Book Club – Tutto può succedere nel cinema della terza età

Aprile 5, 2019 di Alessandro De Simone

Book Club

Book Club, ovvero quanto è bello invecchiare, soprattutto se sei un grande di Hollywood a cui il genere geriatrico regala ancora soddisfazioni. Qui mette insieme quattro donne e attrici straordinarie, che ancora fanno sognare i loro arzilli toy boy.

Diane Keaton, Candice Bergen, Jane Fonda e Mary Steenburgen, amiche di vecchia data, decidono di leggere per il loro club del libro mensile la trilogia di 50 sfumature. Perché anche dopo i sessanta si ha diritto a un po’ di sano sesso. E magari, anche a sentire ancora le farfalle nella pancia. Senza temere che sia diverticolite.

(L-R) Jane Fonda, Candice Bergen, Mary Steenburgen, BOOK CLUB, by Paramount Pictures

Il cinema della terza età è un business che Hollywood non ha scoperto oggi. Basti pensare a un paio di grandi commedie degli anni Settanta come I ragazzi irresistibili e Vivere alla grande, con Walter Matthau, George Burns, Art Carney, Lee Strasberg a ricordare che il talento non ha età. Dopo i rampanti anni Ottanta, la formula è stata recuperata, per poter dare a delle vecchie glorie, quasi tutti portatori sani di Oscar, la possibilità di una comoda pensione. E soprattutto perché, con ingaggi di decine di volte inferiori alle action star, arrivavano in proporzione incassi anche migliori.

Ecco allora riunirsi, dodici anni dopo Buddy Buddy, l’ultimo film di Billy Wilder, Matthau e Jack Lemmon. Due irresistibili brontoloni incassa nel 1993 70 milioni di dollari, il seguito due anni dopo un milione in più, dati del solo mercato nord americano. La strana coppia 2 e Gli impenitenti vanno meno bene, ma in ogni caso il solco è tracciato. Lo aveva capito prima di tutti Clint Eastwood, che ne Gli spietati mette insieme un cast di già vecchie glorie straordinario, alba del suo cinema del crepuscolo che ci regalerà film anche meravigliosamente cialtroni come Space Cowboys, e altri già immortali come I ponti di Madison County, Million Dollary Baby, Gran Torino, per citare solo i più popolari.

Il genere si è rinnovato negli XXI secolo, trovando nuovi interpreti, semplicemente perché il tempo passa, qualcuno ci lascia, altri invecchiano. E proprio questo aspetto fa riflettere più piacevolmente, e più che di cinema geriatrico, è molto più corretto parlare di cinema dell’esperienza.

Book Club ne è una prova lampante.

Un canovaccio di sceneggiatura, messo in mano a quattro interpreti che riescono dove due giovani fusti hanno fallito per anni: far sembrare interessante quel cumulo di carta straccia che è 50 Sfumature. Ci mettono poco: ritmo, naturalezza, talento, tutti elementi che fanno sembrare credibile anche la più banale delle battute. Loro no, perché lo sanno fare. Come lo sapevano fare quelle da cui hanno imparato.

Diane Keaton, BOOK CLUB, by Paramount Pictures

Come Doris Day, che ha compiuto 97 anni il 3 aprile. Ha recitato per Alfred Hitchcock ne L’uomo che sapeva troppo, ma è diventata immortale con Il gioco del pigiama e Il letto racconta, pruriginose commedie per casalinghe americane degli anni Cinquanta senza le quali non esisterebbe Mad Men.

Quest’anno Robert Redford ha detto addio al cinema recitato, regalandoci l’ultimo lampo di classe in The Old Man and the Gun, insieme a un’altrettanto magnifica Sissy Spacek. Tra qualche mese vedremo Al Pacino, Robert De Niro, Joe Pesci e Harvey Keitel tutti insieme per Martin Scorsese, che compirà a novembre 77 anni, Francis Ford Coppola ne festeggia 80 il 7 aprile.

Scusate se non riesco a preoccuparmi della sorte degli Avengers.

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