Cineteca Nazionale, un sogno che resterà tale

Aprile 19, 2019 di Alessandro De Simone

Cineteca Nazionale

La Cineteca Nazionale non ha più una sala dove poter fare la sua programmazione cinematografica. La storica Sala Trevi di Roma, dal 2003 casa della Cineteca, non c’è più. Si sapeva, c’erano dei lavori di ristrutturazione dell’immobile già programmati, ma in ogni caso il contratto d’affitto era in scadenza e non sarebbe stato rinnovato. E adesso?

Si parla di una sala all’interno della Biblioteca Nazionale di Castro Pretorio, con tutti i disagi che una situazione del genere può portare. Ma alternative e soluzioni arronzate a parte, la questione è ben più complicata.

L’istituzione cineteca dovrebbe essere un fiore all’occhiello per ogni paese civilizzato che ha considerazione della crescita culturale dei suoi cittadini. Da noi non è così, e non per colpa dell’istituzione in sé. È come sempre una questione politica, di programmazione, di gestione industriale. Semplicemente, i tanti governi che si sono succeduti non ritenevano prioritario lo sviluppo di un meccanismo fondamentale del movimento cinematografico italiano.

E nonostante tutto, la Cineteca Nazionale, che è una fondazione di cui fa parte anche il Centro Sperimentale di Cinematografia, fa del suo meglio. Organizza proiezioni dove le è possibile (a Roma alla Casa del Cinema e al Palazzo delle Esposizioni), supporta molti festival con iniziative speciali, soprattutto preserva la nostra storia di celluloide restaurando tutto quello che ha bisogno di essere restaurato. È superfluo andare nel dettaglio, servirebbero migliaia di parole per raccontare nello specifico quello che fa una cineteca. Quello su cui è importante riflettere è perché l’Italia non può aspirare a una struttura di respiro europeo. Come questa, per esempio

Il British Film Institute

Praticamente il sogno di ogni cinefilo. Il BFI è molto più di una cineteca. È il punto di riferimento di tutto il cinema britannico. Il BFI preserva, produce, distribuisce, organizza festival, pubblica Sight & Sound, una delle migliori riviste di settore del mondo, opera tutto l’anno su tutto il territorio nazionale.

Viene sovvenzionato dal governo principalmente attraverso il National Lottery Fund, e da molti investitori privati. La sede principale si trova sul Southbank di Londra, è composta dalla biblioteca e da quattro sale cinematografiche modernissime. La quinta si trova di fronte a Waterloo Station, una struttura architettonica magnifica che racchiude una sala Imax. Sì, avete letto bene.

Il BFI Imax di Londra

Il BFI è aperto a tutti, basta diventare membri, alla spaventosa cifra di 37 sterline l’anno. Sì, avete letto bene di nuovo. La membership offre ricchi sconti per il cinema, la libreria, l’accesso alla piattaforma streaming dove poter visionare l’archivio della cineteca, e tante altre facilitazioni. Tra cui, per esempio, un ricco sconto sull’abbonamento al BFI London Film Festival. Già, la cineteca nazionale inglese organizza uno dei più prestigiosi festival del mondo. Lo fa grazie ai soldi della lotteria e a ricchissimi sponsor privati, come per esempio l’American Express, che da anni mette il suo marchio sull’evento.

Ma non solo. Il BFI organizza anche il più importante festival LGBTQ d’Europa, il BFI Flare. Avete sempre letto bene: un’istituzione pubblica organizza una manifestazione cinematografica interamente dedicata alle tematiche omosessuali, transgender e affini.

Inoltre, il BFI opera su tutto il territorio nazionale 365 giorni l’anno, con rassegne, proiezioni, incontri, dibattiti. E soprattutto, produzioni. Il British Film Institute infatti è il posto dove andare in Inghilterra per chiedere fondi per il tuo film. E naturalmente vengono privilegiate le opere prime.

Potrei continuare a lungo, ma il succo del discorso è: perché in Italia non è possibile? Diciamocelo chiaramente, bello il cinema inglese, ma la tradizione cinematografica italiana è di gran lunga superiore. E attenzione, mi sono concentrato su un solo esempio, se prendessimo in considerazione la Cinémathèque Francaise o addirittura l’EYE di Amsterdam ci sarebbe da mettersi a piangere ancora di più.

E tutto questo pur avendo una struttura che funziona. Ma dato che sono nato sognatore, e ci morirò pure, facciamo un gioco.

La Cineteca Nazionale dei nostri sogni

Citando un grande film con Cary Grant e Myrna Loy, proviamo a immaginare la cineteca nazionale ideale. Intanto una sede, bella, moderna, in zona centrale, facilmente raggiungibile. Quattro sale equipaggiate con le più moderne tecnologie, ma naturalmente anche con i migliori proiettori in pellicola ancora sul mercato.

Vi si potrà accedere con un abbonamento annuale, e per tutte le produzioni italiane distribuite nel corso dell’anno dovrà essere obbligatorio fare una proiezione in anteprima nella sala della Cineteca, con regista e cast che incontrano il pubblico. Tante retrospettive in programmazione, soprattutto per le scuole, dalle primarie alle superiori. Ma anche proiezioni coordinate con i programmi delle cattedre universitarie di cinema, e una video library a cui accedere on line tramite la matricola universitaria, per facilitare gli studenti nelle ricerche e gli approfondimenti.

Una piattaforma streaming in abbonamento che dia la possibilità di scoprire lo sterminato archivio della cineteca, e proprio grazie agli abbonamenti finanziare i restauri delle pellicole e la loro digitalizzazione. Credo tecnicamente si chiami circolo virtuoso. Attività in tutta Italia creando un network di sale affiliate, così da poter rendere le retrospettive itineranti e poter replicare le attività maggiori ovunque vengano richieste.

Potenziare Bianco e Nero, farlo diventare un mensile di riferimento e un magazine on line aggiornato quotidianamente e attraverso il quale raggiungere l’archivio storico della rivista, che definire uno scrigno dei tesori critici è riduttivo.

Organizzare un festival degno di questo nome e supportare tutti quelli che si possono supportare. E supportare le produzioni, soprattutto le opere prime, cosa che a onor del vero già viene fatta attraverso la CSC Production, ma che sarebbe bello venisse ulteriormente potenziata.

Potrebbe accadere coinvolgendo investitori privati, perché la cultura è un business, e non bisogna ricordarsene quando brucia una cattedrale in Francia, per quanto icona dell’immaginario collettivo. Qui sta bruciando un paese intero, ma sembra proprio che non importi a nessuno.

Naturalmente queste sono solo belle parole. Nell’immediato basterebbe trovare un cinema per la Cineteca Nazionale. Eppure sembra più semplice scalare l’Everest a mani nude.

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