La cosa più importante è la paura, l’insicurezza. Se uno ha paura di sbagliare è difficile che poi possa realmente sbagliare. Il timore del primo incontro, della prima scena, dell’inizio… ci porta a dare il meglio di noi“.

Hai ancora la copia in pelle della sceneggiatura Nuovo cinema Paradiso che Cristaldi ti mandò quando pensavate che il film non avrebbe avuto futuro?

Giuseppe Tornatore: “ce l’ho nel mio ufficio con la sua dedica. Lui di tutti i film prodotti ne conservava sempre una copia in pelle. Con scritto il titolo, l’anno, la produzione e la distribuzione a caratteri d’oro. La sua la conservo, non era solito fare questi regali a chiunque“.

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