Cannes 2018: Thierry Frémaux, “ho scritto a Putin e Rohani, ma non ho avuto risposta”

Maggio 9, 2018 di Roberto Leofrigio

Cannes 2018, in un’intervista rilasciata pochi giorni  fa a  Libération, il direttore del festival di Cannes Thierry Frémaux esprime il suo disappunto per l’impossibilità di avere il regista russo Kirill Serébrennikov  e quello iraniano  Jafar Panahi entrambi in concorso al festival, che non posso lasciare i loro rispettivi paese per ragioni politiche .
 
Cannes 2018, proprio oggi in  conferenza stampa stampa è stato rinnovato l’appello da parte di Asghar Farhadi per il suo collega regista  Jafar Panahi, che non può lasciare l’Iran a causa di una lunga vicenda politica. Stessa sorte per il regista russo Kirill Serébrennikov  agli arresti domiciliari per una presunta appropriazione indebita di sussidi pubblici. Inutile aggiungere che nessuno vedrà nei loro rispettivi paese i  film Leto per il russo e 3 Faces  per l’iraniano, in concorso al festival, che ora si pone come non mai  su una linea politica molto delicata, ma da sempre nelle sue corde.

Thierry Fremaux, Cannes 2018 REUTERS/Jean-Paul Pelissier

Poco prima dell’inizio del Festival, in lunga intervista su Libération,  ha dichiarato il direttore Thierry Frémaux :
” A pochi giorni dalla prima del festival siamo ancora senza notizie. Non è che siano cattivi, ma non ci saranno. Putin ha ricevuto una lettera ed anche Rohani, diverse lettere sono state scritte attraverso vari canali. Tutte senza risposta.”
Il regista iraniano Jafar Panahi

Ha proseguito poi nella lunga intervista dove vi pubblichiamo e traduciamo solo un piccolo stralcio per diritto di cronaca:
Stiamo lavorando con François Croquette, l’ambasciatore dei diritti umani al Quai d’Orsay, che si occupa specificamente di questi temi e ci ha aiutato molto. Ovviamente siamo passati attraverso il ministro Jean-Louis Le Drian, inviando anche lettere alle autorità iraniane e russe e agli ambasciatori. La questione della diplomazia è al centro del Festival, dal momento che il Ministero degli Affari Esteri fa parte del Consiglio di amministrazione e la questione del dialogo tra i popoli attraverso l’arte è nei nostri statuti”.
aggiungendo:
 “All’inizio degli anni ’70, Cannes ha ricevuto i film presentati dagli stessi paesi. Fu l’Unione Sovietica che scelse di inviare i film che sembravano rappresentarla meglio, per esempio. L’Iran, che aveva un cinema vivace, non mandava film in quel momento o non era invitato. All’epoca, ovviamente, non c’erano problemi diplomatici con gli stranieri, ma c’erano sempre degli scandali con i  film francesi. Poi il Festival ha deciso di scegliere tutti i film, ed è qui che sono iniziati i problemi. I casi più famosi sono i film di Yilmaz Güney ( Yol, Turchia, 1982) e Andrzej Wajda ( Iron Man,Polonia, 1981), contrabbandati dai loro paesi per essere presentati sulla Croisette. Anche Abbas Kiarostami,in passato, non ci ha potuto mostrare il suo ultimo film perché non voleva mettersi in pericolo nei confronti del potere iraniano.”
Il regista russo Kirill Serébrennikov

Nella lunga intervista il direttore ha poi affrontato la scottante  polemica con Netflix . Resta per ora l’amarezza, con il  festival in corso, per  i due registi che non potranno essere presenti.  Se Star Wars sarà presente sul red carpet, dobbiamo dare atto al direttore di aver iniziato, anzi proseguito, le sue Guerre Stellari per la libertà d’espressione attraverso il mezzo cinematografico. Semmai l’alleanza ribelle cerca un nuovo capo, Thierry Frémaux sembra essere decisamente la persona più adatta.

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