A mano disarmata: Recensione, “il film che Salvini dovrebbe vedere”

Giugno 6, 2019 di Roberto Leofrigio

A mano disarmata

A mano disarmata racconta la vera storia della cronista de La Repubblica Federica Angeli, che dal 2013 vive sotto scorta a causa delle minacce ricevute per la sua inchiesta sulla criminalità organizzata di Ostia.

Abbiamo volutamente scelto per la nostra foto copertina Federica Angeli assieme a Claudia Gerini, per sottolineare come la pellicola serva solo in realtà a far conoscere ad un pubblico molto più grande la storia della coraggiosa giornalista. Il film come il regista stesso ha confermato vuole essere solo uno dei tanti mezzi per portare in evidenza una realtà che è emersa all’inizio solo grazie all’impegno della giornalista, decisa a restituire ai suo figli una Ostia, da sempre il mare di Roma, libera dalla criminalità e dalla mafia. Un percorso ancora lungo, ma che la pellicola vuole fare conoscere al grande pubblico.

Vera storia da cui lei stessa ha tratto il suo libro autobiografico, dal quale è partita poi la sceneggiatrice Domitilla Shaula Di Pietro per realizzare lo script del lungometraggio diretto da Claudio Bonivento e interpretato da Claudia Gerini nel ruolo della giornalista.

A mano disarmata

Sia durante presentazione del film al cinema Adriano di Roma, dove ha ricevuto il Nastro d’argento della legalità dalla presidentessa del sindacato dei giornalisti cinematografici Laura Delli Colli, sia nel corso della successiva conferenza stampa, il regista ha sottolineato che si tratta di un film di impegno civile, non politico, e che ha tolto tutti i riferimenti (in particolare a CasaPound) delle vicende; molte delle quali note e ancora oggetto di processi, indagini e tanti articoli di Federica Angeli, che continua la sua battaglia.

La pellicola riesce in modo onesto e con un chiaro budget limitato (ma tanto di cappello al giovane produttore Di Nardo per il coraggio di questa scelta) a ricostruire il tutto, focalizzandosi in particolare sulla figura della Angeli nel suo ruolo di paladina della giustizia, che si scontra con il marito anche per la sua scelta di volere proseguire una inchiesta che mette direttamente a repentaglio la sua sicurezza e, soprattutto, quella dei suoi tre bambini.

A mano disarmata

Con una prova magistrale la Gerini riesce a sintetizzare (cosa non facile) tutto il travaglio subito dalla giornalista nel corso degli anni, dal 2013 fino ad oggi, costretta a cambiare il suo stile di vita in quanto perennemente sotto scorta e ora rientrante nella non invidiabile classifica dei diciannove giornalisti che godono della protezione dello Stato.

Durante la conferenza stampa di presentazione, Gerini e Angeli hanno subito dimostrato un grande affiatamento. “Se fossimo state compagne di scuola, ci avrebbero subito separate, siamo uguali, facciamo davvero casino” ha commentato in modo ironico l’attrice, cui ha fatto eco anche la Angeli, che, proprio grazie al suo umorismo e alla sua forza, è riuscita e riesce a portare avanti la propria lotta e, al contempo, a vivere come una mamma e una moglie. Merito, inoltre, della forza del suo compagno, che, interpretato da Francesco Venditti, dopo una iniziale resistenza la sostiene fino in fondo.

Non sono mancati i classici sassolini tolti dalla scarpa quando, alla domanda relativa ad un dei twitter del ministro degli interni Matteo Salvini relativo al fatto di volere rivedere il piano delle scorte in riferimento a Roberto Saviano, la Angeli ha sottolineato come non sia affatto facile continuare ad andare avanti tutti i giorni per lei e per gli uomini impegnati in questo delicato compito, presenti durante la conferenza e ai quali i giornalisti presenti in sala hanno dedicato un lungo applauso.

A mano disarmata

Claudio Bonivento è intervenuto, invece, in modo esplicito: “Invito personalmente Matteo Salvini a vedere il film insieme a me; io sono di Como, vicino alle sue parti, credo gli farà bene vederlo”.

Senza dubbio, al di là dei meriti o demeriti artistici, A mano disarmata ha il niente affatto facile compito di smitizzare quella mafia che ogni giorno infesta la vita di tanti onesti cittadini.

E, portando l’esempio della fascinazione del male che serie recenti come Romanzo criminale o Gomorra sembrerebbero aver portato, dando forse ispirazione a nuove spinte delinquenziali tra i più giovani, emerge in modo prepotente come i malavitosi, che nel film portano il cognome Costa, altro non sono che dei bulli a cui si è dato troppo spazio e che con poco si possono far tornare al loro posto nella società, posto che si chiama carcere.

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