Antonio Maggio a Talky!: ‘Il maleducato fa da ponte tra il passato e il futuro. Ora voglio far conoscere il mio lato più intimo’

Giugno 13, 2019 di Barbara Di Marco

Antonio Maggio torna, a due anni dalla pubblicazione del suo ultimo lavoro Amore pop, con un nuovo singolo, Il maleducato, che vuole essere il manifesto di una generazione che troppe volte deve fare i conti con se stessa per cercare un raggio di futuro.

Ritorni a pubblicare dopo due anni e lo fai con Il maleducato, che è una canzone che vuole essere un manifesto per una generazione che non è stata invitata alla festa per il proprio futuro. Da cosa nasce quest’esigenza?

È stata chiamata la canzone del ritorno e mi fa molto piacere, perché ritorno significa cambiamento, qualcosa di nuovo da raccontare e questo dovrebbe essere sempre alla base per chi pubblica nuove canzoni. Sono stati due anni questi, a distanza dall’ultima pubblicazione, molto intensi ed attivi, perché ho scritto tantissimo, sia per me sia per altri artisti. Tutto lo scorso anno poi, il 2018, sono stato in giro con Diamoci del tour insieme a Pierdavide Carone, prima nei club e poi in elettrico per tutta l’estate. Detto questo, Il maleducato, come dicevi tu, racconta di questa festa che è un po’ la metafora del nostro futuro. Quando io invito la gente ad essere maleducata è una provocazione. Alludo al fatto di essere sfrontati per imbucarci a questa festa e prenderci il nostro futuro da soli, con le nostre mani, visto che nessuno ce lo ha lasciato in precedenza. Questa canzone è a sfondo sociale e l’ho rivestita con un abito ironico per rendere il contenuto del messaggio quanto più fruibile possibile.

Può essere, questo brano, la risposta a quello che cercavi nella tua Mi servirebbe sapere, ovvero ‘la strategia per aggirare tutte quante le barriere e la strada giusta per giustificare il male ed alleviare il dispiacere’?

Non ci avevo pensato a questa cosa, probabilmente anche inconsciamente potrebbe essere questa la soluzione, cioè rimboccarci le maniche e andare a prenderci quello che ci spetta, perché non è solo un nostro diritto ma anche un dovere nei confronti di chi resta anche dopo di noi.

Hai parlato dell’utilizzo di questo abito ironico per rendere il contenuto de Il maleducato più fruibile a tutti. Il tuo modo di scrivere, da Nonostante tutto ad oggi, ha sicuramente trovato nell’ironia la sua caratteristica principale. Racconti la realtà in maniera pungente ed efficace, sebbene talvolta complessa. Non consideri questo tuo essere estremamente ironico un’arma a doppio taglio che potrebbe precluderti, in qualche modo, l’arrivo ad una fetta di pubblico più amplia?

Non mi siedo mai a tavolino pensando a quanta gente potrebbe arrivare una canzone vestita in un modo piuttosto che un altro. Sono anche il frutto di tutti i cantautori che ho ascoltato e le mie canzoni solo il frutto dei miei ascolti.
Ho ascoltato da Lucio Dalla a Rino Gaetano, anche loro avevano tutto un modo particolare di raccontare la vita. Non dovrei e non dovremmo starci a chiedere questa cosa. Viviamo in un’epoca fatta di cliché e i cliché non aiutano a emergere, altrimenti saremmo tutti uguali. Poi, detto questo, questa mia chiave ironica è solamente uno dei due miei lati creativi più importanti ed è sicuramente quello che la gente ha conosciuto di più. In questo nuovo lavoro ho una necessità artistica. Al di là de Il maleducato, che fa un po’ da ponte tra il passato e il futuro, le prossime cose che si potranno ascoltare hanno la prerogativa di mettere in primo piano l’altro mio lato, quello un po’ più intimo e personale e più vicino, se vogliamo, ad Amore Pop. Ho proprio questa necessità, adesso, di farmi conoscere a 360 gradi, non soltanto dal punto di vista ad oggi più conosciuto.

Tra Amore pop e ll maleducato non hai pubblicato ma hai condiviso, come hai anche tu detto prima, il palco in un tour con Pierdavide Carone. Con lui condividi anche la vena ironica da cantautore. Pensi che questa collaborazione abbia inciso nel sound e nella scelta delle parole de ‘il maleducato’ o i tuoi ascolti, come per esempio Dalla, sono stati più influenti?

Il maleducato mi riporta molto a ‘la festa finita di notte’ di Rino Gaetano in Gianna, più che altro, con questo richiamo alla festa. No, sicuramente non c’entra nulla con Pierdavide, anche perché questa canzone l’ho scritta più di due anni fa, quindi ancora dovevo andare in tour con lui.

Spesso, nelle tue canzoni, parli del tempo. Che siano attimi, con in Lo sai che lo so, o ore, come in Anche il tempo può aspettare. Adesso si parla di futuro. Tu cosa ti aspetti realmente da questo?

Del mio futuro personale, quindi musicale, mi aspetto sicuramente di continuare a fare quello che è il mio percorso artistico e di continuare a percorrerlo, di scrivere. Se ti devo dire come mi vedo tra 20 anni, quello che spero è di stare a parlare con te e con altri tuoi colleghi sempre del mio nuovo album. Mi vedo in questo modo nel mio futuro, anche perché non so fare altro, quindi (ride, ndr, volente o nolente questo è il modo in cui mi vedo in un futuro prossimo o remoto.
Per il resto invece, volendo allargare lo sguardo a qualcosa di più collettivo, mi auguro ci sia sempre una maggiore coesione, soprattutto da parte delle nuove generazioni, nell’autocriticarsi e nel cercare in maniera nitida e consapevole la propria strada, ognuno la sua. Noto che viviamo in un’epoca in cui tutti vogliono fare tutto, nell’epoca dell’improvvisazione. Questo ci fa male perché, in qualsiasi campo, se prima un talento doveva essere individuato fra 10 e quindi era più facile, si sono centuplicati i candidati nel voler far qualcosa. Oggi un talento lo devi scovare tra mille e quindi è molto più complicato. È l’epoca della semplificazione e dell’improvvisazione di tutto, tutti credono di poter fare tutto e fa male a tutti. È un discorso amplio che vale per tutti gli ambiti, anche non solo quello musicale.

Per quanto riguarda il tuo aspetto musicale, il nuovo disco che viene anticipato da questo nuovo singolo, hai parlato di voler trasmettere un po’ questo tuo essere artista a 360 gradi…

No, semplicemente ho voglia di far conoscere il mio lato più intimo, più personale, tralasciando anche un po’ l’ironia, di mettere un po’ più in primo piano una sorta di mia introspezione.

Quindi un po’ quello che avevi provato a fare in Amore pop? Quando avevi scritto ‘mi manchi che quasi ti odio, e poi ti odio che quasi mi manchi ma intanto mi manchi ed oggi forse un poco di più’. La domanda che ti volevo fare è se riprenderai questo tuo lato un po’ più intimo e un po’ più personale ma mi hai già risposto.

Esatto, sì appunto. Le prossime cose che si ascolteranno, al di là di questo ponte tra passato e futuro de Il maleducato andranno più in quella direzione.

E quando potremo ascoltarle?

Di sicuro dopo l’estate ci saranno delle nuove pubblicazioni in singolo perché ho voglia di dare la giusta importanza a quanto scritto in questi 2 anni. Perché poi, riallacciandoci al discorso dell’autocritica, io mi ritengo molto autocritico, quindi il fatto che sia felice e contento di quanto creato mi spinge proprio a non privare alcune canzoni dell’importanza che vorrei dargli. Motivo per cui uscirò con delle altre canzoni in singolo prima di racchiuderle in un album, cosa che farò dopo aver dato loro la giusta importanza, quella che voglio dargli.

Ti sentiremo di nuovo live, in un tour da solo, dove poter dar voce a queste canzoni importanti o questo ancora non è in programma?

Mi dividerò, quest’estate, tra la promozione de Il maleducato e, come tutte le estati, un po’ di sano live, che è il mio habitat naturale. Gli appuntamenti che ci saranno li comunicheremo fra un po’, sia in Italia sia un paio di puntate all’estero che ci sono già.

Un’ultima domanda: come mai hai deciso, in questi due anni, di sparire un po’ dalle scene. Hai scritto per altri, hai scritto per te, hai fatto questo tour con Pierdavide ma non hai pubblicato per te stesso.

Per due motivi. Uno, il più importante di tutti, è che sono dell’opinione che, in questi tempi così veloci e in cui uno se si ferma qualche mese la gente urla al sequestro di persona, in realtà per un cantautore siano dei tempi normali. Prendersi il proprio spazio-temporale per scrivere ed esaminare. Ancora più importante la scrittura del prenderla in esame. Non condivido il fatto di dover uscire per forza a distanza di tempo ravvicinato perché altrimenti chissà che cosa accade. Credo che, nel momento in cui si pubblica qualcosa, debba esserci un motivo preciso per cui la si sta pubblicando, qualcosa di nuovo da raccontare. Credo sempre in un discorso legato alla qualità piuttosto che alla quantità. Se non ho nulla di nuovo da raccontare e soprattutto se non sono io per primo soddisfatto di quello che vado a raccontare alla gente, meglio non uscire. Queste sono sicuramente le prime dinamiche che hanno portato a non pubblicare, anche se come dicevo prima sono stato molto attivo in questi due anni. Poi anche un cambio di etichetta discografica che, però, è stato in secondo piano.

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