Cannes 2018, Cold War: La conferenza stampa con il regista Pawel Pawlikowski e il cast

Maggio 12, 2018 di Thomas Cardinali

Applausi a scena aperta per Cold War del regista premio Oscar Pawel Pawlikowski, ecco cosa ci ha raccontato alla presentazione del film al Festival di Cannes.
La temperatura al Festival di Cannes 2018 cala in modo innaturale per il periodo in cui si svolge la kermesse, ma in compenso si scaldano pubblico e critica per il nuovo gioiello del maestro premi Oscar Pawel Pawlikowski. Il suo Zimna Wojna (Cold War) è un film sull’amore impossibile ai tempi della Guerra Fredda ed è arrivato al cuore di tutti riuscendo a toccare le corde emotive che solo i grandi capolavori riescono a raggiungere.
Oltre che per la regia del maestro polacco il merito è anche di  Joanna Kulig e dello splendido feeling che ha saputo instaurare con la sua  co-star, Tomasz Kot. Un film che unisce dramma e commedia, discostandosi anche dallo stile classico di Pawlikowski ed essendo ugualmente tremendamente efficace nel raccontare un popolo bistrattato dalla guerra.

Joanna Kulig, che difficoltà hai trovato in questo ruolo?

Joanna Kulig: “Per me e stato difficile fare la ballerina, amo la musica, sono cresciuta in montagna, dove se qualcuno nasce o muore tutti cantano, per me è naturale. Ma ballare è difficile, sincronizzarsi bene è una vera sfida. Sono una persona adulta, ho dovuto praticare su come muovermi, sul ballet, un lavoro di mezzo anno con un gruppo polacco, spero che sia venuto bene!”. Poi, Tomasz si confessa: “per me il pianoforte era un mistero, ho dovuto imparare a passare tempo col pianoforte, ho avuto lezioni, difficile ma bello. Qualcosa di nuovo, una grande esperienza e una opportunità meravigliosa”.

Il regista ha voluto lanciare una stoccatina alla stampa e al pubblico che ha visto il film ieri sera in sala:

Pawel Pawlikowski: “Ieri durante la proiezione ho sofferto perché le persone aprivano e chiudevano le porte, suonava un cellulare… abbiamo lavorato tanto tempo sul suono, ci metto tanta attenzione e dedizione come per le immagini e le interpretazioni degli attori”.

Come avete fatto a creare questa chimica sul set?

Pawel Pawlikowski: “Coraggio dovete  rispondere (risate ndr)”
Joanna Kulig: “Per me la cosa più importante era creare qualcosa d’intenso, trasmettere una grande sensibilità, soprattuto in un film in bianco e nero. Visto che con Pawel le scene le devi ripetere fino a 15, 20, 30 volte, un lavoro davvero attento. Quando eravamo sul set, fino alle due dal mattino, ho cominciato a prendere tutto questo come una meditazione, e devo dire che ha funzionato. E poi, io e Tomasz siamo diventati amici, abbiamo un’amicizia molto forte, un rapporto difficile da descrivere, però molto intenso”.
Tomasz Kot: “A volte sul set  eravamo come fratello e sorella, la proteggevo molto. Siamo stati già coppia in un altro film ma era molto diverso”.

Come mai la scelta del bianco e del nero?

Pawel Pawlikowski: “All’inizio volevo farlo, ma non trovavamo i colori giusti, quindi abbiamo pensato che fosse più giusto farlo in bianco e nero. Lo rende molto più drammatico perchè c’è maggiore contrasto. Ho cercato di sentire il film, seguire il flusso, accompagnarlo con la musica che è  fondamentale, e poi essere attento a cosa stava emergendo”.
Joanna Kulig: “È  stato un processo molto dinamico, la troupe era sempre pronta a cambiare, tutti lo facevano continuamente. A volte era stressante e mi perdevo, ma ce l’abbiamo fatta e ne è uscito fuori qualcosa di bellissimo”.


L’amore è uno dei protagonisti del film? 

Pawel Pawlikowski: “Amore vuol dire sempre affrontare e superare gli ostacoli. È molto difficile raccontare una storia d’amore, non soltanto quando ha come sfondo una guerra, ma in qualsiasi circostanza. E soprattutto in questi tempi, in cui tutti sono distratti da schermi, cellulari, internet, non vedono che è  pieno di persone belle, c’è molto rumore. Si rende difficile concepire il momento dell’innamorarsi come un incontro dove vedi qualcuno e poi non esiste più nessun altro. Nei tempi di Zimna Wojna, e anche in quelli di Ida, la vita era più violenta e drammatica, per questo penso   che i sentimenti fossero più profondi. Mi piace molto andare indietro, prova tanta nostalgia per quei tempi andati. Non per la guerra o per Stalin, ma per una chiarezza dei sentimenti  che oggi non c’è più”.

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