I Medici: intervista ad Alessandro Preziosi

Ottobre 15, 2016 di John

(A cura di Thomas Cardinali) – Durante la Conferenza Stampa per l’anteprima mondiale di “I Medici” il nostro inviato ha intervistato Alessandro Preziosi che ci ha parlato del suo Brunelleschi.
A chi ti sei ispirato per il tuo Filippo Brunelleschi?

Io interpreto Filippo Brunelleschi, un personaggio di una intensità incredibile rispetto a quelle che sono le nostre informazioni e refusi scolastici. Mi sono ispirato a Bukowski insieme al costumista ed al regista, cercando di raccontare quanto più possibile quanto la dannazione paventata da certi personaggi si concretizzi poi in opere geniali. E’ stato un lavoro graduale e progressivo perché non ho avuto la possibilità di iniziare con tutto il cast perché ero in tournée con un’altra opera teatrale e quindi, gradualmente, sono riuscito a centrare quello che ci eravamo presupposti di fare.

Qual è stato il tuo rapporto con il regista e con il cast? Qual è il tuo rapporto con l’arte visto che interpreti il Brunelleschi?

Guarda credo che il rapporto con l’arte sia quello che mi spinge, nonostante le difficoltà e le resistenze caratteriali a continuare ad andare avanti con questo lavoro. Penso che l’arte è ciò che rende veramente interessante la sua riproduzione e quindi anche fare l’attore in qualche modo a volte vuol dire riprodurre la suggestione che ognuno di noi ha nella vita reale attraverso le opere artistiche di qualunque genere scultoree, pittore, ingegneristiche, architettoniche … tutto! Di questo Brunelleschi è come un concentrato umano: figlio di un notaio, orafo, ingegnere , scultore, pittore, architetto per me è stato un anello importante nell’estemporaneità di certi eventi che nella vita ti possono capitare. E tutto questo l’ho condiviso con il regista, in maniera molto estemporanea, magari ci si potesse fermare ogni volta cercando di mettere a fuoco quello che si è deciso di fare! Con il cast ho avuto l’onore di lavorare con Richard Madden più che con altri perché avevo scene solo con lui. E’ stata una modalità di lavoro molto intima, proprio come credo fosse doveroso raccontare il rapporto intimo tra Cosimo e il Brunelleschi, cioè riuscire a raccontare quanto Cosimo fosse legato al Brunelleschi dal suo bisogno di esprimersi artisticamente e di sentirsi anche lui un artista .

Come è stato scoprire in Brunelleschi una personalità più dannata rispetto a quella che conosciamo attraverso i libri di storia? Cosa ti ha affascinato di più di questo personaggio?

La grande libertà che mi è stata data nell’esprimere quello che avevamo in mente per la sua personalità; il regista ogni volta che arrivavo mi diceva “Io mi metto a sedere con i popcorn e tu vai”. E’ stata una grande responsabilità, giorni di lavoro molto intensi perché da quel set non si è mai usciti se non dopo aver realizzato cosa ci si era proposti di ottenere. E questo ha portato la mia recitazione ad essere spregiudicata ogni volta che lo interpretavo; non è corretto dire natura dannata di Brunelleschi non possiamo dirlo è sbagliato, avremmo dovuto fare una serie intera su di lui per definirlo così. Ero spregiudicato ogni volta che lo interpretavo perché volevo portare il committente e coloro che ci vedranno nella storia che raccontavamo.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di lavorare in una produzione internazionale?

I vantaggi sono il potersi raccontare in una modalità di lavoro diversa ma non perché loro siano migliori di noi; sono due mondi che si confrontano: uno molto scientifico e l’altro molto classico, uno molto “occidentale” in termini di valori e di abilità emotiva da trasmettere al personaggio e loro sono più preparati e non lasciano niente al caso. Questo “incontro” che porta, a volte, ad uno “scontro” finisce sempre per portare ad un lavoro eccellente.

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