Game of Thrones 8×06: Recensione di un episodio finale dal retrogusto amaro

Maggio 20, 2019 di Thomas Cardinali

Stanotte si è conclusa l’era di Game of Thrones con il sesto ed ultimo episodio dell’ottava stagione, la nostra recensione carica di amarezza per quel che poteva essere e non è stato.

La fine è davvero arrivata stavolta, veloce e inesorabile. Dopo otto stagioni e 73 episodi Game of Thrones dice addio ai suoi fan con 80′ tra i più controversi in assoluto. Una puntata priva di action, ma con diversi colpi di scena per chi non aveva letto i leak (si anche stavolta erano tristemente veri). Per i primi 40′ l’episodio è splendido e anche la brillantezza dei dialoghi tra Jon Snow e Tyrion Lannister torna alla brillantezza dei tempi che furono. La regia a sorpresa è anche piacevole in questa fase iniziale, la fotografia e il reparto tecnico si confermano eccellenti. Sono probabilmente i primi 40′ più belli della stagione anche per coerenza narrativa e brillantezza di scrittura se consideriamo la coerenza con il percorso deciso dagli showrunner.

La storia ad Approdo del Re prosegue sul solco lasciato dal quinto episodio “The Bells”, con Jon Snow condanno ad uccidere la donna amata dopo averne toccato con mano tangibile la deriva folle. Daenerys Targaryen voleva liberare tutti ed era disposta ad ucciderli per riuscire a farlo. Potremmo quasi paragonarla a Thanos, un villain atipico e perfetto poiché pensava davvero di poter costruire con il sangue un mondo migliore. La decisione di Jon Snow, spinta da Tyrion Lannister è la chiosa perfetta dopo quanto accaduto ed in grado di dare un finale dolce amaro che tutti si aspettavano ed in cui nessuno poteva credere.

Drogon è il vero protagonista assoluto, regalando momenti di commozione pura quando si avvicina alla sua mamma inerme e quando, invece di uccidere Aegon Targaryen, decide che è arrivato il momento di sciogliere il trono che aveva consumato e logorato l’anima candida di Daenerys. Tutti l’avranno accusata di pazzia, ma la differenza come ha riportato Tyrion è che lei ha sempre sterminato i malvagi fino a perdere la ragione. La moneta purtroppo per lei è caduta sul lato della follia, nonostante abbia davvero distrutto le catene per tanti come accaduto nella baia degli schiavisti. Il modo in cui il Trono di Spade si scioglie tra le fiamme è il finale che tutti ci aspettavamo, il finale più scontato ma è paradossalmente la parte migliore e più emozionale di questo epilogo. Il trono costruito da Aegon il Conquistatore si scioglie tra le fiamme grazie al gesto di Aegon Targaryen/ Jon Snow, l’ultimo con nelle vene il sangue puro dei draghi.

Game of Thrones, in 40′ dagli applausi allo sconcerto finale

Avremmo tanto voluto che Game of Thrones finisse in quel momento, senza bisogno di una seconda parte di puntata che andrebbe cancellata per sempre. Tyrion Lannister torna il più intelligente di tutti e trova una soluzione finale per il trono che non accontenta nessuno: perché Jon Snow, vero erede al Trono di Spade, viene esiliato e Bran lo Spezzato fatto Re? Aver svelato le sue origini in pratica è servito soltanto ad allontanarlo da Dany, mettere un blocco tra di loro che non ha fatto altro che spingere nel baratro la donna per la quale provava un amore sincero e ricambiato. Sembra quasi che Bran abbia puntato sempre a questo epilogo facendo di tutto e beffando tutti come in una mano a poker, la cosa più grave è che gli showrunner ci abbiano spinto anche solo a sospettare questo perché cozza contro tutto ciò che il suo percorso ha rappresentato.

Sarebbe stato banale probabilmente, ma questo finale alla Hunger Games con un colpo di scena davvero forzatissimo per il trono dei Sette Regni è davvero imbarazzante e non degno di quel capolavoro di intrighi e politica che era stato Game of Thrones. Jon probabilmente desiderava tornare libero al Nord dopo aver perso per la seconda volta la donna amata, ma non doveva finire così. Probabilmente sarebbe stato più scontato che Bran avesse un legame tangibile con il Night King, oppure che salisse sul trono Gendry figlio dell’ultimo legittimo re e con sangue Targaryen tramite la nonna nelle vene. Le vere domande però sono sull’ultimo atto di uno dei personaggi più meravigliosi: se Lord Varys ha mandato delle lettere per svelare l’identità di Jon e salvare il regno come mai nessuno lo propone come re? Davvero la paura erano gli Immacolati? Anche la morte del ragno Tessitore e il suo sacrificio perdono di significato in un errore madornale in quella che più di una sceneggiatura ormai è irrimediabilmente ridotta a una groviera.

Un teatrino dell’assurdo far concludere la storia con dei dialoghi molto banali e non degni della prima parte di puntata, con un concilio ristretto che sembrava una riunione tra scapoli e ammogliati in cui il Re arriva e sparisce. Non possiamo davvero accettare questa fine non per quel che è, ma per il modo in cui è arrivata. Siamo stati abituati al caviale fino alla quarta stagione, ma la qualità c’è stata fino alla settima. In quest’ultima abbiamo perso ogni dettaglio, ogni sfumatura che rendeva Game of Thrones semplicemente Game of Thrones.

Possiamo accettare l’esito e il finale, nonostante l’amarezza che stoni moltissimo con quanto avevamo visto in precedenza. Vediamo l’esempio del discorso di Tyrion sulla storia: proprio poche puntate prima parlava dell’esigenza di garantire una linea ereditaria, poi improvvisamente invece di dare il trono al legittimo erede o a Gendry sceglie Bran che non può neppure avere figli? Negli intrighi politici poi una scelta elettiva sullo stile dei grandi elettori del Sacro Romano Impero non regge, anche perché i voti si possono comprare e così è sempre stato nella vera storia ogni qualvolta si svolgeva una nuova elezione. Le uniche note davvero liete fino in fondo sono per Sansa e Arya: la prima diventa regina del Nord, la seconda abbraccia la sua natura e parte alla ricerca di nuovi territori inesplorati. Un finale aperto che strizza l’occhio magari al futuro, perché i soldi piacciono e purtroppo lo show HBO ha tradito la sua essenza pensando solamente a spettacolarizzarsi.

George R.R Martin nelle sue “Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” ha messo tantissimo di storia, ha messo moltissimo di Tolkien, mentre David Benioff e Dan Weiss probabilmente hanno messo solo la voglia di finire in fretta buttando alle ortiche quanto di buono fatto in precedenza. Non c’è stato da parte loro il rispetto per Game of Thrones che li ha resi quello che sono oggi, dopo quanto visto se esistesse davvero una giustizia gli andrebbe levata seduta stante la nuova trilogia di Star Wars. Perché Game of Thrones ha accompagnato gli ultimi dieci anni della nostra vita, ma la saga di Guerre Stellari è una pietra miliare del cinema e se dovessero rovinare con incoerenza e approssimazione anche quella allora sarebbe davvero un peccato mortale.

Game of Thrones è finito, ma il finale è stato molto più vicino all’amaro che al dolce. Poniamo la speranza nei libri di George R.R Martin, forse non tanto per una fine diversa ma per vivere un’ultima parte del viaggio decisamente migliore e in grado di farci riscoprire quella magia ormai persa al termine della Lunga Notte. Grazie di tutto, in ogni caso quella con lo show HBO è stata una bella storia d’amore e ognuno di noi è libero di dirle addio secondo le proprie emozioni.

Purtroppo per noi la sensazione è di vuoto e indifferenza, e come nell’amore quest’ultima è la cosa peggiore che possa succedere.

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